The Artisan by Enoteca Pinchiorri, l’oasi dal gusto italiano nel deserto di Dubai

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Fino a metà

degli anni novanta era il deserto a predominare e il mercato delle perle era fiorente (nel 1900 costituiva il 95% dell’economia del golfo) prima di essere sovrastato da quello giapponese. Oggi Dubai è realtà di nuovi e numerosi spunti, di tutti i tipi, e nuove persone provenienti da tutto il mondo fanno di questa città un luogo pragmatico in cui dare forma alla creatività.

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È lo stato più innovativo (e occidentalizzato) del Medio Oriente, “luogo della perdizione” per i vicini come Abu Dhabi e Qatar che lo scelgono anche quale meta in cui trasgredire a regole religiose non sempre accettate. Sono diverse le tipologie di offerta, e quella legata alla cucina riveste ormai un ruolo importante anche qui. Dubai è senza dubbio diventata la capitale gastronomica del Middle East (15,8 milioni di pernottamenti internazionali, +6,2% rispetto al 2016 con l’obiettivo di raggiungere 20 milioni di visitatori annui entro il 2020, anno in cui prenderà vita l’Expo) e, seppur a tratti possa evidentemente apparire molto “artificiale”, garantisce ai viaggiatori food sensitive delle valide esperienze. La città è viva e permette di spaziare sensorialmente dai mercati allo street food (a Zabeel Park ogni venerdì c’è il raduno di truck biologici), dai coffee shop di tendenza ai negozi gourmet (da visitare la produzione di cioccolato -anche a base di latte di cammella- nell’artistica Alserkal Avenue), dai ristoranti tipici (Local House in zona Al Fahidi per provare la carne di cammello) a quelli moderni (Zaroob dove mangiare la più tipica cucina di strada) e alle grandi insegne in mano a chef europei (ma non solo, il Zuma con le sue due consegne settimanali di pesce dal Giappone è il miglior sushi in circolazione), fino addirittura a manifestazioni internazionali dedicate come il Food Festival.

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Tra gli Emirati Arabi dove potevano arrivare i nostri cuochi con le proprie ricette se non a Dubai? Sarà perché l’internazionalità è di casa (gli emiratini compongono solo il 10% della popolazione) e gli investitori sono parecchio attivi, anche nel deserto la fertilità sembra non mancare. Qui la squadra italiana ha avuto una presenza importante negli ultimi anni, sono diversi i pezzi da novanta che con consulenze ed effettive presenze nei ristoranti hanno colorato il deserto con il tricolore: Enrico Bartolini al Roberto’s, Heinz Beck al Waldorf Astoria, Bice all’Hilton Jumeirah, Alfredo Russo al Vivaldi, il format di Armani, Alfonso Crescenzo allo Splendido del Ritz Carlton, l’anglo-italiano Giorgio Locatelli dell’Atlantis, Marco Torasso nelle due torri Grovesnor House, Pinchiorri con il The Artisan, e il più recente Niko Romito che ha firmato la cucina del Bulgari Hotels & Resorts (anche a Pechino e Shanghai).

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L’attenzione e l’italianità sono servite anche alla tavola del The Artisan by Enoteca Pinchiorri, aperto due anni fa dai proprietari libanesi Firas e Hassan Fawaz, nel centro finanziario internazionale di Dubai, ad un paio di chilometri dalla costruzione più alta del mondo Burj Khalifa. Dopo un restauro di alcuni mesi è tornato a servire la gustosa cucina italiana nella bella sala che conta una novantina di coperti e innumerevoli minimi dettagli con la proverbiale cura che contraddistingue Annie Féolde. In terra araba la cucina è affidata a Luca Tresoldi (proveniente dal tristellato fiorentino) chiamato a realizzare piatti identitari del tricolore (tanto sapore e niente voli pindarici) ma non solo perché la più fresca burrata può si, arrivare dallo stivale, ma anche da due produzioni locali di formaggi come Casinetto e Promar o attingere dalla Thailandia per le scorte di astici e dall’Australia per le carni. Di sicuro la pasta è home made con ogni criterio italiano: agnolotti “burro e salvia” con zucca mantovana e mandorle, spaghetti alla chitarra con frutti di mare, tortelli verdi farciti con pesto di basilico, crema di mozzarella di bufala e olive taggiasche. E poi la guancia di manzo stufata con crema di topinambur e sfoglie croccanti o il filetto di Wagyu tagliato al coltello, bagna cauda, scorze di limoni di Sorrento e cipollina fresca. Ma prima il paté di fegatini di pollo alla fiorentina o il cuore di carciofo fondente in insalata con asparagi verdi, parmigiano reggiano e limone.

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Le proposte sono diverse e si caratterizzano in base alla formula: per i professionisti provenienti dalla moltitudine di uffici del distretto c’è una pausa pranzo (dalla domenica al giovedì) di alto godimento con un menù ricco di tre portate: zuppa fresca del giorno con pomodori ciliegino, succoso carpaccio di gamberi marinati con capperi fritti, burrata e basilico fresco. Filetto di salmone marinato con crema di patate e porri, spinaci all’aglio e patate croccanti, risotto con funghi porcini ed erbe aromatiche.

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C’è poi l’aperitivo che anche a Dubai prende vita tra le 19 e le 21, in cui vengono proposti calamari freddi serviti con salsa piccante al peperoncino e la pizza artigianale con fontina, pinoli e tartufo nero. Il tutto, ovviamente, accompagnato da un’ampia scelta di vini che contraddistingue già il ristorante fiorentino di fama mondiale, l’Enoteca Pinchiorri. Per chi avesse voglia soltanto di una buona pizza può ordinarne di appetitose: pomodori secchi, olive taggiasche e mozzarella vaccina oppure ricotta o funghi porcini e pesto di basilico, tra le più invoglianti.

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Per finire, in pieno stile italiano, il pranzo della domenica è servito, anche se a Dubai il day off è il venerdì: agnello grigliato con pistacchio di Bronte e crema di melanzane, orata in salsa di sale con salsa di limone, basilico e olio d’oliva, purè di patate con parmigiano e peperoni al forno marinati con capperi, menta e aglio.Ricette italiane dalla cucina, savoir faire in sala. Che bello essere stranieri alle tavole italiane, ora si attende il tanto atteso Expo, calcio di inizio ottobre 2020.

Autore: Giovanni Angelucci

 

Ristorante The Artisan by Enoteca Pinchiorri

Burj Damam Building, Level P5 – DFIC, Dubai, UAE

Tel. +971 04 338 8133

Mail reservations@theartisan.ae

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