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Tutto su Michaël Arnoult: dal borgo di 300 vite a unico nuovo 3 stelle francese

di:
La Redazione
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copertina les morainieres

C’è un angolo di Savoia che non compare nelle cartoline delle stazioni sciistiche patinate. È un luogo di vigne scoscese e silenzio, dove il fiume Rodano disegna curve lente sotto l’ombra della Dent du Chat. Qui, in un ex magazzino del vino trasformato in santuario del gusto, Michaël e Ingrid Arnoult hanno appena scritto la storia: il loro ristorante, Les Morainières, è l’unico nuovo Tre Stelle Michelin della Francia per l’anno 2026.

Dalle Alpi al tetto del mondo

La storia di Michaël Arnoult non è quella di un "enfant prodige" mediatico, ma di un artigiano meticoloso che ha scelto la Savoia quasi per scommessa. "Non siamo di qui, io vengo da Orléans" ha raccontato lo chef a Matthieu Launois per la testata Radio France. "Abbiamo puntato il dito sulla cartina, è atterrato sulle Alpi". Dopo l’apprendistato fondamentale con Emmanuel Renaut al Flocon de Sel, nel 2005 la coppia rileva una vecchia cantina a Jongieux. All’inizio erano soli, oggi guidano l’Olimpo della ristorazione mondiale.

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Un dialogo con la storia

Il ristorante abita i volumi di un’antico scantinato in pietra, riportato al suo originario splendore con un restauro devoto e umile. L'edificio, un tempo fulcro di una tenuta dedicata ai tesori della terra — dal vino ai tartufi, sino ai funghi più pregiati — fu eretto dalla visione di un celebre albergatore di Aix-les-Bains. Il ritratto del fondatore, che ancora oggi veglia sull'ingresso, non è un semplice elemento decorativo, ma il custode di un’eredità che continua a vivere in ogni dettaglio. Sostare a Les Morainières significa partecipare a un racconto che perpetua la storia locale, in un’atmosfera dove il carattere del passato incontra l'eccellenza della tavola contemporanea.

Il verdetto dell'ispettore: "Un talento che non cerca i flash"

Secondo la Guida Michelin, che ha inviato i propri ispettori a testare l'esperienza tra le vigne di Marestel, il segreto del locale risiede in una coerenza assoluta tra paesaggio e piatto. Un ispettore Michelin, ad esempio, ha ricordato la particolare vocazione della struttura: si tratta di una "longère" (casa colonica) isolata, dove l'arredamento minimalista sui toni del grigio serve a non distrarre dalla vista panoramica e, soprattutto, dalle creazioni dello chef.

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Ancora, gli ispettori descrivono lo chef come un uomo instancabile che "lavora quasi interamente da solo", lontano dalle brigate oceaniche degli hotel di lusso. La sua è una cucina che dà voce al territorio. Qualche esempio? I pesci d'acqua dolce come il lavaret (féra) del Lago di Ginevra o il pesce gatto; i tesori del suolo, rappresentati dai funghi coltivati nelle grotte di La Motte-Servolex e i tartufi savoiardi. Infine, l'umiltà e la capacità di trasformare il cardo di Plainpalais, un ortaggio dimenticato, in un capolavoro grazie a una salsa al burro di pollame definita "straordinaria".

L'emozione di un traguardo collettivo

Mentre la prima e la seconda stella, a detta dello chef, portarono con sé una certa dose di pressione, questa terza corona sembra aver portato soprattutto consapevolezza. "È un’emozione che non avevamo mai provato prima" ha dichiarato Arnoult sempre a Radio France, sottolineando come il premio appartenga a tutto il villaggio di 300 abitanti e ai viticoltori locali.

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Nonostante l'enorme afflusso di prenotazioni seguito all'annuncio del 16 marzo, la filosofia a Les Morainières non cambierà. La gestione di sala di Ingrid Arnoult continuerà a essere discreta e sobria, lasciando che le salse (lasciate al tavolo in generose ciotole, per la gioia degli ispettori) e i piatti d'autore come la tartare di gamberi di fiume parlino da soli.

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