Frullati d’oro e hamburger di Wagyu da 100 dollari: il nuovo locale di Salt Bae è un disastro per la critica

Il nuovo locale di Salt Bae giudicato sessista e stravagante dai critici gastronomici del New York Magazine e di Eater, tra hamburger di Waygu da 100 dollari, patatine al tartufo e frullati d’oro.

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La Notizia

Il nuovo locale per hamburger di Salt Bae, in costruzione da circa un anno al 220 di Park Avenue South, vicino ad Union Square Park, è stato aperto lo scorso 28 febbraio, accompagnato per l’occasione da una promozione che offre solo alle donne panini rosa gratuiti, farciti con hamburger vegetariani. Una scelta azzardata e giudicata sessista. Una scelta di “guerilla marketing”, per spingere i media a far parlare di sé. Cosa riuscita alla perfezione, perché la notizia è diventata virale in meno di una settimana, grazie al critico gastronomico del New York Magazine Adam Platt, che ha twittato una foto del menu pieno di stravaganti amenità. Secondo direttore generale delle operazioni di Nusr-Et negli Stati Uniti Al Avci, fa tutto parte del format gastronomico globale di Salt Bae per la catena di hamburger, compresa la promozione per sole donne.

Panino omaggio

«Volevamo semplicemente fare loro un omaggio – ha rivelato a “Eater”, seguitissimo magazine americano dedicato al food -. La promozione era andata molto bene in occasione dell’apertura del locale di Salt Bae a Dubai e quindi abbiamo deciso di replicarla. Non pensavamo che potesse essere interpretata come sessista. Se gli uomini chiederanno l’hamburger vegetariano, il ristorante lo distribuirà gratuitamente anche a loro. In realtà, il piatto è piuttosto piccolo ed è più simile a una promozione di antipasti gratuita che a un vero e proprio pasto in omaggio».

Anche se il critico di Eater Robert Sietsema smentisce l’affermazione. «Abbiamo cercato di ottenere l’hamburger vegetariano, che sul menu non ha un prezzo. Alla nostra collega Erika Adams è stato detto che gli uomini potevano ottenerlo gratuitamente, se lo avessero richiesto. Ma la cosa non è vera. Non solo il cameriere non ci ha permesso di assaggiarlo, ma ci ha detto che se lo avessimo ordinato ci sarebbe costato 15 dollari». Un preclaro esempio di come possono andare le cose se la testa non sa cosa fa il braccio, e viceversa.

La nuova location, very casual and friendly, da 65 posti, sorella minore della Nusr-et Steakhouse, fa parte di una catena che l’azienda sta promuovendo da un po’ di tempo. Nel locale di Union Square ci sono sette hamburger in menu, oltre a una selezione di patatine fritte, frappè, birra, vino e soda. Accanto all’hamburger vegetariano compaiono proposte quantomeno stravaganti in perfetto stile Salt Bae, come l’hamburger di Wagyu da 100 dollari, guarnito con foglie d’oro e accompagnato da un “frullato d’oro” di soli 99 dollari. C’è anche un hamburger “umido” da 9,95 dollari, che viene servito con i guanti. Ogni birra costa infine 7,95 dollari, sia che si tratti di un Miller Lite o di una birra della Brooklyn Brewery.

Nusret Gökçe, il celebre chef macellaio di Instagram, che ha aperto un avamposto della costosa catena Nusr-et Steakhouse a Manhattan nel 2018, con la catena di hamburger punta a una linea di ristoranti più accessibile. «Le promozioni introdotte in occasione dell’apertura dureranno circa tre mesi e i clienti già lo adorano», rivela Al Avci, che però non ha concesso ai giornalisti di parlare con i clienti. Nei mesi precedenti l’apertura, la casa madre del ristorante era stata ripetutamente citata in giudizio per violazioni del diritto del lavoro, con azioni legali che citano qualsiasi cosa, dal furto salariale alle molestie sessuali. Al Avci ha rifiutato di commentare le cause in corso; ha solo detto che «tutto dipende dal codice americano e che non c’è alcun problema». Salt Bae ha comunque in programma di espandere i suoi concept restaurant anche a Miami, dove un primo locale sarà inaugurato nei prossimi sei mesi.

I critici gastronomici di Eater Robert Sietsema e Ryan Sutton sono comunque rimasti delusi dall’esperienza fatta. Per il primo la location non è all’altezza: «Mi aspettavo che fosse interessante come la prima steakhouse di Salt Bae, aperta due anni fa, che aveva tutto il fascino di un hangar per aerei. Era ben illuminata, i posti a sedere non erano del tutto comodi e sul menu non c’erano così tante novità come qui. Ma era interessante andarci». Anche Ryan Sutton è sulla stessa lunghezza d’onda: «Ho pensato subito che fosse terribile. Fondamentalmente è una combinazione di Black Tap e Don Wagyu (due catene affini all’hamburgheria di Salt Bae), dove puoi trovare un panino a prezzi assurdamente alti. Da Salt Bae hai questi frullati elaborati e costosi per 99 dollari e poi hamburger pazzi e altrettanto costosi, anche fino a 100 dollari. In realtà Black Tap serve hamburger decenti e frullati regolari, quindi Salt Bae è la parte peggiore di entrambi i competitor. Non capisco perché qualcuno dovrebbe o vorrebbe mangiare qui».

