Il caso "Chez les nègres" fra radici culturali e sensibilità moderna: la pasticceria cagliaritana si è ritrovata sotto accusa per via del nome sull’insegna. Nome che, però, racconta una bellissima storia famigliare, di ispirazione per i clienti e per le nuove leve. Spiega Salvatore Armetta: “Questa è la nostra identità. Mosse future? Stiamo ponderando, ma l’intenzione non è cambiare la scritta sulla porta”.
Una delle insegne più storiche e apprezzate della città di Cagliari è finita recentemente al centro di un’immotivata polemica internazionale. La pasticceria di via Sonnino, nota da oltre sessant'anni come “Chez les nègres”, in questi giorni è stata bersaglio di critiche per presunto razzismo, sollevate principalmente da turisti francesi e associazioni d'Oltralpe. Quello che per generazioni di cagliaritani ha sempre rappresentato un punto di riferimento dolciario, si è ritrovato improvvisamente nel mirino dei social network, costringendo i titolari a una profonda riflessione sull’ipotesi di cambiare nome. Cosa che, probabilmente, non avverrà: ecco le dichiarazioni della famiglia.
Una storia di immigrazione e talento dolciario

Per comprendere l'origine del nome, bisogna tornare al 1964, quando Mario Miceli arrivò in Sardegna dalla Tunisia insieme alla moglie Aurelia e ai figli. La scelta dell'insegna tutt’ora presente non aveva intenti discriminatori, ma rappresentava paradossalmente un tributo alla condizione di allora: erano proprio i fondatori a definirsi così- Chez les negres-, portando con sé un vasto bagaglio di esperienze legate al colonialismo e all'immigrazione.


Il locale riuscì a rivoluzionare l'offerta cittadina, fondendo la pasticceria francese con quella italiana e arricchendola con influenze nordafricane. Oggi il nome è sinonimo di eccellenza, tanto da guadagnarsi citazioni prestigiose su guide come il Gambero Rosso, senza mai sollevare dubbi sulla moralità della famiglia. “Abbiamo una clientela affezionata che ci ha mostrato tutta la sua solidarietà dopo l’accaduto”, racconta a Reporter Gourmet il maestro pasticcere e titolare Salvatore Armetta. “Ed è per loro che lavoriamo ogni giorno. Per renderli felici e per proporre dolci all’altezza delle aspettative. Mai avremmo pensato di attirare critiche a causa di un nome sulla porta”.
Le scelte future

Nonostante le radici storiche, la sensibilità contemporanea e l'evoluzione della lingua hanno trasformato quella parola in un termine ritenuto offensivo e “coloniale”, specialmente nella cultura francofona moderna. Le segnalazioni dei turisti e il clamore mediatico hanno spinto Salvatore Armetta, che oggi guida l'attività insieme alla moglie Martina e alla zia Angela, a riflettere sul da farsi. “Stiamo valutando: ora c’è troppa ‘carne al fuoco’ per prendere decisioni repentine, ma posso dirvi che l’intenzione non è quella di cambiare nome”, ci racconta Salvatore. E rassicura “Non succederà: la solidarietà della comunità ci ha dato la forza per continuare a lavorare come facciamo da 62 anni. La nostra passione e la soddisfazione quotidiana dipendono dalla gioia di chi entra per chiedere ogni volta il suo dolce preferito. I clienti ci conoscono, conoscono bene anche la storia della pasticceria. Cagliari si è stretta intorno a noi e ci ha fatto da scudo”. Nessun rebranding, dunque. Solo la forza di una generazione che preserva l’eredità del nonno Mario, fra soffici creme e torte decorate.
