Uno show di costiera che aggiorna l’idea di vacanza di lusso, dal benvenuto in camera con torta caprese ai cocktail pensati per tuffarsi nel vivo della notte isolana. Al Punta Tragara le tavole sono due: lo stellato Le Monzù e un'insegna a bordo piscina dove mangiare a suon di dj set. In cucina il tocco lieve di Antonio Pedana, che disegna sul piatto un itinerario "surf and turf" diviso fra abissi, macchia e costa.
L'Hotel
Se Capri è un palcoscenico verticale per gli approdi appariscenti, la punta estrema dell'isola ha scelto decisamente un altro tipo di lusso. Qui, quando il sentiero devia dal viavai delle boutique e l’aria inizia a profumare di pini marittimi, dalla roccia sembra quasi sbocciare una fioritura di terracotta: uno di quei pochi casi in cui la geografia diventa architettura senza disturbare il paesaggio. Benvenuti (o bentornati…) al Punta Tragara, figlio dell'impronta modernista de Le Corbusier, che lo immaginò come un guscio d'argilla incastonato nella falesia per proteggere "il corpo, il cuore e il pensiero".


Ad abbracciare l'occhio, un climax di terrazze in tinta con l'ecosistema e le sale fronte abissi che fanno da sentinelle ai faraglioni. Ma il set da film estivo racconta molto più di quanto si possa pensare: pochi sanno che, prima di diventare un’istantanea d’ospitalità, quest'antica dimora convertita in 5 stelle ha visto sfilare la storia vera, tracciando una linea del tempo "animata" fra arazzi, mosaici e ceramiche che da anni ravvivano gli interni. Di più: Punta Tragara fu il quartier generale americano sull'isola durante la seconda guerra mondiale, ospitando i silenzi strategici di Churchill ed Eisenhower, per poi trasformarsi sin dal 1968 nel rifugio privato del Conte Goffredo Manfredi con lo sfavillìo amarcord della Dolce Vita. Va da sé che oggi la scelta di regalarsi una parentesi di agio non sia dettata dal solito hype di stagione; piuttosto, dalla voglia di sintonizzarsi su una frequenza naturale in cui l’eleganza ha trovato il giusto tono di voce.


L’accoglienza, le suite...e i riti del mattino
Per entrare appieno nel flow vacanziero si parte dalla hall, laddove il benvenuto ha la fragranza di una limonata espressa con relativa "spalla zuccherina" di frutta disidratata: è una sorta di ambientamento pre check-in che scaccia i postumi del viaggio in attesa di ammirare dal vivo la suite. Senonché, appena varcata la soglia della stanza vedrete arrivare in corsa una mini-torta caprese ancora tiepida, seguìta a ruota da uno Champagne tenuto al fresco nel secchiello del ghiaccio. A proposito: il vero show di costiera debutta nella Pegaso Etro, la penthouse di punta dell'hotel letteralmente sospesa tra pietra e nuvole; un bijoux d'autore dove il bianco caprese e l'intenso grigio vulcanico dei pavimenti imbastiscono una "tela locale" per gli arredi di Etro Home Interiors, con l'Albero della Vita ritratto sulle pareti a proiettare gli ospiti in modalità zen.



Neanche a dirlo, al risveglio l'unico pensiero "extra" sarà quello di decidere se rifocillarsi direttamente in terrazza: giusto il tempo di indossare le infradito e ammirare il sole nascente per godere di un mini-buffet esterno in solitaria. Il consiglio, però, è di optare almeno una volta per il breakfast a Le Monzù (di giorno area colazioni, di sera ristorante stellato), viste le grandi finestre a vetri protese sul promontorio e la passerella di sfizi campani in continuo turnover durante il rito mattutino. Quale che sia lo sfondo, non troverete (solo) la consueta pasticceria d'albergo: il crock dei taralli e delle pizzette rosse spezza di volta in volta la cremosità dello yogurt di bufala e delle trecce di mozzarella di giornata, calde e lattiginose come vuole l’uso campano. Per i puristi del dolce, la Caprese raddoppia invece nella sua controfigura al limone, mentre le sfogliatelle “contagiano” gli ultimi arrivati con l’eterno dilemma partenopeo: riccia o liscia? A voi la scelta!