Ma l’analisi dei due esperti giornalisti è andata più in profondità. Per Robert Sietsema «persino il decantato hamburger di Wagyu non aveva un sapore così diverso dagli altri hamburger. C’era una bassa mineralità nella carne bovina. Era come se qualcuno ci avesse versato sopra una intera bottiglia di salsa Worcester e c’era qualcosa di stranamente salato. Solo tre hamburger in menù erano accompagnati da elementi vegetali, che in pratica sono cipolle caramellate troppo dolci. Inoltre, il formaggio cheddar non aveva età».

Per Ryan Sutton l’unico hamburger che aveva un sapore caratteristico era quello definito “umido”, o bagnato. «È piatto tipico di Istanbul che non ho mai incontrato a New York. In pratica è un tortino di carne ben speziato, forse un po’ come il kofte, con aglio, paprika e una salsa di pomodoro». Per quanto riguarda il resto Sutton non è d’accordo con il collega sulle cipolle, che ha trovato deliziose, ma non ha dubbi sulla carne: «L’hamburger di Wagyu (22,95 dollari) non solo non aveva il sapore del Wagyu, ma non aveva il sapore del manzo. Aveva la consistenza di un hot dog e sapore di fumo liquido. Del manzo aveva solo la succosità. Anche il principale piatto a base di hamburger di manzo (18,95 dollari) non aveva sapore di manzo».

Tra i consigli che danno i due critici di Eater c’è quello di non acquistare in nessun caso le patatine al tartufo (6,95 dollari), perché hanno un sapore uguale a quello delle patatine normali e sono per giunta mediocri. Sarebbero una strana via di mezzo: non abbastanza farinosa, non abbastanza soffice e croccante. I prezzi esagerati di alcuni prodotti servono, secondo loro, a fare quello che si definisce in gergo “l’ancoraggio dei prezzi”, usando un frullato con le foglie d’oro da 100 dollari per rendere meno assurdi i prezzi degli altri frullati, che sono comunque inutilmente costosi. Il frullato di baklava, venduto al modico costo di 25 dollari, è spinto con insistenza dai camerieri, come se fosse l’abbinamento più scientifico e ponderato per gli hamburger. E la cosa già di per sé è molto risibile.

Altra critica feroce è quella che definisce alcuni prodotti, come ancora i frullati, destinati a Instagram con molta glassa sparsa qua e là, ma dal sapore scialbo. Cinicamente, i due ritengono che la direzione stia cercando di massimizzare i profitti del brand Salt Bae, incapaci di replicare il successo della steakhouse aperta nel 2018. L’hamburgeria è cerca di ottenere i margini di profitto elevati con del cibo che non richiede grandi sforzi di preparazione. Hanno inoltre notato con un pizzico di perfidia che ogni tavolo aveva dei guanti neri, gli stessi che Salt Bae ha iniziato a usare per spolverare il sale sulla carne, dopo che il Dipartimento della Salute di New York aveva dichiarato che toccare direttamente il cibo con le mani era contro le regole. Altro tentativo di volgere in positivo qualcosa di negativo.

«La steakhouse originale aveva un sacco di preparazioni al tavolo ed era un posto eccitante dove poter apprezzare il cibo. Come prototipo di altri posti per hamburger di Salt Bae, questo ristorante chiuderà entro un anno. Le persone possono entrare e buttare via i loro soldi. Puoi anche spendere 200 dollari per un hamburger e un frullato con foglia d’oro, oppure 10 dollari per un hamburger basic, probabilmente altrettanto buono. Il che non è molto», conclude Robert Sietsema.

Per Ryan Sutton invece si tratta di quel tipo di posto che attira turisti o altre persone che hanno familiarità con questo marchio internazionale incredibilmente famoso. «Non sto dicendo che il fast food non possa essere elevato e gourmet; non mancano hamburger selvaggiamente costosi a New York. Ma quello che si trova qui non è buon cibo. Pensare che una persona non ancora educata nel palato possa gettare tanti soldi qui su un hamburger di Wagyu e un frullato d’oro, mi spezza il cuore. Non solo perché si è derubati, ma perché l’esperienza potrebbe allontanarli dall’esplorare altri ristoranti più ambiziosi della nostra città».