Chef

Benjamin Nast: “Faccio alta cucina, ma mangio McDonald's: la vita vera è fuori al ristorante”

di:
La Redazione
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Il top chef Benjamin Nast scatena le polemiche demolendo i tabù dell’alta gastronomia tra elettrodomestici casalinghi, Big Mac e una mappa intima di Santiago del Cile.

Nel tempio spesso ovattato e un po' autoreferenziale della haute cuisine, dove la venerazione per la materia prima e le cotture ancestrali rasenta il fanatismo, c'è chi sceglie deliberatamente di spezzare l'incantesimo. Benjamin Nast (classe 1984), vulcano creativo nato in Germania ma consacrato tra le punte di diamante della ristorazione sudamericana, non ha alcuna intenzione di recitare la parte del vate gourmet quando si spengono i riflettori della brigata.

La sua filosofia domestica ha fatto sobbalzare i puristi della disciplina, complici le recenti dichiarazioni a El Paìs: "Se sai usare un frullatore e un forno a microonde, puoi creare cose meravigliose. Come una frittata perfetta, ad esempio. La tecnica non risiede nel fuoco a legna, ma nella consapevolezza della trasformazione."

Un’affermazione che ha acceso un vivace dibattito tra gli amanti del feticismo culinario. Eppure per Nast — reduce dai successi concettuali del suo De Patio, convertito dopo la pandemia nel ludico Demencia a Vitacura (ispirato al celebre Tickets di Albert Adrià), oltre che mente dietro De Calle, De Caleta al Casinò Monticello e giudice televisivo — il confine tra sofisticazione e quotidianità è molto più sottile e permeabile di quanto si creda.

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La dispensa reale: il Big Mac

Laddove ci si aspetterebbe di scovare nel frigorifero di un grande chef caviale, burri normanni affinati o estrazioni fermentate, la realtà casalinga di Nast risponde a una confortante semplicità: maionese, prosciutto, formaggio, uova e frutta fresca — la struttura essenziale per la sacra arte del panino improvvisato.

Nessun fornitore di nicchia per i pasti di tutti i giorni: la spesa della settimana si fa il venerdì pomeriggio insieme ai figli presso un piccolo supermercato Santa Isabel a Vitacura, integrata all'occorrenza con acquisti rapidi via app. Un approccio genuino condensato anche nel suo ultimo libro di ricette, ¡Tengo hambre, papá!, nato proprio cucinando a casa con i suoi bambini. E di fronte alla domanda sui piaceri inconfessabili, lo chef non cerca scuse o pose intellettuali: "L'ho detto mille volte e non mi vergogno: mi piace moltissimo McDonald's, soprattutto il Big Mac."

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Pragmatismo ed evoluzione

La parabola di Benjamin Nast — formatosi alla Scuola Francese di Cucina prima di intraprendere importanti tappe internazionali — mostra la maturità di un professionista che sa scindere lo spettacolo dalla sostanza. Se il suo primo grande progetto De Patio rappresentava il rigore tecnico e l'esercizio stilistico, la svolta con Demencia e i format di street food dimostrano che la cucina contemporanea deve prima di tutto divertire e nutrire, spogliandosi dell'ansia da prestazione.

In un'epoca di cuochi star che si prendono troppo sul serio, la lezione di Nast è disarmante nella sua semplicità: la vera maestria sta nel dominare le tecniche, senza mai dimenticare che la vita vera accade fuori dalla cucina del ristorante.

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