Quali sono le prime 6 cause di stress e malattie mentali nella ristorazione e come affrontarle

Lavorare nella ristorazione è sicuramente impegnativo e molto stressante, al punto che sempre più persone accusano problemi di salute mentale. Ecco le 6 principali cause secondo un sondaggio.

0
421
La Notizia

Nonostante nel Regno Unito il settore dell’ospitalità sia il terzo settore a contribuire all’economia apportando ogni anno 130 miliardi di sterline resta uno dei più afflitti da problemi di elevato stress e malattie mentali. Situazione di certo presente purtroppo anche in molte altre nazioni. In un sondaggio condotto dall’associazione The Burnt Chef Project su 1.273 persone, 8 su 10 hanno dichiarato di aver vissuto almeno un periodo di cattiva salute mentale a causa del loro ruolo nel settore dell’ospitalità.

I 6 principali motivi per i quali gli intervistati hanno riferito di avere questi problemi sono stati: nessun tempo per l’equilibrio tra lavoro e vita privata (64%), pressione inerente al ruolo (63%), salari non corrispondenti al ruolo professionale (48%) , ore di lavoro imprevedibili e, di conseguenza, reddito imprevedibile (45%), settimane di lavoro di oltre 50 ore (45%) e supporto emotivo scarso o nullo  per aiutarli ad affrontare eventuali problemi (40%). Queste cause hanno ovviamente e inevitabilmente degli effetti che si rispecchiano in una cattiva alimentazione, poco tempo per le relazioni interpersonali, aumento dello stress, affaticamento, ansia, sonno interrotto e soprattutto dipendenza da alcool.

È così che Kris Hall, dopo aver lavorato per nove anni con l’industria dell’ospitalità, ha deciso di fondare The Burnt Chef Project, un’organizzazione no profit che affronta i problemi della salute mentale nel settore dell’ospitalità.  L’obiettivo del progetto è che sebbene non si possa vedere la salute mentale essa venga regolarmente discussa e vengano riviste le politiche di gestione del settore dell’ospitalità. Kris Hall ha vissuto in prima persona un periodo di lunga depressione quando era al college. Un periodo terribile nel quale ci metteva anche settimane ad alzarsi dal letto e che ha superato grazie all’esercizio fisico, alla creatività e alla dieta. Proprio la creatività ha portato Hall a scattare foto di chef e operatori dell’ospitalità prima di avviare The Burnt Chef Project. Sfruttando le sue abilità fotografiche Hall ha deciso di scattare foto in bianco e nero per mostrare  e far capire a tutti che non si sa mai cosa sta dietro le quinte, soprattutto di grandi ristoranti e chef famosi.

Il vedere amici chef che lottavano con relazioni complicate, che avevano dipendenza da alcool o abusavano di droghe, per non parlare del numero di suicidi, gli ha fatto capire che doveva fare qualcosa di più per scoperchiare il vaso di Pandora e dare voce al settore dell’ospitalità per sfidare lo stigma della salute psico-fisica e fare da guida per coloro che si sentivano soli. Il messaggio che Hall ha voluto inviare è chiaro: “va bene non essere perfetti”.

Questo dovrebbe essere la nuova definizione di “Badge of Honor”, secondo Hall. E’ così che il progetto Burnt Chef cerca di accrescere la consapevolezza con le vendite dei suoi prodotti e ospita regolarmente colloqui sulla salute mentale in tutto il Regno Unito.  L’organizzazione, senza scopo di lucro, destina qualsiasi profitto derivante dalle vendite e dalle donazioni a corsi di formazione sulla salute psico-fisica, nonché a corsi manageriali che mirano a migliorare le competenze della forza lavoro nella metodologia di gestione di sé e del proprio team. E’ stato rilevato, infatti, che molte persone che si trovano in posizioni dirigenziali tendono a non avere una giusta formazione nella gestione delle persone.  The Burnt Chef Project si concentra quindi  sull’offerta di formazione sulla consapevolezza della salute mentale, dell’organizzazione di conferenze e sulla conduzione di seminari per coloro che operano nel settore.  L’associaziona, inoltre, ha appena lanciato il programma Burnt Chef Ambassador che mira a creare una rete britannica di ambasciatori addestrati per la salute mentale in grado di diffondere ulteriormente il lavoro del Burnt Chef Project e fornire aiuto a coloro che soffrono. Entro la fine di Maggio, poi, verrà pubblicato il ricettario “Recipes for Mental Health” (Ricette per la salute mentale) con oltre venti ricette di chef tra cui Adam Handling e James Golding. Un’altra iniziativa è quella nata dalla collaborazione con Savernake Knives nel Wiltshire per creare un’edizione limitata di coltelli personalizzati, il 10% di tutti i proventi verrà utilizzato per raggiungere gli obiettivi del progetto The Burnt Chef.

L’iniziativa e l’associazione di Kris Hall hanno riscontrato molto successo nel Regno Unito e molti risultati sono già stato raggiunti questo a simboleggiare che la domanda di un sostegno agli operatori del settore dell’ospitalità era ed è una realtà concreta.  Sempre secondo il sondaggio condotto su 1.273 persone oltre l’86% degli intervistati ha affermato che il progetto The Burnt Chef ha avuto un impatto notevole nella de-stigmatizzazione della salute mentale all’interno del settore.

Si augura ulteriore e grande successo all’associazione di Hall e si auspica che associazioni simili nascano al di fuori del Regno Unito perché il problema dello stress e del benessere psico-fisico degli operatori nel settore dell’ospitalità va ben oltre la Mancia, è concreto e globale. In mancanza di associazioni e organizzazioni, il consiglio è di non sottovalutare il problema. Non aver paura o sentirsi a disagio di fronte ad un momento di difficoltà. Trovare la forza di farsi aiutare rivolgendosi a uno specialista, è una buona scelta di cui non vergognarsi.