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Food&Wine, come sarà il 2026? Federico De Cesare Viola: “Il lusso oggi è identità, non apparenza”

di:
Serena Curto
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copertina foodWine

Da Food&Wine a Travel+Leisure: fra bilanci e nuove tendenze, abbiamo chiesto a Federico De Cesare Viola cosa ne pensa degli scenari attuali. A fare da sponda all’America, due progetti trainati da coraggio e fattore umano.

Giornalista specializzato in enogastronomia e turismo, Federico De Cesare Viola è il Direttore Responsabile di Food&Wine Italia e Travel+Leisure Italia, le edizioni italiane dei celebri mensili statunitensi pubblicati da Meredith Corporation. È regular contributor della pagina domenicale del Sole 24 Ore e coordinatore scientifico del Master “Hôtellerie e Hospitality di lusso” della 24ORE Business School. Tanti i riconoscimenti, da ultimo quello dell’Oscar del Turismo 2024 nella categoria “Voci del Turismo”. Una vita, la sua, dedicata a raccontare la bellezza, della tavola e dell’accoglienza, del sapere e del comunicare. Capace di cristallizzare il fascino dei luoghi di cui scrive, un po' come in quei film di una volta, dove il disincanto rimaneva lontano a guardare.

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Il 2025 ha segnato il lancio di Travel+Leisure Italia, la primissima edizione degli Italy’s Best Awards e tanto altro. Che anno è stato? Può essere riassunto con un’unica parola?

Coraggio. Lo riassumerei senz’altro così. Il coraggio di lanciarsi in quelle sfide editoriali che non azzardo nel definire veri e propri atti di fede. Nonostante ad oggi il cartaceo presupponga un’operazione ai limiti della sostenibilità, noi possiamo contare su un ecosistema solido. Siamo riusciti a realizzare una rete che regge questi due progetti attraverso magazine cartacei, una forte presenza digital e gli eventi. E poi, proprio in questi giorni festeggiamo il primo anniversario dal debutto di Travel+Leisure Italia, dopo una lunga trattativa con il quartier generale americano. Un anno intenso e che ha regalato grandissime soddisfazioni, oltre a consolidare la fremente voglia di raccontare un modo di viaggiare con decisa consapevolezza e intenzione. Sin dal primo numero - dedicato a Roma - il riscontro dei lettori è stato pazzesco, mettendo così le basi per una community di viaggiatori uniti dalla stessa unica visione: colta, curiosa ed esigente. Ecco, credo che in Italia mancasse una voce autorevole dallo sguardo internazionale e lontano dal solito racconto stereotipato.

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Food&Wine e Travel+Leisure sono figlie di un lungimirante progetto americano. Progetto che ha impiegato all’incirca mezzo secolo prima di approdare in Italia. Ci sono stati nodi da sciogliere per adattarle alla platea di lettori italiani?

Per noi, innanzitutto, è un valore enorme poterci confrontare settimanalmente con la redazione americana, che è un vero modello di giornalismo di qualità sotto ogni aspetto. Naturalmente, linguaggio e visione del mondo enogastronomico sono nettamente diversi da quello italiano. Ma qual è la difficoltà? Che nel raccontare la cultura americana domestica (così variegata tra tutti i suoi Stati) il lettore non colga i rimandi alla memoria. Un po' come accade anche nel senso opposto: quando raccontano dell’Italia, dei suoi personaggi e delle sue ricette l’approccio è “ingenuo”, proprio perché lontano dalla nostra cultura gastronomica.

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Chi sono i lettori di Food&Wine Italia e Travel+Leisure Italia, cosa cercano sfogliando le loro pagine?

Sono lettori autentici. Voglio dire, sono abituati a leggere e cercano solo contenuti di qualità per approfondire i temi che li appassionano. Oggi purtroppo il giornalismo è come un morso veloce e distratto ed è in questo contesto che offriamo spunti inediti e mai ovvi. Da una parte ci sono le ricette che Food&Wine Italia racconta con precisa accuratezza e che avvicinano gli appassionati di cucina, dall’altra ci sono le avventure di Travel+Leisure Italia seguite da chi viaggia con intenzione. Che sia un giro in idrovolante in terre australiane o una lezione di yoga all’ultimo piano di un grattacielo di Dubai. Sono lettori che amano attraversare il mondo insieme a noi ma che al contempo apprezzano anche la riscoperta dei piccoli borghi italiani.

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Gli Awards di Food&Wine Italia e gli Italy’s Best Awards rappresentano una sorta di giro di boa per la redazione, ma anche per i premiati. Di guide e classifiche però ne esistono tante. C’è chi le accoglie con grande entusiasmo e chi invece le considera non necessarie o addirittura fittizie. Che valore hanno gli Awards?

Per me hanno un valore enorme perché sono premi e liste vere, credibili. Sono premi e riconoscimenti basati esclusivamente su scelte indipendenti della nostra redazione e dei nostri collaboratori, senza ingerenza alcuna degli sponsor o dei partner. Rappresentano una vetrina fondamentale per valorizzare i giovani talenti, per parlare di innovazione autentica e di sostenibilità. Nel caso degli Italy’s Best Awards, è stata un’occasione meravigliosa per celebrare l’arte e la ricchezza di tutta l’ospitalità italiana. Ma non solo. Ha rappresentato l’incontro e il confronto tra tutti gli hotelier, i general manager e i proprietari degli hotel italiani più belli.

