A pochi passi da Primrose Hill, tra le boutique e i caffè color pastello di Regent's Park Road, sorge il 130 Primrose. Questo nuovo indirizzo gastronomico londinese ha scelto di declinare l'accoglienza attraverso una visione tanto nobile quanto concreta: offrire una via d'uscita dalla marginalità a persone senza fissa dimora, rifugiati ed ex detenuti, trasformandoli in professionisti della ristorazione.
Alla guida della cucina c'è un volto noto della critica britannica: Monica Galetti, già colonna del bistellato Le Gavroche e giudice di MasterChef: The Professionals. Il ristorante, gestito come ente di beneficenza, offre ai tirocinanti contratti di sei mesi, formazione e un percorso di inserimento supportato da associazioni partner come Crisis e Big Issue.
Dal debutto al nuovo modello
Il progetto non è nuovo a questa sfida. Nato nel 2024 come Home Kitchen Diner sotto la guida dello chef stellato Adam Simmons, il locale ha vissuto una prima fase complessa ma di successo, con una media di 4,7 stelle su Google e cinque ex partecipanti che hanno già trovato un impiego stabile. "All'inizio avevamo un problema di identità; la gente entrava pensando che vendessimo cucine", racconta il co-fondatore Michael Brown a Big Issue. "Inoltre, su sedici inserimenti avevamo solo due professionisti. Quando il lavoro è aumentato, la gestione è diventata complessa". Oggi, in un mercato difficile a causa dell'aumento del costo della vita, il ristorante si rinnova con il nome di 130 Primrose per stabilizzare il proprio modello e affinare l'offerta.

Una cucina democratica e multiculturale
La proposta firmata da Monica Galetti si allontana dai formalismi dell'alta cucina per abbracciare una dimensione di quartiere accessibile a tutti, dove i classici britannici incontrano influenze mediterranee e mediorientali. “L'alta cucina può limitare la clientela e non è quello che vogliamo. Diamo il benvenuto a chiunque entri nel locale”, spiega la cuoca.
La vera forza del menu risiede nella diversità della brigata:
- Scambio culturale: "Più culture ci sono in cucina, più l'esperienza è stimolante", spiega Galetti, originaria di Samoa.
- Valorizzazione: Il personale è incoraggiato a proporre ricette della propria tradizione da inserire in carta.
- Risultati concreti: Storie come quella di Ade, aiuto cuoco di origine nigeriana che grazie allo stipendio ha trovato un tetto e riottenuto la custodia dei figli, dimostrano l'impatto reale del progetto.

Il vero volto dell'ospitalità
In un'epoca in cui i media raccontano la cucina attraverso la lente dello stress e della performance esasperata – come nelle serie The Bear o Boiling Point – la visione di Monica Galetti restituisce al settore una dimensione umana. La chef, che preferisce non guardare queste finzioni televisive, si concentra sul valore del collettivo e della mentorship, restituendo l'aiuto ricevuto a inizio carriera da maestri come Michel Roux Jr. Per il 130 Primrose, la ristorazione rimane prima di tutto un esercizio di empatia: uno strumento pratico per ridefinire il futuro delle persone, un piatto alla volta. “L'ospitalità è molto più di quello di cui tutti parlano. È cameratismo. È lavorare in squadra. È costruire un team insieme. È la passione di rendere felici le persone. Questo è il vero significato dell'ospitalità, sia per chi lavora in sala che per chi lavora in cucina. Cuciniamo perché vogliamo che le persone apprezzino ciò che facciamo.”