Attualità enogastronomica

Chicago, noto chef accusato di violenza sulle donne in brigata: "Abusi, urla e minacce”

di:
Elisa Erriu
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copertina trevor fleming

A Chicago, il caso del ristorante Warlord ha costretto il settore a guardare oltre il mito dello chef e a interrogarsi sul prezzo umano pagato per mantenerlo intatto.

La notizia

Warlord, aperto nel 2023 in North Milwaukee Avenue, aveva conquistato rapidamente la scena cittadina. File all’ingresso, elogi della critica, un’identità forte costruita attorno alla cucina alla brace e alla presenza di Trevor Fleming, chef e uno dei tre soci, spesso raccontato mentre lavorava al focolare, immagine potente e facilmente mitizzabile. Quella superficie, però, secondo numerose testimonianze raccolte da Block Club Chicago, nascondeva una realtà fatta di abusi, relazioni di potere distorte e un clima di lavoro definito tossico da ex dipendenti e donne coinvolte. Per anni, raccontano le fonti, Fleming avrebbe intrattenuto relazioni sessuali con dipendenti, condiviso immagini intime di donne senza consenso e sottoposto lo staff a umiliazioni pubbliche, urla, minacce e ritorsioni. Un comportamento che, secondo più voci, non rappresentava un segreto, ma una presenza costante, tollerata e normalizzata all’interno di una cultura di settore che troppo spesso scambia la violenza per carattere e l’abuso per genio. «La parte più assurda è che il comportamento di Trevor non era un segreto, almeno nell’ambiente della ristorazione, da molto tempo», ha raccontato una sua ex partner, anche lei parte dell’industria. «Ha maltrattato stagisti, dipendenti e donne per anni, eppure il ristorante è stato celebrato ancora e ancora. Non credo che qualcuno dovrebbe trarre profitto dall’essere crudele, violento e irrispettoso… e invece ogni volta che si spende denaro da Warlord si alimentano il suo ego e il suo potere».

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Le accuse hanno trovato un punto di rottura lo scorso gennaio, quando Fleming è stato incriminato per aver condiviso immagini sessualmente esplicite di una donna senza il suo consenso. La donna ha ottenuto un ordine di protezione. Un’altra ex dipendente aveva già fatto lo stesso nel 2025. Entrambe sostengono di essere state insultate, manipolate, fotografate durante rapporti sessuali senza saperlo e di aver visto quelle immagini circolare. Fleming, tramite il suo avvocato Robert Rascia, ha rifiutato di commentare. In precedenza aveva definito le accuse «una caccia alle streghe», sostenendo: «Vengo dipinto come una cattiva persona. Si tratta di ex fidanzate rancorose. Sono solo accuse». Dichiarazioni che si scontrano con un coro di testimonianze coerenti tra loro. Una donna, assunta nel 2023, ha raccontato di aver avuto una relazione con Fleming mentre lui era il suo superiore diretto. Si sentiva sotto pressione, convinta che il suo posto di lavoro dipendesse dal mantenere il silenzio. Nel frattempo, Fleming le avrebbe parlato di altre relazioni con colleghe, rafforzando un clima di competizione e controllo. Nel suo ricorso per un ordine di protezione, la donna ha scritto che Fleming avrebbe tentato di strangolarla con una sciarpa, insultandola e minacciandola di morte. L’ordine è valido fino a marzo 2027. Il racconto di Sam Lyons, ex lavoratrice del settore, aggiunge un ulteriore tassello. Dopo aver conosciuto Fleming via Instagram e aver cenato a Warlord, aveva intrapreso con lui una breve relazione aperta nell’ottobre 2023. Fleming le chiese foto esplicite per proprio piacere; Lyons, dopo aver ottenuto il consenso del suo partner, le inviò. In risposta ricevette immagini e video di Fleming con altre donne. «Mi ha mandato foto e video di altre donne, tutti insieme», ha raccontato. In uno di quei video, una voce femminile dice: «Solo per te, non mostrarlo a nessun altro», nel momento in cui si rende conto di essere ripresa.