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Lasciandoci alle spalle l’ultima edizione, ci sono delle categorie di premi da riconsiderare?

Quanto all’enogastronomia credo che i premi siano assolutamente in linea con tutti i suoi aspetti attuali ed essenziali. Invece, a partire dalla prossima edizione degli Italy’s Best Awards, mi piacerebbe premiare anche il mondo dei viaggi tout court: la miglior esperienza di viaggio o la miglior offerta gastronomica di una compagna aerea, per esempio. Insomma, qualcosa che abbracci più in generale l’esperienza. Un po' come abbiamo iniziato a fare quest’anno con premi legati al design, alla sostenibilità, all’arte e alla cultura. All’interno dei Food&Wine Italia Awards confesso c’è una categoria di premi che mi fa riflettere. Mi chiedo se sia ancora giusto quel confine anagrafico per la categoria Best Under 35. È corretto fotografare i giovani in quella fascia di età? Verrebbe da chiedersi se sia il caso di abbassarla, ma viviamo in un paese in cui i quarantenni sono classificati come emergenti. E se invece andasse alzata? Non so ancora, ci penso spesso.

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È fuor di dubbio che, negli ultimi tempi, Roma abbia premuto sull’acceleratore in fatto di hospitality di lusso. Azzardiamo nel dire che, in termini di progettualità, stia sorpassando la sua attuale proposta di ristorazione?

Si e no. Pensiamo a quella generazione di chef che sta facendo un lavoro favoloso: da Caceres a Ziantoni, Antonini, Scamardella e poi Lippi (per citarne solo alcuni). Una generazione di talenti per cui si può dire che la ristorazione romana sia in grande spolvero e in splendida forma. Il “problema” è che lo è da anni. L’hospitality romana versava invece in una situazione abbastanza depressa. Per tantissimo tempo, addirittura decenni, sono mancati i grandi alberghi con ambizioni internazionali e che incarnassero davvero l’ospitalità di lusso (eccetto qualche nome). Quindi sì, il sorpasso è avvenuto ma quasi per ragioni fisiologiche. Inoltre questa concentrazione incredibile di nuovi hotel di lusso non potrà che far del bene alla città e alla sua ristorazione, portando un pubblico colto, esigente e consapevole anche a tavola. Non dimentichiamo che ospitalità vuol dire anche ristorazione, quindi da questo exploit sono certo deriveranno grandi cose. D’altronde stiamo presidiando il racconto di una città che non è mai stata così dinamica e vivace.

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I parametri di ciò che definisce il lusso sono decisamente cambiati negli anni, complice una maggiore consapevolezza e sensibilità sociale. Cosa significa raccontare il lusso oggi?

Vuol dire essere capaci di andare oltre l’apparenza. Parlare di lusso oggi significa parlare di identità, autenticità, consapevolezza e scoperta anche di sé. Forse a volte lo diamo per scontato ma, a pensarci bene, viaggiamo e ci sediamo a tavola anche per scoprire qualcosa in più di noi, per scoprire un legame vero con il territorio attraverso la sensibilità sociale. E poi c’è una cosa di cui non si può fare a meno, il fattore umano. Ecco, per me questo è davvero qualcosa di essenziale perchè il lusso è legato indissolubilmente al valore delle persone e alla qualità delle esperienze umane che si fanno.

Copertina TL Italia
 

Cosa dobbiamo aspettarci dal 2026: quali nuovi temi o territori narrativi scopriremo sfogliando le pagine dei due magazine e del digitale?

Continueremo a dare solidità e slancio a questo fantastico ecosistema che siamo riusciti a creare, sempre al passo con le tendenze del momento. Ne è un esempio il prossimo numero di Food&Wine Italia in cui si parlerà di caffè, delle sue abitudini e di come la sua cultura sia drasticamente cambiata negli ultimi anni. L’avventura invece sarà la protagonista della prossima copertina italiana di Travel+Leisure, un numero esperienziale per chi ama il turismo attivo. Nuovi territori narrativi? Certamente l’Australia, una destinazione che io e la mia redazione amiamo profondamente e che valorizzeremo con grande cura. Anche quest’anno il calendario sarà ricco di appuntamenti, a partire dal prossimo luglio a New York con il World’s Best Summit 2026: una tavola rotonda su ciò che vuol dire oggi viaggio, turismo e ospitalità nel mondo ma anche focus sulle nuove tendenze. A novembre invece ci ritroveremo con nuove edizioni degli Awards. Una macchina che non si ferma mai e che corre veloce grazie alla squadra che mi affianca. Giornalisti e reporter che prima di essere grandi professionisti sono soprattutto persone appassionate, con uno sguardo fresco e curioso. Ecco, questo nuovo anno inizia con una mia sentita consapevolezza di gratitudine verso il lavoro che amo e che non può prescindere in alcun modo dal mio fantastico team di redazione. È grazie a loro che tutto questo è possibile.

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