“Nella cucina di Ducasse piangevo ogni giorno. Basta ristoranti stellati: ora produco vino”. La svolta coraggiosa di Jade Gross

Una vita trascorsa fra agenzie per i diritti umani e cucine stellate. Ora, per Jade Gross, è il momento del vino: l’ex chef con esperienze di rilievo, dal Plaza Athenée al Mugaritz, ha finalmente trovato il suo impiego della vita.

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La storia

34 anni, ma tante esperienze che potrebbero essere racchiuse in più vite: è la storia di Jade Gross, ex chef e imprenditrice del vino. Classe 1987, nata ad Hong Kong da Ella e Danny Gross, proprietari di un’azienda di cosmetici, Jane confida: “Ho vissuto 18 anni in quella giungla di cemento. Ho studiato al Victor Segalen French Lyceum, anche se la prima scelta dei miei genitori è stata la scuola tedesca. Lì ho giocato a rugby 7 anni con la mia squadra, Les Diables. Sono arrivata nella squadra U-19. Ho ancora alcune cicatrici di quel periodo”, confessa, ridendoci su. A quel tempo Jade imparò anche a suonare il pianoforte, a parlare il cinese e a gustare cibo delizioso.

Amo la gastronomia e i vini: penso di scegliere i posti in cui vivo per il cibo, è un ottimo modo per capire la cultura locale. Anche se non sono una di quelle chef che dicono di aver imparato dalle nonne, la verità è che cucinavo con la mia. Quando ho assaggiato il vino per la prima volta? A 13 anni con i miei genitori, che me ne diedero giusto un sorso. Il primo? Un Bordeaux. Un Grand Cru di Saint-Émilion. Me ne sono innamorata”. Ma in quel periodo non era ancora il momento di lavorare in ambito gastronomico. Raggiunta la maggiore età, Jade studia Politica e Italiano alla New York University e a 20 anni si trasferisce in Florida con i suoi nonni paterni, per poi andare a Praga e studiare Politica orientale.

Ho studiato russo per compiacere mia madre. Ho lavorato, poi, presso la Corte penale internazionale, con sede a New York, tutto con l’idea di realizzare il mio sogno di entrare a far parte delle Nazioni Unite. Ho sognato, con tutta l’innocenza della giovinezza, di poter salvare il mondo“, sospira. Poi un’esperienza come volontaria in un villaggio di pescatori di Goa la convince a contattare la fondazione Scape the City e, contro l’opinione della madre, a studiare per diventare chef.

Dove? Niente di meno che alla Grande École Ferrandi-Paris, da cui proviene buona parte dei MOF. Tutto finché l’anno della borsa di studio approda nelle cucine di Alain Ducasse al Plaza Athenée.Lì ho pianto ogni giorno. Volevo andarmene, ma mia madre mi ricordava: ‘devi finire quello che inizi’. Sono partita, poi, per uno stage al Mugaritz. A Renteria mi hanno spinto a rischiare, a vivere e a pensare che non è terribile cadere, l’importante è rialzarsi. Ho iniziato a lavorare con Aduriz quando avevo 24 anni: non parlavo spagnolo, ma a 26 anni ero già head chef. Ho lavorato fianco a fianco con Llorenç Sagarra, quindi sono partita per andare al Celler de Can Roca e, a 27 anni, sono tornata al Mugaritz. Successivamente sono entrata a far parte del team di ricerca e sviluppo dove ho trascorso tre anni insieme a Lasa, Vergara e Perisé, sperimentando e aiutando a creare piatti”. Poi la maratona finisce: Jane ha collezionato talmente tante esperienze, da averne abbastanza della cucina. Il suo curriculum è fitto, ma vuole dedicarsi ad altro. E fa una scelta coraggiosa: memore della folgorazione adolescenziale, comincia a studiare…il vino!

Ho appena superato il livello 4 del WSET a Bordeaux (ci sono solo 11.000 persone al mondo con questo titolo) e sto già pensando a come ottenere il Master of Wine”, spiega entusiasta. Oggi Jade esprime il suo talento nella produzione del vino. Illuminante è stata la visita da Abel Mendoza e Maite Fernández a San Vicente, dopo la quale la giovane chef ha acquistato un ettaro di Tempranillo e iniziato a dedicarsi alle vigne. “Mi faccio guidare dal mio intuito e se fallisco, fallisco. Come per il cibo, applico la stessa filosofia al vino. Sto sperimentando diversi tipi di affinamento e continuo a imparare. Con il lavoro nelle vigne ho imparato a concentrarmi su un obiettivo, ad avere pazienza e fiducia in me stessa“, confida.

È curioso che la vita intensa e frenetica di Jane Gross le abbia consentito di produrre un vino così sofisticato e innovativo anche nel design (curato da Javier Aramburu). Jade vende le sue pochissime bottiglie su  www.unicornwines : del suo primo vino, nel 2019, ne ha vendute appena 888. Nel 2020 ha tirato fuori qualche bottiglia in più di Peace&Love&Garnacha e il suo Viura 100% chiamato Chiguita. Ad aprile nuova annata: sono attese 4.000 bottiglie di uve San Ginés.

Foto: Crediti Rafa Gutierrez (El Correo)