Non solo colombe: vendite in forte calo anche per agnelli e capretti. Allevatori in crisi

La Pasqua è sempre più vicina ma gli ordini per gli allevatori ovicaprini non decollano, anzi sono in terribile calo

0
93
La Notizia

Colpiti dal blocco alle attività imposto dalla crisi Covid-19 non solo le colombe pasquali, ma anche agnelli e capretti.  La Pasqua, ovviamente, dovrebbe essere “alta stagione” per gli allevatori ovicaprini, quest’anno purtroppo non è così. In queste giornate gli ordinativi dovrebbero fioccare, considerando che per Pasqua vengono solitamente programmate il 90% delle nascite e delle crescite degli ovini. L’intera filiera legata a ristorazione, turismo, enoteche e mercati, infatti, come il resto del Paese, è ferma  così come l’export e questo intacca e limita di molto la richiesta per gli allevatori di ovini e caprini come rilevato da uno studio di Confagricoltura che sta monitorando strettamente il settore.

Un settore di lunga tradizione e di notevole valore per la nostra economia: in Italia si contano circa 2,8 milioni di ovini e oltre 150.000 caprini. Tale Made in Italy non va dimenticato. Questo periodo così difficile per l’allevamento dei piccoli ruminanti andrebbe supportato e non considerato marginale. ”Sarebbe opportuno che il Ministero delle Politiche Agricole prevedesse lo stanziamento di risorse per la realizzazione di una campagna promozionale rivolta in particolare al canale GDO e finalizzata a incentivare il consumo di agnello IGP”, si legge in un comunicato di Confagricoltura. L’associazione di Agricoltori e Allevatori richiede inoltre interventi di sostegno straordinario per fronteggiare la crisi promuovendo di finanziare misure di ammasso privato e pubblico per l’eccesso di offerta e di realizzare dei bandi per l’acquisto del prodotto da distribuire a favore degli indigenti.  “Le vendite sono ferme ma la produzione continua, così come i costi. Gli animali non si possono fermare, vanno nutriti e continuano a fare latte e questo porta ad un esubero di prodotti”, prosegue il comunicato di Confagricoltura. Il Coronavirus ci blocca a casa, ma la natura continua a dare i suoi frutti. Facciamo quindi la nostra parte: non dimentichiamo le nostre tradizioni e continuiamo a mangiare italiano.

fonte: ansa