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Cho Eun-hee, miglior chef asiatica 2026: “Solo se uno chef sta bene i piatti emozionano”

di:
La Redazione
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copertina cho eun hee

La miglior chef asiatica 2026: "Bisogna evolvere per fare bene ristorazione".

Foto di copertina: @lamainedition

Nelle sale luminose e silenziose di Onjium, a Seoul, il tempo non scorre: sedimenta. Non è un semplice ristorante, ma un laboratorio di pensiero dove la gastronomia dialoga con l’architettura e il design. Al centro di questo ecosistema culturale siede Cho Eun-hee, recentemente insignita del titolo di Asia’s Best Female Chef 2026. Per lei, questo premio non è un traguardo individuale, ma un atto di giustizia poetica: una restaurazione storica che riporta la luce sulle donne coreane, custodi silenziose di un sapere millenario che per secoli è fiorito lontano dai riflettori, tra le corti reali e i templi buddisti.

L'etica del gesto: oltre la tecnica

"Il buon cibo non nasce dalla sola perizia millimetrica", spiega la Chef a 50 Best, con la pacatezza di chi ha dedicato una vita intera all'insegnamento prima di indossare la giubba. "Inizia da un atteggiamento. Le tecniche, prive di una disciplina interiore, sono destinate a svanire". Secondo la filosofia di Cho Eun-hee, esiste un legame inscindibile tra l'anima di chi cucina e il piatto che arriva in tavola. "Solo quando uno chef è sano, equilibrato e ama veramente cucinare, il suo cibo può davvero emozionare le persone". Lo stato mentale del cuoco è l'ingrediente invisibile, la vibrazione che trasforma un nutrimento in un'esperienza trascendentale.

cho eun hee
 

La tradizione come organismo vivente

Mentre l'Occidente ha codificato l'alta cucina attraverso il rigore militare delle brigate di Escoffier, la Corea ha preservato la sua identità attraverso la sensibilità femminile, fatta di cura e pazienza. Al Onjium, Cho Eun-hee e il collega Park Sung-bae non si limitano a replicare antichi ricettari. "Non siamo tassidermisti del gusto", afferma con orgoglio. "Modernizzare non significa copiare forme del passato, ma tradurne lo spirito nel linguaggio dei sensi odierni". La cucina reale coreana, spesso fraintesa come mera ostentazione di potere, viene qui svelata nella sua essenza: un ordine superiore basato sul rispetto delle stagioni e sulla salute del commensale.

Cho Eun hee and Park Sung Bae portrait photo credit ONJIUM 1024x683
 

Il tempo come ingrediente: la cultura della fermentazione

Se si dovesse distillare l'anima della tavola coreana in un solo concetto, questo sarebbe l'accumulo del tempo. In un mondo gastronomico ossessionato dalla velocità e dalle mode effimere, il lavoro di Cho Eun-hee celebra la fermentazione. Salse come il doenjang o il gochujang non sono semplici condimenti, ma archivi di sapore che richiedono anni per giungere a maturazione. Entrare da Onjium significa immergersi in una visione totale della cultura. La Chef sottolinea come un piatto non possa essere slegato dal contesto: le stoviglie, la luce che filtra nella sala, persino la consistenza dei tessuti hanbok creati negli atelier del centro, concorrono a creare l'armonia. Ai giovani talenti che studiano sotto la sua guida, Cho Eun-hee non insegna solo a maneggiare un coltello, ma a interrogarsi sul perché un ingrediente meriti rispetto.

Cho Eun hee Dish 1 credit ONJIUM scaled
 

Il suo lascito per la prossima generazione di chef è un invito alla profondità: "Voglio essere ricordata come colei che ha portato avanti l'eredità. Spero che il mio percorso spinga i giovani a studiare più a lungo, ad andare oltre l'immagine da consumare velocemente, per diventare orgogliosi portatori del peso e della bellezza della nostra cultura".

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