Come preparare il cous cous perfetto: Masterchef 9 diventa etnico con le cucine del mondo

La sfida del cous cous e gli insoliti agrumi di Niels Rodin decretano il primo eliminato della sesta puntata di Masterchef 9: Gianna. Dopo la prova in esterna a tema bolliwoodiano e il pressure test con piatti tipici italiani anche Fabio deve abbandonare per sempre la cucina Masterchef.

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La puntata

“Oggi vogliamo vedere come ve la cavate quando dovete usare le mani, come le usavano i nostri antenati, quando le mani raccontavano delle vere e proprie tradizioni che coinvolgono sia le singole regioni, sia le popolazioni di tutto il mondo. Tutto questo è sotto la “Mystery Box”, alzatela”, cosi Chef Locatelli apre la sesta puntata di Masterchef. I quattordici aspiranti chef si devono confrontare con il “cous cous”, un piatto simbolo di cultura, di affetti e di unione tra popoli. Sotto la “misteriosa scatola” ecco contenitori di coccio, foglie d’alloro e “spezzato di  Bidì” (semola). “Vedo un po’ di Sicilia, assai forse!” sono le parole di Luciano. Ad aiutare gli aspiranti chef nel realizzare la loro versione di questo piatto cosmopolita ci sono i suggerimenti di Benedetta Schifano, “colei che detiene i segreti per un cous cous perfetto”, aggiunge Barbieri. La trapanese Schifano mostra come “incocciare” il “cous cous” nella “maparadda” con un movimento rotatorio della mano che amalgama la semola come i popoli si contaminano e si amalgamano tra loro. Dopo il “fisculiamento” bisogna mettere il “cous cous” nella couscoussiera, cuocerlo legando le due pentole con la “cuddura”, impasto di farina e acqua che non fa uscire il vapore e fa capire quando il “cous cous” è cotto. Ora per gli sfidanti è tempo di mettersi in gioco: realizzare un “cous cous” che rispecchi la loro personalità e racconti un po’ della loro storia. Dopo sessanta minuti  tra difficoltà e commenti dei giudici come “non girarlo mai; se tocchi il cous cous in Sicilia ti tagliano le dita” è tempo di alzare le mani e lasciare la parola ai giudici.  I tre migliori secondo gli Chef sono Davide, che “finalmente si è divertito” con “Trapani, Trieste, Tokyo”, Nicolò che con “Uno, nessuno, centomila” ha portato la Toscana in Sicilia e Giada che con “Confini apparenti” ha portato la sua personalità nel piatto. “Paradossalmente i tre migliori sono un ragazzo di Montepulciano, un ragazzo di Trieste e una ragazza di Milano”, è il commento di Luciano.  Un piatto, però, secondo i giudici ha decisamente staccato gli altri due: quello di Giada che si aggiudica il vantaggio nell’Invention Test.

L’ospite per l’Invention test è Niels Rodin, uno che ha mollato il lavoro in banca per inseguire la sua passione: gli agrumi. In quindici anni ha piantato più di millecinquecento alberi di centocinquanta varietà diverse di agrumi. Sotto le temute cloche ce ne sono  ben sette varietà diverse in ordine di difficoltà. Giada ha il vantaggio di decidere l’agrume protagonista del suo piatto e quello da assegnare ai suoi compagni, ma, soprattutto, di fare la spesa con Rodin e carpirgli qualche consiglio. Gli agrumi sotto le cloche sono: finger-lime o limone caviale, limequot, calamansi, mano di Buddha, cedro, combawa, faustrime. “3, 2, 1, via alla gara!”. Gli ingredienti protagonisti dell’Invention Test non sono facili, i più sono sconosciuti ai concorrenti e i sapori e le cotture, soprattutto, sono molto difficili da bilanciare. Ma c’è anche chi sembra contento dell’agrume ricevuto come Marisa che dice “finalmente posso esprimere me stessa” e prepara il suo dolce del cuore. “E’ la prima volta che aspiranti chef preparano un dolce spontaneamente” afferma stupito Chef Barbieri. Gli ingredienti sconosciuti stimolano la fantasia dei concorrenti, ma la loro complessità può dar vita a un grande piatto come ucciderlo. “Sono colpito da così tanta creatività” dice Rodin a tempo scaduto. Ora la parola ai giudici. “E’ sempre più difficile scegliere il migliore che il peggiore” dice Locatelli, ma non questa volta. “Ricordo indelebile”, dei cappellacci ripieni di ombrina e scorza di limequot con mango e brodo vegetale al succo di limequot,  di Milenys vince la sfida. Il ricordo della limonata che le preparava il nonno con i “lemoncito” l’ha aiutata a portare la passione nel piatto. “ Tuo nonno se mangiasse questo piatto sarebbe orgoglioso di te perchè è veramente buono” afferma Cannavacciuolo. “Un piatto pazzesco, un piatto da finale di Masterchef” ribadisce Barbieri. Con questi complimenti e la vittoria in mano Milenys sarà il capitano della sua brigata in esterna. Venendo alle note dolenti ecco i tre peggiori: Giada, nonostante il vantaggio della spesa con Niels Rodin, Gianna e Vincenzo.

Vincenzo con meno errori può tornare subito in postazione. Ora se la giocano Giada e Gianna. Con un risotto completamente insapore e senza aver saputo utilizzare il più facile tra gli agrumi è Gianna a dover lasciare la cucina di Masterchef.