Lo chef e il ristorante stellato Le Monzù
Spoiler alert: torneremo a breve su Villa Azzurra e sull'agile formula a bordo piscina del Poolside & Grill Restaurant. L'imprinting a tavola, infatti, tocca l'apice nella degustazione a Le Monzù, insegna capace di radunare in un menu l'intera biodiversità isolana -dal crostaceo nobile all'agnello di prossimità, fino al raviolo caprese e i dessert di matrice botanica. Nel backstage, il giovane chef Antonio Pedana, cresciuto tra i fuochi di famiglia prima di collezionare esperienze di rilievo, da Dublino alle sponde gourmet di Taverna Estia.

Ne deriva un itinerario "surf and turf" diviso fra abissi, macchia e costa, nonché in grado di pescare a piene mani dall'humus gastronomico regionale. Equilibrio, questo, che dà forma a tre diversi percorsi degustazione: Le Origini, centrato sui signature; Contrasti, specchio dell'upgrade annuale; Natura, in ottica vegetariana (ferma restando la ricca carta di stagione). Li narra una sala interattiva, forte di una cantina che raduna numerose referenze campane con focus interessanti sulle attività di piccola estensione.


I nuovi piatti 2026
Il benvenuto scorre sul filo della pungenza vegetale, schivando la prevedibilità del solito amuse bouche. A sorpresa, il sorso d'esordio si fa "solido' nel Dirty Martini all'estratto di olio extravergine e Gin del Professore: davanti a noi, il drink diventa un'oliva da addentare per resettare i recettori col suo piglio green -solo, però, dopo aver gustato i Conetti al gel di lampone e cipolla rossa di Tropea e la Tartelletta di pasta brick con zucchine alla scapece. Un morso, quest'ultimo, in cui l'aceto dà dinamismo senza "graffiare" e la menta rinfresca piacevolmente la persistenza della zucchina.


Spesso considerato un semplice intermezzo, per Antonio il servizio del pane è una piccola dichiarazione d'intenti artigianale. Accanto alla pagnottina bianca lievitata per 48 ore, dei grissini con rosmarino e scaglie di sale Maldon ed uno dei migliori a sfogliati da noi assaggiati negli ultimi mesi: quello al lime e pepe rosa, col burro "scaldato" dall'agrume e dalla spinta floreale della spezia. Il tutto accompagnato da un olio monocultivar Coratina di "sfacciata" lunghezza erbacea, che prepara la mandibola alle prime corse del tasting. Nello Sgombro marinato il coup de théâtre è la rilettura della classica romesco catalana, qui arricchita con ostriche Gillardeaux. Un matrimonio perfetto, poiché la salsa fonde la dolcezza affumicata del peperone e dei pomodori arrostiti con l'umami del mollusco. Nella scarola ripassata, l'uso del pistacchio al posto dei pinoli cambia definitivamente le carte in tavola, tirando fuori accenti resinosi in accordo con la rotondità della verdura.

Ma il vero bridge starter è il Lombo di coniglio con porro, pera e senape in agrodolce: una portata iniziale che potrebbe tranquillamente evolvere in un secondo strutturato. All'interno del lombo, prezzemolo, aglio e le cosce del coniglio stesso creano una farcia succulenta che, oltre al selvatico, profuma di no waste e di consapevolezza. A sigillare l'assaggio, il vigore dei semi di senape e la profondità di un jus di coniglio ben tirato. Proprio quando ci si aspetterebbe il classico raviolo caprese, Antonio converte la "mascotte" dell'isola in un Bottone di pasta fatta in casa, contenente un ripieno quasi lavico a base di provola affumicata. Lo stacco con la callosità della sfoglia si compie attraverso l'aggiunta di un'essenza di crostacei ottenuta per riduzione estrema dei carapaci dei gamberi. Praticamente un assoluto di mare che combina la grassezza salina del gambero a quella lattica della provola: taste explosion!

