Immaginate un convivio avvolto dal vapore di zuppe vegetariane e dal profumo di erbe officinali, dove l'unica musica ammessa è il crepitio di duecento candele e, talvolta, le note solenni di una colonna sonora di Morricone. All'Eremito, gemma incastonata tra i 3.000 ettari di riserva naturale in Umbria, la cena non è un semplice pasto, ma un rituale liturgico celebrato in un silenzio assoluto. Qui, tra le mura di un antico eremo medievale magistralmente ricostruito, il lusso non si misura in megabit o schermi al plasma, ma nella preziosa assenza di distrazioni.
L'hotel
In questo "monastero laico" dell'ospitalità, la gastronomia sposa la terra. I piatti sono un inno alla semplicità monastica: ricette rigorosamente vegetariane realizzate con i prodotti dell'orto interno o di prossimità, servite in ceramiche artigianali che esaltano la matericità del cibo. L’elemento più curioso? La Cena Silenziosa, come racconta Michelin in uno speciale dedicato. Al rintocco del gong, la parola lascia spazio ai sensi. Gli ospiti, privati della tecnologia, riscoprono il linguaggio del corpo: un cenno del capo per ringraziare del vino rosso, un sorriso esagerato per elogiare una portata. È un'esperienza sensoriale pura, dove il palato diventa il protagonista assoluto, libero dal brusio della quotidianità.

Il rifugio del viaggiatore solitario
Se il mondo esterno ci vuole costantemente connessi, Marcello Murzilli — l'eclettico creatore di questo luogo, già stilista e visionario dell'hôtellerie — propone un ritorno all'essenziale. Le camere, chiamate "celluzze", occupano appena nove metri quadrati. Non troverete vetri, ma materiali che respirano: lenzuola di canapa grezza, letti in ferro battuto, lavandini in marmo e, per i mesi invernali, il calore avvolgente del riscaldamento a pavimento. Contrariamente a quanto si possa pensare, l'Eremito non è un luogo per cuori solitari in cerca di anima gemella, ma per anime in cerca di se stesse. Circa il 70% degli ospiti arriva da solo. "Un viaggiatore solitario ha spesso un bagaglio interiore da alleggerire," spiega Murzilli. "Viene qui per sparire, per poi ritrovarsi."

Un paradosso sociale nel cuore dell'Umbria
La vera magia dell'Eremito risiede nella sua capacità di trasformare l'isolamento in comunità. Sebbene si arrivi soli, ci si ritrova uniti. Dopo la meditazione e lo yoga mattutino, le passeggiate tra i boschi diventano il terreno fertile per confessioni profonde tra sconosciuti. È un hotel sociale dove, paradossalmente, la mancanza di Wi-Fi accelera le connessioni umane: in un'ora ci si conosce meglio che in anni di interazioni virtuali. In questo rifugio alimentato a energia solare, dove l'elettricità è un ricordo lontano e il lusso è rappresentato da una spa scavata nella pietra, la vera sfida è per i viaggiatori più convenzionali. Murzilli sorride ricordando i membri del circuito Bonvoy che, abituati agli standard internazionali, si ritrovano in una cella di pietra: lo shock iniziale si trasforma quasi sempre in una commozione profonda al momento del commiato.

L'Eremito non è solo una vacanza; è un ritorno all'umanità, un luogo dove, come dice il suo fondatore, ci si siede a tavola per nutrire lo spirito prima ancora del corpo.