Come il coronavirus sta cambiando il nostro modo di mangiare a casa e lo cambierà alla riapertura dei ristoranti

I tempi senza precedenti che stiamo vivendo, stanno portando a numerosi ripensamenti sul fronte alimentare. I consumatori odierni sono molto più sensibili sul tipo di cibo che consumano, e sono interessati a sapere da dove viene prodotto e come viene preparato.

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La Notizia

I tempi senza precedenti che stiamo vivendo, stanno portando a numerosi ripensamenti sul fronte alimentare. I consumatori odierni sono molto più sensibili sul tipo di cibo che consumano, e sono interessati a sapere da dove viene prodotto e come viene preparato. Una cosa poi è certa: con la diffusa convinzione, non si sa quanto vera, che Covid-19 abbia avuto origine in un mercato esotico di carne in Cina, c’è attualmente un massiccio ripensamento intorno a questo tipo di prodotti, mentre è schizzato alle stelle il consumo di ortofrutta. Infine, la paura del contagio e quindi dei contatti umani sta cambiando il modo di consumare il cibo. Recenti sondaggi effettuati nei paesi di lingua inglese, consentono di tracciare alcune previsioni che potrebbero essere indicative di tendenze in arrivo anche in Italia.

 

Il ritorno della cucina casalinga

Il rapporto sull’impatto del nuovo coronavirus di Yelp, sito americano specializzato nel fornire informazioni sul commercio al dettaglio, eventi, iniziative culturali e molto altro ancora, rivela che i consumatori desiderano acquistare cibo in sicurezza, quindi riducendo al minimo i contatti umani. Un recente sondaggio di Technomic conferma che il 32% degli adulti ha in programma di mangiare nei ristoranti con meno assiduità, a causa delle preoccupazioni che Covid-19 ha generato. Con molti ristoranti chiusi e gli scaffali dei supermercati presi d’assalto, ma soprattutto con le crescenti preoccupazioni per la sicurezza alimentare, la cucina casalinga sta tornando prepotentemente di moda. È probabile che questa tendenza continui anche dopo la pandemia, a causa dell’esitazione e incertezza riguardo ad un ritorno alla normalità, come ha rivelato il sondaggio condotto da Variety, in cui il 47% degli intervistati ha concordato che l’idea di andare a un grande evento pubblico “spaventa”. Questo ritorno alla cucina casalinga potrebbe anche comportare di contro un aumento delle vendite di punti di cottura, kit da pasto e prodotti di accompagnamento ai pasti.

 

L’alimentazione sana e biologica diventerà sempre più importante

“Una mela al giorno toglie il medico di torno”. Come recita un vecchio adagio nutrizionale, è probabile che in futuro ci sarà un aumento della domanda di alimenti biologici, vegani, vegetariani e di altri cibi sani a causa della pandemia. Il coronavirus rappresenta un rischio significativo per le persone con preesistenti condizioni di salute precaria, come diabete, malattie cardiache e cardiorespiratorie, nonché per coloro che sono in sovrappeso e obesi. Il valore di cibi sani come frutta e verdura nella gestione di queste condizioni è oggi ben documentato. La performance di marzo di aziende alimentari biologiche come Nourish Organics, che ha registrato un aumento delle vendite di circa il 30% e l’aumento della domanda di consegna di scatole di ortaggi biologici nel Regno Unito sono la prova di questa tendenza in atto.

 

La sicurezza alimentare passerà sotto una lente più stretta

Al momento non ci sono prove che Covid-19 sia trasmesso attraverso il cibo, ma ciò non si è riflesso nelle decisioni dei consumatori, in fatto di ristorazione e shopping. Secondo un recente sondaggio di The Packer, gli acquirenti di generi alimentari hanno cambiato le loro abitudini di acquisto a causa dei timori di rimanere infettati dal cibo. I partecipanti al sondaggio hanno indicato che stanno acquistando meno prodotti freschi nei negozi di alimentari e più cibi in scatola, a causa dei timori per la sicurezza alimentare. Gli studi hanno anche dimostrato che i consumatori desiderano alimenti preconfezionati. Anche tra coloro che sanno che non c’è trasmissione di coronavirus dal cibo, c’è preoccupazione per la sicurezza alimentare, che si è estesa anche all’interno delle mura domestiche.

 

Ci sarà una riduzione della domanda di cibi esotici

Il mercato dei frutti di mare di Wuhan, dove si ritiene abbia avuto origine il coronavirus, è era popolare per la fauna selvatica come serpenti, istrici, cervi e procioni, molti dei quali venivano macellati di fronte ai clienti, secondo alcuni rapporti, in cerca ancora di conferme definitive. Dall’inizio del coronavirus nel dicembre del 2019, 20.000 allevamenti di animali selvatici in Cina sono stati chiusi, o messi in quarantena, e un severo divieto è stato applicato all’allevamento e al consumo di animali esotici. Sebbene ci sia un certo disaccordo intorno all’animale che ha trasferito il virus all’uomo, è un fatto accettato che le epidemie sono più probabili quando animali esotici provenienti da ambienti diversi, con batteri e virus specifici di quegli ambienti, vengono tenuti in stretta vicinanza. Ciò si tradurrà in una diminuzione della domanda di animali esotici. Ammesso che in Italia e in occidente ci fosse tale domanda.

 

Ci si concentrerà maggiormente sul mangiare locale

Il rapporto sull’impatto del coronavirus di Yelp rivela infine che è più probabile che i consumatori vogliano conoscere bene dove è prodotto il cibo che consumano, rendendosi per questo ancora più sensibili al cibo proveniente da agricoltura locale (aumento della domanda del 430%) e dalle aziende agricole (aumento della domanda del 149%). Dal lato dell’offerta, l’interruzione delle catene di approvvigionamento globali e la chiusura delle frontiere a causa di Covid-19 avranno un impatto sulla produzione alimentare estera e ridurranno le importazioni, così come le esportazioni.

 

Ristoranti, stand gastronomici e street food i grandi perdenti

Le altre tendenze, fotografate dai recenti sondaggi americani dicono che, fino a quando il caos non si esaurirà, potrebbero esserci ancora accumuli e scorte di snack di frutta, bevande energetiche, fagioli secchi, salatini e frutta congelata. I consumatori vorranno anche limitare la loro esposizione alla folla, il che aumenterà la domanda di acquisti online. Secondo Yelp, la domanda di consegna è aumentata del 135% con il coronavirus, ma questo sarà mitigato dalle preoccupazioni in materia di sicurezza alimentare. Con tutti questi cambiamenti in atto, almeno per il momento sembra che i più grandi perdenti nel settore alimentare saranno ristoranti, stand gastronomici e venditori di street food, a meno che non siano in grado di offrire cibo, riducendo al minimo i punti di contatto. Insomma, gli imprenditori dovranno compiere un enorme sforzo per soddisfare le esigenze dei consumatori nella fase post pandemica. E ci vorrà anche molta fantasia e immaginazione per creare nuovo business e trovare nicchie di mercato.