Il piatto forte della cena? Le Trottole di Gragnano, vongole, seppioline e fagiolini. A colpire, l'estensione dell'ortaggio che riempie in modo potente le guance, duellando con la polpa salmastra dei mitili. Siamo lontani dal solito primo ai frutti di mare; prevale, piuttosto, il ping-pong continuo fra iodio e clorofilla.

Svela un'indole tenera il Lombo di agnello, coulis di menta e carciofo con quinoa soffiata. La sua pancia viene scottata sul carbone vivo, per mostrare una fibra burrosa alla prova del taglio: pomessa mantenuta. Fra i dolci, un best seller come la Torta della nonna prende forma inedita grazie all'aggiunta delle mele verdi, sia in gel che "effetto sorbetto". Al pinolo è affidato lo scatto di mandibola finale, rigenerante per il bis di temperature opposte.


Lo spettacolo di Villa Azzurra, dalle suite con cucina privata alle uscite in yacht
Terminato il tour per le papille, torniamo a curiosare nei dintorni: a breve distanza dal nucleo principale, per chi cerca il privilegio dell'isolamento totale il baricentro si sposta a un soffio dalla promenade di Via Tragara, verso Villa Azzurra. All'interno, le vetrate a piena altezza annullano il separé fra la zona giorno, impreziosita da pavimenti in travertino, e il Mediterraneo, donando una vista in prima fila sui Faraglioni così ravvicinata da dar l'illusione di toccare con mano gli speroni. Tre suite padronali, inoltre, definiscono l'intimità degli interni, dove la moderna cucina a vista invita a cene private e informali. Fuori, il paesaggio appare monumentale: le ampie terrazze scendono "a cascata" verso l'acqua e la piscina a sfioro si allunga dritta sull'orizzonte creando un'unica distesa blu cobalto. Manca qualcosa? Sì, un'esperienza che si estende fino all'acqua grazie alle uscite personalizzate a bordo del Riva Diable 68, lo yacht di 21 metri a disposizione della villa con cui esplorare calette nascoste o spingersi, con itinerari ad personam, fino alla Costiera Amalfitana.

Il Poolside Grill&Restaurant e la mixology d'autore di Roberto Visone, fra i migliori bar manager campani
Se i trattamenti aromatici della Narducci Wellness -con formulazioni clean e vegane del brand Insìum per l'effetto anti-età – sciolgono le tensioni del corpo, la mixology di Roberto Visone è la coccola liquida di cui si ha bisogno per entrare davvero nel mood della sera caprese: il suo è un tocco lieve sui profumi dell'isola azzurra, complice l'uso di elementi citrici, spezie e vermouth di ricerca. Dunque, al Tragara Club la performance si sposta per l'occasione "sul tavolo" dell'ospite, coinvolto attivamente nella preparazione dei drink mentre lo staff taglia al coltello i grandi blocchi di ghiaccio home made per preservarne la purezza e la temperatura.

Notevole il Corbusier (in carta ogni miscela prende nome da personaggi o ambienti caratteristici, ndr), composto da Solaro Gin, Limoncello, Prosecco e sorbetto al limone. Roberto armonizza pure l'accoglienza informale del Poolside Grill & Restaurant, tarato su ricette genuine ma composte nella presentazione. Sedetevi col dj set poco distante dai tavoli in stile "beach club privato", ordinate un polpo alla piastra dai tentacoli morbidi e chiedete le Polpette alla chiummenzana, spin-off vegetale in cui il cuore di melanzane convincerà anche i carnivori convinti.


Per gli ultras della pizza, l'impasto H²O resta una garanzia di digeribilità e condimenti leggeri. E così, nell'after dinner, odinare una Delizia al limone mentre le due piscine d'acqua dolce dell'hotel riflettono i bagliori della notte è l'esatto momento in cui si capisce che da questo posto, in fondo, non si vorrebbe ripartire mai.

Contatti
Punta Tragara Hotel
Via Tragara, 57, 80073 Capri -NA
Telefono: 081 837 0844