Hotel Tradizione e ricercatezza

Posta Marcucci: l'albergo centenario che porta i golosi in un borgo di 30 abitanti

di:
Lucia Facchini
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copertina posta marcucci 1

Un borgo di 30 vite, un'oasi acquatica con sorgenti naturali e un albergo centenario che ribalta gli assunti dell'holiday plan: al Posta Marcucci lo chef Matteo Antoniello riunisce i capisaldi italiani in un amichevole senza limiti geografici, scavallando l'orizzonte della tipicità toscana.

La storia

Se viaggiate spesso, avrete ormai perso il conto degli infiniti riti d'iniziazione che scandiscono la temibile fase pre-partenza. In quel torrido stadio limbico c'è chi chiude a fatica la lampo salendo sulla valigia e chi è costretto a tornare indietro per recuperare la carta d'identità smarrita fra Everest di shorts e scarponcini da trekking. Talvolta l'inquietudine appesta il tragitto; talaltra guasta persino il momento dell'arrivo. Ma alcune mete fanno eccezione, e fungono da case history contro il logorio della vacanza moderna. In Val d'Orcia, ad esempio, la tensione evapora con la stessa rapidità della brina notturna sotto i cocenti raggi estivi.

posta marcucci ristorante terrazza
 

Basta uno sguardo ai pendii pettinati dai cipressi per capire che questo posto premia chi lo sceglie, allontanandosi con fiducia dai circuiti fiorentini per cavalcare l'onda delle morbide colline senesi. Ed è proprio qui, a poca distanza dal confine con l'Umbria, che affiorano le sorgenti naturali di Bagno Vignoni, longeva fonte di attrazione acquatica in un borgo retrò di sole 30 vite.

posta marcucci stefano butturini 2023 07 31 00 58 50
@Stefano Butturini

L'Hotel Posta Marcucci le veglia dall'alto e ne segue il fitto labirinto idrico, tanto da sembrare anch'esso nato dalle viscere della terra. Forse perché, fra un "no, grazie" al turismo massivo e una carezza al panorama protetto dall'UNESCO, l'approccio soft della famiglia Costa ha semplicemente amplificato il bello che regna supremo in questa mini-porzione di Toscana.

posta marcucci
 

L'hotel

Crazy but true, il duo di piscine che inonda l'occhio all'entrata è frutto di una pura scoperta casuale: galeotta fu l'idea di trasformare l'antica locanda, già rifugio dei copiosi pellegrini, in un albergo comfort verso la metà del secolo scorso. Proprio allora, durante i lavori di ristrutturazione, i fondatori videro emergere dal suolo il primo rivolo caldo alla temperatura di 49 gradi (un unicum in Italia): nacque così il progetto della piccola oasi termale oggi gestita dai Costa, già alla guida de La Perla di Corvara e subentrati ai Marcucci nel 2017.

posta marcucci salottino
 
posta marcucci piscine
 

Sarebbe però riduttivo limitarsi a descrivere i benefici delle immersioni nelle vasche terapeutiche, il rituale dei massaggi in Spa o l'imprinting col polmone verde che spande i suoi colori tutt'intorno, dal salottino al ristorante "aereo": la prevedibilità, qui, gira a largo da ogni ambiente, ribaltando spesso gli assunti dell'holiday plan.

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posta macucci 2
 
posta marcucci camera
 

Quindi, ad esempio, sul far del'aperitivo ci si raduna nel chiosco all'aperto o nel cocktail bar straripante vinili, dove il bravo Alessio Crovella crea twist pensati per elevare i drink all'altezza del panorama, dosando i gesti in parti uguali fra un St Germain Spritz con Franciacorta, lime e menta e un piacevole infuso low alchol settato sul frutto; per gli inguaribili romantici, le notti del fine settimana sono allietate da lunghi bagni sotto le stelle; e ancora, nel parco c'è un doppio campo -da bocce e da tennis- che durante il soggiorno invita (o sfida) i patiti della palestra a riscoprire gli sport outdoor.

barman alessio crovella
 
posta marcucci cocktail
 
posta marcucci campo tennis
 

Ma, soprattutto, il resident chef Matteo Antoniello sa bene come orientarsi in quello slalom di richieste e aspettative che è l'hotellerie toscana, drizzando le antenne per captare le voglie (più o meno silenti) degli ospiti adepti al culto della tavola.

matteo antoniello in cucina
 

Dei piatti risalta l'ossatura sottile e, al contempo, salda nelle sue articolazioni: una minuzia diffusa che investe anche le proposte più smart. "Teniamo i piedi piantati in collina e lo sguardo fisso all'orizzonte: la nostra cucina riflette un ecosistema plurale, senza farsi imbrigliare nelle redini di una prossimità forzata", racconta, attizzando la fiamma dell'interesse.

matteo antoniello 3
 

Così il menu raggruppa pici e capesante, carni a lunga frollatura e risotti dal lungo eco citrico, dolci speziati e gelati all'olio d'oliva locale. Il bandolo della matassa? La rincorsa dell'artigiano vero, ovunque esso si trovi. "Credo che il primo anello della catena etica sia il rispetto. Per dire: quando si sceglie la carne o il pesce, non conta solo la provenienza; occorre piuttosto conoscere il vissuto dell'animale, affinché possa intrecciarsi col nostro".

