Cose buone nel bosco, l’evento – prima parte

Gli chef Herbert Hintner, Lorenzo Cogo, Yun Yong Soon, Woo Heon Jin e Roberto Petza, con i loro piatti hanno dato vita a “Cose buone nel bosco”, eccellente manifestazione gastronomica immersa nella natura mediterranea della Sardegna.

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L'Evento

Cose buone nel bosco

Giusto il tempo di rispondere ad una telefonata mentre guido verso Cagliari, durante la quale mi vengono preannunciati alcuni nuovi progetti gastronomici che dovranno svolgersi in territorio sardo, divenuto oramai, pare, crocevia quasi obbligatorio per noti cucinieri avvezzi alla vita patinata delle stelle Michelin, ma ancor di più abituati a lavorare mediamente 13/14 ore al giorno per almeno 6 giorni alla settimana.

Mi volto, e sul sedile passeggero della mia auto c’è un giovane 27enne assopitosi un attimo dopo aver trascorso un’ estenuante giornata lavorativa testando tecniche futuristiche per un nuovo piatto che farà molto discutere. Lo vedo lì Lorenzo Cogo, la più giovane stella europea del firmamento Michelin. Gli occhi chiusi ed un’ aria in fondo serena per un ragazzo che deve sostenere un’ impresa artigianale – commerciale italiana, in questi tempi impossibili, dove tutto è per gli altri e quasi niente ti resta.

Come se non bastasse, si porta addosso la costante pressione dei media food & wine, che ultimamente hanno il loro bel da fare a divulgare ricette e storie di fornelli quasi 24h su 24. Penso, in fondo è una rarità vedere Cogo in questa veste, li seduto nella mia auto mentre si rifocilla. Una bella immagine che fa sempre ben sperare, quella di un giovane italiano agguerrito vinto dalla stanchezza, poiché assorbito dal vortice di un lavoro frenetico, che costruisce il proprio futuro con sacrificio costante. Dorme. Abbasso il volume della musica, e lascio che il suo viaggio continui in una dimensione onirica.

La giornata precedente l’ abbiamo trascorsa in giro per Cagliari, prima a pranzo dallo chef Stefano Deidda, poi nel lungomare Poetto. Alle 19 una birra e una doccia veloce dall’ amico Maurizio per non rientrare alla base ed arrivare in orario al Parco della musica per il Jazz Expò .

Foto di Marco Floris

Infatti, non avevo nessuna intenzione di perdermi il concerto della pianista Hiromi Uehara che, come supponevo, ha dato vita ad un concerto strabiliante. Giovane talento, pianista geniale, tra i più elogiati del pianeta, se non dell’universo, poiché a mio parere trattasi di forma di vita proveniente da ignote galassie. Piccola, delicata, quasi una caricatura di se stessa in certi momenti, che poi improvvisamente diventa un tutt’ uno con il suo strumento, come spesso accade ai musicisti veri, ed allora s’ impettisce, s’ imbizzarrisce, tirando fuori una forza ed un temperamento inconsueto, inaspettato. Forse, inconsciamente, volevo che Lorenzo assistesse a quel concerto, in fondo diverse similitudini accomunano lo chef alla pianista, entrambi ragazzi prodigio, anche lui oramai quasi all’ unanimità considerato giovane talento emergente non solo italiano, non solo europeo, e la sua cucina valutata in linea con le tendenze gastronomiche planetarie del momento.

A breve saremo a Cagliari da Nicola e Samuele, che ci attendono nel loro negozio Sapori di Sardegna. Cogo ci teneva ad assaggiare e conoscere meglio alcuni prodotti sardi che oramai hanno varcato i confini regionali ed esprimono la qualità di un’ isola che ancora non riesce a fare del proprio patrimonio gastronomico – ambientale – turistico, il suo unico, incommensurabile, grande punto di forza, che potrebbe tranquillamente sorreggere le sorti di un’ intera regione martoriata da governanti allo sbaraglio succedutisi per tanti anni nella gestione politica-economica e culturale di un’isola che avrebbe meritato maggiore attenzione per i comparti produttivi più importanti e caratterizzanti della Sardegna. Sarebbero bastati un un po’ di coraggio e lungimiranza.. Così, permangono le “cattedrali nel nulla” che, ancora oggi con i loro “campanili”, sono l’emblema di politiche scellerate e disastrose.

Spaziamo dal pane carasau ai salumi di produzione locale, prosciutti, pancette adornate da un grasso limpido, dolce-sapido che si aggrappa alle pareti della bocca inondandole di ruvido piacere gustativo. La piacevole piccantezza affumicata del Fiore Sardo rigorosamente a latte crudo, gli altri formaggi, un erborinato di pecora, la bottarga, la ventresca di tonno. Miele di corbezzolo e composta di mirto, la favolosa Aranzada, dolce tipico sardo di scorze d’ arancia candita, mandorle e miele. Birre artigianali e vini naturali, passione di Lorenzo.

Poi in giro per Cagliari, saliamo su per il Bastione Saint Remy, dove si può scorgere una delle più belle vedute panoramiche della città. Proseguiamo per il Libarium, dove Danilo, proprietario del memorabile bar cagliaritano ci fa preparare un eccellente moijto in stile cubano, che sorseggiamo dalle cannucce nere per buona parte immerse nel bicchiere di vetro, mentre godiamo di un panorama mozzafiato.

Si torna a casa, accompagno Lorenzo a Baradili, pensate, un centro abitato di soli 80 residenti. Il più piccolo comune della Sardegna ed uno dei meno popolati d’ Italia.

Poco distante da Siddi, in una zona stracolma di storia ultramillenaria, adiacente al complesso nuragico più importante dell’ isola, quello di Barumini, tra leggende di popoli dei mari e civiltà scomparse non si sa come, né dove. Pensate, sono circa 15.000 i nuraghi che si contano in Sardegna. Questa è la terra dei giganti con leggendari ritrovamenti di scheletri che vanno bel oltre la consueta misura umana. Altari sacrificali e strani disegni sulle rocce ad indicare spirali, corna, umani capovolti.

In questo territorio, tra Mamilla e Trexenta, dove i villaggi mediamente possono variare dai 500 ai 5000 abitanti, le materie prime riescono ancora ed esprimersi in maniera estremamente naturale.

Sono riprese le coltivazioni di alcune tipologie di grano di alta qualità, senza l’utilizzo dei fertilizzanti chimici e, spontaneamente, le erbe crescono meravigliose, insieme alla frutta e alla verdura in un habitat dove il rispetto tra l’uomo e la natura richiamano il perfetto equilibrio, inseguendosi senza belligeranza e senza soluzione di continuità, conducendo costantemente verso quella condizione meravigliosa che si chiama qualità della vita.

Continua..

 

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