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Lyons ha interrotto la relazione e, mesi dopo, ha riconosciuto alcune donne nelle immagini. Nessuna di loro sapeva di essere stata fotografata. «Ho collegato tutto ricordando un episodio in cui aveva inviato una foto del mio sedere in una chat di gruppo», ha detto. «Credo che nessuna sapesse di essere stata ripresa». Una designer, coinvolta in una relazione intermittente con Fleming tra il 2020 e il 2023, ha scoperto l’esistenza di immagini intime solo quando Lyons l’ha contattata. «È stato sconvolgente: non sapevo che avesse scattato quelle foto», ha raccontato. Quando ha appreso che erano state condivise, si è rivolta alla polizia. Anche lei ha ottenuto un ordine di protezione, dichiarando di temere «ulteriori abusi» dopo una storia di violenze verbali ed emotive. «Invito altre donne a denunciare», ha aggiunto. «Il sistema ha preso sul serio la mia sicurezza. Non sono sola e voglio che venga fatta giustizia». Le testimonianze sul clima interno al ristorante parlano di urla costanti, oggetti lanciati, insulti rivolti sia alla cucina sia alla sala. Kendrick Sandifer, ex membro della brigata, ha raccontato che Fleming si vantava apertamente delle proprie relazioni sessuali con dipendenti e clienti. Quando Sandifer si assentava per malattia o per questioni familiari, Fleming lo puniva svuotando completamente la legna destinata al fuoco vivo, costringendolo a rifornire da zero al rientro. «Mi diceva: “Scommetto che non mancherai più un giorno”», ha raccontato. «Era una ritorsione». Un’altra persona, rimasta in cucina per un solo mese nel 2024, ha descritto un ambiente dominato dalla paura, con Fleming che urlava a pochi centimetri dal volto. «Sentivo gli schizzi della sua saliva sulle palpebre», ha detto, ricordando lanci di oggetti e scatti d’ira durante discussioni sui piatti.

Warlord
 

Secondo diversi ex dipendenti, le lamentele erano note anche agli altri due soci, Emily Kraszyk e John Lupton. Nel 2024 si sarebbero svolti incontri interni e consultazioni legali. Quando, nell’estate di quell’anno, quattro lavoratori si sono rivolti all’organizzazione Survivors Know, è partita una lettera formale con richieste precise: indagine indipendente, codice di condotta obbligatorio, formazione anti-molestie, protezione contro ritorsioni. La risposta dello studio legale dei proprietari parlava di un’indagine interna senza riscontri di irregolarità e prometteva miglioramenti futuri. «La nostra identità dovrebbe essere definita da come impariamo e andiamo avanti», recitava la lettera. Fleming è stato sospeso per due settimane. Al rientro, secondo più testimonianze, nulla è cambiato. Un post Instagram del ristorante, «Fishin’ trips over. The Warlords fine», è stato percepito come una presa in giro delle richieste di boicottaggio. «Non volevo imparare nel modo in cui lui insegna», ha detto un ex dipendente. «Gli altri soci gli lasciavano il controllo». Solo dopo l’incriminazione di gennaio, Kraszyk e Lupton hanno annunciato di aver rimosso Fleming dalla società, definendo le accuse «ripugnanti» e ammettendo: «Ha tradito la nostra fiducia». In un messaggio poi cancellato dai social, hanno parlato di spazio sicuro per il team e di ricostruzione del rapporto con la comunità. Per molti ex lavoratori, parole arrivate troppo tardi. «Promesse vuote per un anno», ha commentato uno di loro. Nel frattempo, Fleming resta formalmente proprietario e ha dichiarato di voler aprire comunque un nuovo ristorante, con un nome che suona come una provocazione: Allegedly’s. È tornato in tribunale, sotto monitoraggio elettronico, e affronterà un processo a marzo.

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La vicenda di Warlord non riguarda soltanto un singolo chef. Mette a nudo un sistema che per troppo tempo ha protetto figure carismatiche, confondendo l’autorità con l’arbitrio e il talento con l’impunità. Molti ex dipendenti parlano di cicatrici emotive, di abbandono del settore o di rifugi trovati in ristoranti meglio gestiti. «L’unica vera conseguenza», ha detto uno di loro, «sarà la difficoltà costante a trattenere personale. Senza un ambiente sano, un’attività non può reggere». In un momento storico in cui la ristorazione è chiamata a ripensare modelli, linguaggi e gerarchie, il caso Warlord costringe a una domanda scomoda ma necessaria: quanto a lungo il settore continuerà a confondere il carisma con il diritto di fare male, e il successo con il silenzio?

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