Ideare una ricetta come i grandi chef, la cucina cosmopolita di Jeremy Chan e le tecniche di cottura: la decima puntata di Masterchef 9

L’Astice moin-moin di Chef Chan miete la prima vittima: a dover abbandonare la cucina di masterchef è Francesca. Gratinatura, cottura in umido e affumicatura sono le tecniche di cottura dello Skill Test che decreta il secondo eliminato.

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La Puntata

“Bentornati nella cucina di Masterchef stiamo per arrivare all’agognata finale. Avete cucinato, combattuto, vinto e qualche volta vi è toccato pure perdere, ma vi ricordate quando è cominciato tutto? Quando avete preso un ingrediente dal frigo e l’avete cucinato per la prima volta?”, così esordisce Cannavacciuolo aprendo la decima puntata di Masterchef 9. Davide dice di aver cucinato un arrosto per la prima volta, “Un arrosto come prima cosa? Io per fare un arrosto ci ho messo tre o quattro anni”, commenta sempre Cannavacciuolo. Nicolò come primo piatto ha preparato un filetto alla Wellington ispirato da una ricetta di Gordon Ramsay in un periodo difficile della sua vita, “Un filetto alla Wellington, ammazza oh”, esclama Barbieri. “Maria Teresa hai cominciato anche tu con un botto o…?”, chiede Locatelli. È stato un ciambellone”, risponde Maria Teresa. “Qualsiasi sia stato il vostro nizio dovete prenderlo e custodirlo nel cuore, adesso è il momento di guardare avanti, dovete assaporare l’idea di diventare degli chef professionisti”, continua Barbieri. “Alzate le Mystery Box, un quaderno, una penna e dei colori, cioè tutto quello che viene prima delle pentole, si comincia a creare. Per questa Mystery Box dovete ideare, scrivere e disegnare una vostra ricetta originale”, affermano i giudici. Gli aspiranti chef hanno cinque minuti di tempo per andare in dispensa, fare la spesa, tornare in postazione, scrivere tutti i passaggi, disegnare e colorare l’impiattamento come fanno gli chef professionisti. “5, 4, 3, 2, 1, fine. Avete tutti progettato, scritto e disegnato il vostro piatto? Allora prendete il progetto della ricetta e la spesa che avete fatto e cedete tutto al compagno dopo di voi in senso orario”. A Masterchef, come sempre, nulla è come sembra.

Tra chi è più o meno contento di ricevere la ricetta del compagno o di cedere la propria partono i quarantacinque minuti di tempo in cui realizzare il piatto.  Non poche difficoltà, soprattutto per Antonio che non riesce a decifrare la scrittura di Luciano e i passaggi che il collega siciliano aveva in mente.  Il tempo scorre ed è già tempo per i giudici di controllare il lavoro di ogni aspirante chef.

I tre migliori sono Antonio con “La mia infanzia” che ribattezza “L’infanzia di Luciano”; Maria Teresa con “Ravioli di Cernia e zenzero” e Luciano con “Polpette di cefalo e pistacchi”. Tutti e tre grandi piatti a giudizio dei giudici.

La capacità di trasmissione di uno chef fa veramente parte delle qualità di un grande chef”, dice Locatelli. “Siamo ad un livello in cui le piccole cose fanno la differenza”, continua Cannavacciuolo. Il piatto migliore è quello di Antonio che va subito in Master Room per scoprire i vantaggi nell’Invention test.

Ad Attenderlo tre immancabili cloche. L’invention test di oggi ha un tema molto importante: l’incontro tra diverse culture. “Oggi abbiamo con noi uno chef che è la dimostrazione di come l’incontro delle culture sia importante per la nuova cucina contemporanea. Diamo il benvenuto a Jeremy Chan, una stella Michelin con il suo ristorante Ikoyi di Londra”, dice Cannavacciulo. ”Jeremy tu sei figlio del mondo”. Jeremy Chan, padre cinese, madre canadese, un naturale mix di cultura, un cittadino del mondo che fa del cibo la chiave di accesso alle varie culture. Con un socio nigeriano ha aperto un ristorante dove unisce tutte le esperienze della sua vita. Chef Chan ha portato tre piatti che presenta in ordine di difficoltà. Platano, sale di lampone, emulsione di scotch bonnet e peperoncino affumicato, il meno difficile; riso jollof affumicato con zabaione di granchio e un insalata di granchio, di difficoltà intermedia e, infine, il più difficile, astice moin-moin, astice con fagioli e salsa di guanciale, una salsa con più di venti ingredienti, e una torta moin-moin con insalata di astice e rapa all’infusione di ibisco. Lo chef spiega dettagliatamente i piatti ad Antonio che ne deve scegliere uno per lui e per i suoi compagni. Antonio sceglie l’astice Moin-Moin. Data la complessità della realizzazione della ricetta, che prevede quaranta ingredienti, questi sono stati divisi in cinque scatole, ogni scatola rappresenta una preparazione del piatto che va fatta in un determinato lasso di tempo. In ogni scatola c’è anche una scheda con i passaggi fondamentali della preparazione. “Saremo noi giudici ad dire quando passare alla scatola successiva”, avvisa chef Locatelli.  Via alla gara, trenta minuti per la prima scatola, venti per la seconda, venti per la terza, quindici per la quarta e, infine dieci minuti per la quinta e ultima.  Rimanere concentrati fino allo scadere del tempo senza farsi sfuggire i dettagli è necessario per scampare al rischio eliminazione, solo chi sarà riuscito a seguire tutti gli step supererà la sfida. Tra esitazioni, incertezze e ansia è il momento degli assaggi. “Chi non ci ha deluso sono gli aspiranti chef che hanno seguito con precisione e con cura tutti i passaggi indicati dallo chef Jeremy. Vedete la cucina è un mondo in cui la creatività è spesso al primo posto, ma altrettante volte vi sarà chiesto di dimenticare chi siete e di svolgere alla perfezione i compiti, questo oggi era più importante del resto”, dice Barbieri. “Solo uno di voi ha centrato la prova e sto parlando di Nicolò”, prosegue Cannavacciuolo.

