Mory Sacko: “Imparo tanto dai miei sous chef. In cucina serve umiltà”

È letteralmente cresciuto nel programma televisivo Top Chef. Oggi ha 30 anni e una stella Michelin, ma non smette mai di imparare (anche dai suoi dipendenti). Mory Sacko celebra il valore dell’umiltà, nella vita in cucina.

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Se ha aperto il suo primo ristorante all’età di trent’anni e ha conquistato una stella Michelin, Mory Sacko lo deve in gran parte al programma “Top Chef”: è quanto ha dichiarato l’astro nascente della cucina francese in una recente intervista, dove ha raccontato, tra l’altro, le sue prime esperienze culinarie in mensa e il suo modo di guidare le squadre, ammettendo che, un giorno, gli piacerebbe anche far parte della giuria dello spettacolo che lo ha fatto scoprire agli occhi del grande pubblico.

Photo by JOEL SAGET / AFP

«Quand’ero bambino, ho scoperto il mondo della ristorazione e degli hotel di lusso grazie alla televisione», ha detto Mory Sacko. «A quell’età conoscevo soltanto la cucina dell’Africa occidentale. L’unica pietanza francese che io ricordi è forse una blanquette di vitello mangiata alla mensa scolastica

Gran parte della sua attuale posizione e del suo orientamento professionale, lo chef stellato lo riconosce ai suoi insegnanti, che gli hanno permesso di conoscere i programmi di cucina e i documentari sull’alta ristorazione. Pian piano, alimentando sempre più la sua curiosità, alla fine la televisione ha rappresentato per Sacko una strada da seguire. Ed è così che ha colto l’occasione di partecipare al programma Top Chef: «Gli show televisivi hanno risvolti incredibili. Noi giovani chef, diversamente, non riusciremmo a far assaggiare i nostri piatti a cuochi professionisti. Lì abbiamo un ritorno immediato di visibilità. L’apparizione in TV ci fa guadagnare dai cinque ai dieci anni di vantaggio rispetto a chi non ha questa occasione: non te ne rendi nemmeno conto, il tempo vola e già sei famoso.».

«Mi piacerebbe molto un giorno essere un giudice di Top Chef, lo troverei divertente!», ha continuato Sacko. «È un programma che, per me, ha cambiato molto la nostra professione. Oggi abbiamo un’apertura al mondo e un connubio di tecniche completamente diverso. La cucina francese non ha mai smesso di cercare nuove forme e nuovi gusti e io, come chef, voglio andare su questa direzione, vorrei che la nuova generazione di cuochi di cui sono ambasciatore possano avere sempre più avere la possibilità di cambiare le regole della vita e della cucina».

Crediti S.Lebranc

Non solo: Sacko ammette di avere una gestione “molto umana” della cucina e grande fiducia nel suo team, che gli fa sempre da supporto: «Sostengo i nostri dipendenti e voglio che mi seguano, ma anche che si sentano liberi di suggerirmi delle cose; ho tanto da imparare da un impiegato o da un sous-chef. Tutti possono insegnarmi qualcosa! Ci vuole un pizzico in più di umiltà, oggi, per gestire un ristorante capace di crescere ed evolversi. D’altra parte, sono sempre alla ricerca di nuovi talenti, e ammetto che questo mi sprona molto. È importante ricordarsi che chi lavora con te un giorno farà strada e, grazie al tuo sostegno, spiccherà finalmente il volo»

Foto di copertina: crediti Mosuke

Fonte: foodandsens.com

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