È tempo dell’esterna. Questa volta si rimane a Milano, ma in un’atmosfera tutto tranne che meneghina. Le due squadre devono preparare un banchetto per sessanta invitati ad un matrimonio in stile bollywoodiano. È il matrimonio di Aroti e Mario; il compito è arduo perché gli aspiranti chef devono confrontarsi con i sapori della cucina indiana e, soprattutto, non devono rovinare il giorno più bello dei due giovani sposi. Milenys, vincitrice dell’Invention Test è capo brigata della sua squadra e può scegliere se realizzare il menu rosso, onnivoro, o quello blu, vegetariano. Sceglie il menu rosso e come capo brigata della squadra avversaria Antonio.  I due scelgono via, via i componenti delle loro squadre, ma oggi non ci sono solo grembiuli rossi e blu, ma anche uno nero. Dato che i concorrenti sono tredici chi non viene scelto va direttamente al “Pressure Test” e questa volta tocca a Vincenzo. La squadra rossa è composta da: Davide, Giulia, Nicolò, Anna Maria, Giada; quella blu da: Maria Teresa, Marisa, Fabio, Luciano e Francesca.

Mentre Chef Barbieri assiste al matrimonio, secondo il rito induista, le due squadre hanno due ore e mezza di tempo per preparare il banchetto.

La squadra rossa deve preparare: chutney di mango, samosa di carne, salmone tandoori, riso basmati con frutta secca, pollo tikka, chapati e barfi al cocco. La squadra blu: raita al pomodoro, samosa vegetariana, melanzane saltate al cocco, pulao di verdure con riso basmati, chana masala, puri e kulfi al mango. Cimentarsi nella cucina indiana non è facile e  non è cosa di tutti i giorni, perciò le due squadre godranno dei preziosi consigli di Ravinder Bhogal, la miglior Chef indiana a Londra. Il vantaggio non è lo stesso per entrambe le brigate, quella rossa ha 20 minuti a  disposizione con la chef, quella blu solo 10.  Mentre si celebra il matrimonio le difficoltà in cucina salgono a galla, in particolare per la squadra blu che ha problemi con le dosi e con i conteggi. Le due ore e mezza sono trascorse e i danzatori con le loro musiche e i loro balli indicano che la cena deve essere servita. Tra i commenti dei giovani sposi e quelli degli invitati il banchetto giunge al termine. È il momento di assegnare le preferenze. “Per questa prova in esterna vi abbiamo chiesto di cucinare per il matrimonio di Aroti e Mario. Pensate che fino ai “samosa” la gara è stata caratterizzata da un bellissimo testa a testa, ma la lotta tra le melanzane e il salmone ha fatto la differenza portando la squadra vincente  a guadagnare ben 40 punti su 60”, conclude Chef Locatelli. E’ ora di scoprire chi andrà al “Pressure Test” con Vincenzo. “Allora musica!”, i ballerini indiani volteggiando sparano dei petali rossi: è la squadra di Milenys a vincere l’esterna.

Rientrati nell’arena di Masterchef è tempo del “Pressure Test”. I sette concorrenti con i grembiuli neri sono schierati: “ora lotterete uno contro l’altro in una serie di duelli e ogni duello avrà come protagonista uno dei piatti sotto le cloche: saltimbocca alla Romana, polpette al sugo, rigatoni alla Norma, linguine al pesto, frittata di cipolle, zabaione gratinato ai frutti di bosco”. Le regole sono semplici: chi vince si salva e va in balconata, chi perde continuerà la sfida e sceglierà il piatto successivo e il suo avversario.

Antonio in quanto capitano è il primo a scegliere. Con i saltimbocca alla romana si sfida con Vincenzo. A salire in balconata dopo il primo duello è Antonio. Vincenzo ora si sfida con Francesca con la frittata di cipolla, ma ancora una volta viene sconfitto. È Francesca a salvarsi. Ora la sfida di Vincenzo ha il sapore delle polpette al sugo con cui decide di sfidare Marisa.  Finalmente ce la fa ed è salvo. Marisa lotta con Fabio realizzando una pasta alla Norma e riesce a guadagnarsi la salvezza. Fabio sfida Luciano, molto preoccupato di dover realizzare lo zabaione gratinato ai frutti di bosco, alla fine il geometra palermitano riesce a spuntarla e raggiunge gli altri concorrenti. L’ultimo duello, che decreterà il secondo eliminato, è tra Fabio e Maria Teresa. In 20 minuti i due devono preparare delle linguine al pesto. Nonostante molte imprecisioni da parte di entrambi uno dei due piatti ha meno errori ed ha più sapore. È quello di Maria Teresa. Fabio deve abbandonare per sempre la cucina di Masterchef.

Oggi abbiamo imparato una cosa molto importante, cioè che anche coloro che reputiamo essere i migliori, i vincitori designati, possono sbagliare e perdere e, purtroppo, come è successo a Fabio anche essere eliminati. Qui a Masterchef nessuno è al sicuro, solo colei o colui che tornerà a casa da vincitore, ma la strada è ancora lunga, buonanotte”, Locatelli conclude la sesta puntata. Ci vediamo giovedì prossimo con nuove sfide, nuove tensioni e nuove eliminazioni.