La difficoltà del piatto di chef Jeremy ha fatto delle vittime eccellenti”, le due peggiori sono Francesca e Marisa. È Francesca, travolta dal caos, a dover lasciare per sempre la cucina di Masterchef.

Niente esterna in questa puntata, avvicinandosi alla finale bisogna testare le capacità tecniche di ognuno, quindi è il momento per i concorrenti di cimentarsi con lo Skill Test, il secondo di questa stagione. “Tre difficili prove accompagnate da un fil rouge. A ogni step solo i migliori si salveranno, gli altri dovranno affrontare i passaggi successivi e alla fine il peggiore verrà eliminato”, sono le parole di Locatelli.  “Voi siete i più talentuosi aspiranti chef della nona edizione di Masterchef quindi abbiamo deciso di farvi affrontare questa serie di prove sull’argomento più caro ad ogni chef del mondo: le tecniche di cottura”, dice Cannavacciuolo. L’affumicatura scelta da Cannavacciuolo; la gratinatura, un must di Locatelli e la cottura in umido un viaggio nei ricordi di Chef Barbieri. Nicolò, vincitore dell’Invention Test ha il vantaggio di scegliere l’ordine degli step.

Si inizia con la gratinatura, chef Locatelli presenta i “Tagliolini verdi gratinati”, detti anche “Tagliolini di Maria Kallas”. Gli aspiranti chef dovranno gratinare cinque ingredienti principali: la sogliola, il finocchio, il pomodoro, le capesante e la pesca. “L’importante è che non vi dimentichiate che dovete cucinare per la salvezza”, esorta Locatelli. Dopo quarantacinque minuti, è il momento degli assaggi. Solo Davide e Marisa possono salire in balconata, per gli altri concorrenti è il momento del secondo step. Il pollo in umido, l’Amarcord di Bruno Barbieri, che ricorda l’affaccendarsi di mamme, nonne e zie in cucina tra profumi inebrianti proprio come in un film di Fellini. Via al tempo, dopo quarantacinque minuti per preparare un pollo in umido di alta cucina i piatti presentati dai concorrenti sono quattro ricette una diversa dall’altra. Gli errori però non sembrano essere mancati e solo Maria Teresa e Antonio si salvano.

Per Luciano e Nicolò è il momento del duello finale a suon di affumicatura per aggiudicarsi la salvezza o l’eliminazione. Lo chef Cannavacciuolo presenta “Triglia con parmigiana di melanzana e colatura di provola affumicata”. I due concorrenti hanno a disposizione un cestino con gli ingredienti principali: cinghiale, fagiano, capriolo e trota. Devono decidere cosa e come affumicare. “Occhio all’amaro perchè un’affumicatura sbagliata rende un piatto amaro”, è il monito di Cannavacciuolo. Quarantacinque minuti per decretare chi andrà in balconata. Trascorso il tempo, i piatti presentati da Luciano e Nicolò hanno entrambi come ingrediente principale il capriolo, ma hanno scelto di introdurre l’affumicatura nel piatto in maniera diversa. I giudici devono ora scegliere chi tra i due ha eseguito una tecnica di affumicatura perfetta e chi invece, a un passo dalla finale, dovrà abbandonare per sempre la cucina di Masterchef. “Nicolò e Luciano voi siete quelli delle retrovie, dell’ultimo banco. Tantissime volte vi siete scambiati degli sguardi di intesa, degli high five, di felicità, di complimenti, si vedeva un’amicizia molto bella vista da qui. Oggi questo sodalizio deve spezzarsi perché uno dei due dovrà lasciare per sempre la cucina di Masterchef”, dice Locatelli. È Luciano il simpatico, energico ed eccentrico geometra palermitano a doversi togliere il grembiule, la commozione è generale anche tra gli chef.

È stata dura eh ragazzi. Tante emozioni e alla fine voi siete sopravvissuti nello Skill Test. Oggi avete dimostrato una cosa che vi porterà avanti nella vita e che vi ha portato fino a questo punto qui a Masterchef e cioè che qualunque cosa si faccia bisogna sempre saper mettere insieme passione e tecnica quindi cuore e cervello. Buonanotte”, Chef Barbieri congeda gli aspiranti chef. A giovedì prossimo.