Il miglior bar del mondo: cosa si beve da Dante a New York, il locale con 104 anni di storia

Rilevato da Linden Pride e sua moglie Nathalie Hudson, conserva l’atmosfera italiana della sua fondazione, pur aprendosi alle influenze globali e spagnole.

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La Storia

Si chiama Dante, è a New York ed è il miglior cocktail bar del mondo. Situato in uno dei quartieri più famosi della Grande Mela, il Greenwich Village, da sempre ritrovo di poeti, artisti beat, musicisti, e dove le muse hanno imparato a dare il meglio di sé dopo un cocktail, sia esso pre o after dinner, Dante è stato incoronato il miglior bar del 2019 dalla prestigiosa World’s 50 Best Bar nel corso di una sontuosa cerimonia che si è tenuta a Londra lo scorso 3 ottobre. Nella sua secolare storia è stato un ritrovo per la comunità, diventando con il passare delle stagioni un punto di riferimento per tutta New York, pur avendo l’aspetto di un modesto locale per incontri, con l’aria dimessa e un po’ trasandata da provincia. Qui sono passati artisti e scrittori come Anais Nin e Ernest Hemingway, Robert Maplethorpe e Patti Smith.

L’originario Caffe Dante aprì le sue porte nel 1915 in Macdougal Street nel Greenwich Village, che all’epoca era noto come “South Village” ed era fondamentalmente un quartiere italiano. Era un luogo di incontro in cui gli immigrati italiani si radunavano davanti ad un buon caffé espresso, difficile da trovare fuori casa anche oggi, e parlavano di politica e della madre patria. Nel 1971, Mario Flotta acquistò lo spazio, conservando l’atmosfera italiana e facendolo diventare in breve tempo un punto di ritrovo di attori e personalità del calibro di Al Pacino, Alec Baldwin, Whoopi Goldberg, Jerry Seinfeld e Bob Dylan.

La sua ultima trasformazione è stata ad opera di Linden Pride e di sua moglie Nathalie Hudson, che quattro anni fa hanno deciso di acquistare il Caffé Dante, per trasformarlo in un elegante cocktail bar e ristorante all’italiana. Il Dante appunto. Con l’ingresso dei nuovi titolari il locale è rimasto fedele solo in parte all’eredità italiana del Caffe Dante, presentando oggi anche influenze globali sia sulle materie prime, che i newyorkesi hanno imparato ad amare e cercare, sia nel modo di preparare drink e piatti. Soprattutto dalla Spagna arrivano alcune novità, un paese molto amato da Linden Pride e Nathalie Hudson.

Foto di Steve Freihorn

Il menu delle bevande, ideato da Pride e dal direttore creativo di Dante, Naren Young, si concentra su due cocktail di fama internazionale: lo spritz e il Martini. Specialmente quest’ultimo segue lo stile di preparazione di alcune regioni della Spagna, in cui la bevanda viene versata in modo teatrale da uno sheker all’altro più e più volte, dando al cocktail una texture più leggera e aerata. «Abbiamo iniziato a giocare con i Martini. Volevamo vedere come le persone avrebbero reagito ai diversi modi di servirlo. È stato un enorme successo», ha detto Linden Pride in occasione della cerimonia di premiazione.

Una bevanda personalizzata nel menu è il Martini mediterraneo, fatto di gin, vermouth secco, timo, sale marino e mastiha, un liquore derivato dalla linfa indurita dell’albero del mastice. Viene servito con una selezione di olive di Cerignola dai colori vivaci. «Vedo il martini come un grande cocktail classico, ma lo vedo anche come un ottimo cocktail di New York», ha dichiarato Pride. Nella carta dei cocktail un posto importante è riservato al Negroni, altro cocktail italiano, inventato un secolo fa e quindi coevo del Caffè Dante, dal conte Negroni. La drink list ne presenta svariate versioni, twist si chiamano in gergo, tra cui quello sbagliato con il prosecco e molte altre che nel tempo hanno conquistato i newyorkesi. Inoltre un must è il Garibaldi, realizzato con Campari e succo d’arancia “soffice”.

Comunque sia, al di là delle influenze globali e della passione per la Spagna dei nuovi proprietari, che si sono lasciati affascinare dalle grigliate di Kaia-Kaipe, a metà strada tra San Sebastian e Bilbao, dove il pesce dell’oceano lo gettano direttamente sulla griglia, nel menù sono presenti piatti e materie prime italiani, che danno continuità ad un progetto ristorativo che dura da oltre cento anni. Come il “Lioni Burrata with roasted beets, fennel pollen, sorrel and rye” oppure il “San Daniele with black figs & balsamic”. E che dire poi dei “Fazzoletti with pesto genovese, stracciatella & pangrattato”, presentato proprio così in menù? Insomma l’italiano è ancora la lingua più frequentata nel locale.