Ferrero e Barilla: “L’Italia è nel mezzo di una guerra civile di biscotti farciti”, il punto di vista del New York Times

Da una parte sono schierati i Nutella Biscuits, frutto di 10 anni di lavoro e 120 milioni di euro in ricerca e sviluppo dall’altra i Pan di Stelle BiscoCrema, lanciati appena un mese dopo e bene intenzionati a dar loro filo da torcere.

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La Notizia

“L’Italia è nel mezzo di una guerra civile di biscotti farciti alla crema di nocciole”, ha titolato lo scorso 24 dicembre il New York Times in uno schizzo insolito del Belpaese. A combatterla due colossi: Ferrero e Barilla, già rivali sugli scaffali delle creme spalmabili.

Ma questa è un’altra battaglia. Da una parte sono schierati i Nutella Biscuits, frutto di 10 anni di lavoro e 120 milioni di euro in ricerca e sviluppo, secondo le cifre della casa, “autotreno delle creme spalmabili alla nocciola”. Dall’altra i Pan di Stelle BiscoCrema, lanciati appena un mese dopo e disponibili sul mercato dal 13 gennaio, bene intenzionati a dar loro filo da torcere.

Nell’immaginario collettivo l’Italia è il paese dei pomodori maturi, della pasta fresca, dell’olio extravergine e di altri pilastri della dieta mediterranea. In pratica gli italiani, sempre più corpulenti, soprattutto in età infantile, sono uniti da una fame insaziabile di snack food”, si sono stupiti Jason Horowitz e Anna Momigliano. Dalla colazione alla merenda, rappresenta spesso la miniaturizzazione di specialità regionali fortemente identitarie (il primo esempio, risalente agli anni ‘50, sarebbe un panettone Motta  mignon). Tanto che lo spauracchio della sugar tax nell’ultima manovra finanziaria è stato confinato alle bibite. Lo sa bene anche Matteo Salvini, che si è fatto immortalare alle prese con una sincretistica torta di Nutella e Pan di Stelle, poi fra distese di biscotti rivali, non senza aver criticato Ferrero per l’utilizzo di una parte di nocciole turche.

Quando si tratta di Barilla e Ferrero, può scoppiare la guerra”, ha commentato Michele Boroni, esperto milanese di marketing. “Si tratta di una competizione fra gli ultimi giganti dell’alimentare italiano, che hanno deciso di rimanere in Italia”. Ma è anche una questione di storia e di valori. Correva il 1964 quando Michele Ferrero creò la Nutella, rivoluzionando il mercato italiano e mondiale degli snack, fino a permeare l’immaginario collettivo (vedi la famosa scena di Bianca, dove Nanni Moretti attacca nudo a cucchiaiate un barattolo gigante, o il bestseller Nutella Nutellae, che ha venduto un milione e mezzo di copie). Il mercato dei biscotti restava tuttavia egemonizzato da Barilla, specialmente dopo il lancio dei Pan di Stelle nel 1983.

Nessuna invasione di campo, ma perfetto fair play fino al lancio nel gennaio 2018 della Pan di Stelle Crema, a base di sole nocciole italiane e cioccolato scelto. A stretto giro la risposta, con la sperimentazione all’estero dei primi Nutella biscuits all’inizio del 2019 e il loro lancio in Italia nel mese di novembre, accompagnato da una campagna pubblicitaria senza precedenti.

Secondo i dati di IRI, compagnia che registra le vendite, ne sarebbero state vendute 5,9 milioni di confezioni solo nelle prime 4 settimane. Ma la sfida è anche sui valori: la fondazione Barilla, da sempre attenta alla sostenibilità ambientale e alla correttezza nutrizionale, sottolinea che i biscotti vanno sgranocchiati solo in occasioni speciali. “Dovrebbero rappresentare una piccola parte della dieta complessiva”, puntualizza Luca di Leo, capo ufficio stampa del gruppo. “Ed è il motivo per cui il pacchetto è così piccolo”. Ferrero almeno ad oggi, pare invece voler puntare sui grandi formati e sulla gola dei consumatori.

Fonte: The New York Times