matteo antoniello
 

Concetto applicabile su tutta la linea, dai vini ai derivati: basti pensare che la soffice omelette servita a colazione incorpora uova di galline allevate con musicoterapia e libere di razzolare in ampi spazi verdi. Che ci crediate o meno, la differenza risulta immediatamente percepibile. Ma cosa può aspettarsi, il taste hunter navigato, da una cena "ai piani alti" dell'hotel?

posta marcucci brigata
 

Il ristorante

La sala pare una bomboniera vermiglia che fa da grandangolo alle alture circostanti; la carta uno zoom sulle eccellenze italiane, riunite in un amichevole senza smania di confronto. Lo chef, formatosi nel contesto alpino de La Stüa de Michil accanto a Nicola Laera, tiene però fede ai suoi natali campani, switchando spesso la proteina su note fresche e limonate.

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@Stefano Butturini

Gli dà corda un sommelier di rango come David Falsetti, capace di azzerare il contachilometri nello spazio di una caption: il sorso viaggia fluido dell'Umbria alla Borgogna, volando raso sulle realtà semisconosciute ancora da mappare.

david falsetti
 

Va dritto in porta il tiro d'esordio, col carboidrato ad ammansire i corposi sapori di zona. Sul piatto, un patè di fegatini di pollo, pan brioche di grani antichi del mulino d'Orcia, noodles di cipolla rossa di Certaldo e un lieve gel al Vin Santo. L'egocentrismo delle frattaglie bacchettato dai sentori gemelli del bulbo e del fine pasto alcolico, che gira anche nel bicchiere grazie all'ottimo Sant'Antimo Fanti 2015. "Ho voluto 'raffinare' il tipico patè di uso regionale, ottenendo una trama liscia e meno granulosa. La cipolla viene invece marinata sottovuoto per preservarne l'anima intatta", spiega Matteo. E alla fine è un restyling del crostino verace onnipresente nei ricettari casalinghi toscani, che ora corre sospeso sul filo della modernità.

matteo antoniello pate di fegatini
 

Tiene desta l'attenzione la Capasanta scottata con scarola liquida, salsa al nero di seppia, uvetta e pinoli. La verdura che da contorno diventa dressing e una salinità spinta in cui il frutto inietta la giusta dose di dolcezza. Quasi un bacio rubato alla Campania, perché in fondo "cucina di territorio significa sentirsi parte del contesto in cui si vive, senza dimenticare da dove si viene e dove si vuole andare", chiosa lo chef.

matteo antoniello capasanta con nero di seppia uvetta e pinoli
 

Ma gli effluvi di Costiera partono pure da un risotto patchwork come quello fisso in carta, "nato dalla mia passione per il pane con la mortadella, condita da uno spruzzo agrumato". Il salume figura a mo' di spuma, il frutto in due sembianze: "Da un lato polvere di bucce essiccate, dall'altro cubetti canditi, che realizzo in 4 giorni pieni di lavorazione". Una pioggia sottile di pistacchio riprende al volo la grassezza suina: "Così il panino diventa primo". Semplice a dirsi; in realtà il quid acidulo apre nuovi spiragli nel rapporto animale- vegetale.

Matteo Antoniello risotto mortadella e pistacchi
 

È invece una panure croccante, il corollario dello Spaghetto all'astice, mantecato nella sua bisque di soli carapaci con l'aggiunta di succo e zeste di lime. Da sopra in sotto, la forchetta scopre un nido di cremosità accentuata dal burro al limone, che fa il paio col crumble di pane profumato alle erbe dell'orto. Fra i secondi non manca la ricerca sul pesce, fermo restando un tesoretto di carni a lunga frollatura che Matteo accudisce con animo paterno: "Mi diletto a proporre tagli dalla marezzatura differente: Chianina, Pisana o Maremmana, tutte sottoposte a umidità controllata e monitorate fino a superare i 60 giorni di maturazione". Noi abbiamo assaggiato la prima, in pole position per la fibra burrosa e l'umami persistente. David versa un Montefalco Sagrantino Docg 2015 firmato Fracanton, dal finale lunghissimo che supporta a dovere il boccone.

matteo antoniello grigliata di carne
 

L'ultima strofa chiude in poesia la lirica errante: lo chef propone una Bavarese allo zafferano dell'Afghanistan, caffè arabica e capperi di Pantelleria. "Accostamenti che in origine avevo pensato per un risotto, poiché sono tre ingredienti fra loro opposti e complementari, con le note calde della spezia e quelle pungenti di tostatura, unite alla sapidità strong del vegetale. Poi ho traslato il concetto sul dessert per lasciare agli ospiti un ricordo emotivo, oltre che gustativo, della cena appena conclusa". Lo zafferano è infatti prodotto dalle donne afghane che la famiglia Costa sostiene, con la sua fondazione, nel raggiungimento dell'indipendenza economica e personale. Un crogiuolo di culture al cucchiaio che unisce due mondi nello stesso, dolce abbraccio.

matteo antoniello dessert zafferano
 

Indirizzo

Albergo Posta Marcucci

Via Ara Urcea, 43, 53027 Bagno Vignoni SI

Tel: 0577 887112

Sito web

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