Cuocere la pizza sul cratere di un vulcano: in Guatemala l’idea bizzarra dello chef David Garcìa

“Il mio ingrediente segreto è la lava”. L’affascinante storia dello chef che cucina pizza sulle pendici di un vulcano attivo.

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La Notizia

Mario David Garcìa Mansilla, chef guatemalteco, oltre all’amore per il cibo ha un’irrefrenabile passione per i vulcani; primo fra tutti il cratere Pacaya, situato a pochi metri da casa sua. Tutto ha avuto inizio la notte del 27 maggio 2010, quando il Pacaya ha eruttato con forza inaudita, rilasciando una delle più grandi colate di lava degli ultimi anni. Nel momento in cui ha visto volare le rocce in fiamme sopra la sua testa, Garcìa ha preso le chiavi del suo Maggiolino Volkswagen del ‘72 e ha cominciato a guidare verso il vulcano per assistere più da vicino al pericoloso, ma tanto attraente spettacolo.

Ricordo che la prima cosa che sentii fu il caldo intenso, simile a quello di una sauna; il rumore, invece, era quello di un aereo a sette motori: assordante. Non avevo paura. Proprio allora ho deciso che non mi si sarei mai allontanato dalla mia città, San Vicente Pacaya: un agglomerato di 16 mila persone sulle pendici di uno dei vulcani più attivi del Guatemala”. Così, 10 anni dopo, lo chef ha deciso di sfruttare tutta la potenza del vulcano, iniziando a cuocere pizze in teglia sulla lava fumante che sgorga senza sosta dal Pacaya. Il suo bizzarro ristorante, Pizza Pacaya, conta altri due dipendenti e non ha una sede fissa: si trova in qualsiasi angolo del Pacaya che sia abbastanza caldo per cuocere le pizze a dovere.

Situato nel Guatemala, a circa 15 miglia (24 km) dalla capitale, il Pacaya è un vulcano piuttosto tranquillo. È attivo dal 1961 e la maggior parte delle sue eruzioni rientra nella categoria dei flussi di lava a ritmo lento (ma ancora potenzialmente pericolosi), molto diffusi in luoghi come l’Islanda o le Hawaii. Dal 2010 ad oggi lo chef Garcìa Mansilla ha visitato innumerevoli volte il vulcano, ma l’idea geniale gli è venuta quando ha visto per la prima volta delle guide turistiche dare ai visitatori dei marshmellow da arrostire sulla pietra rovente, tanto da domandarsi: “Se usassi le grotte come forni per la pizza, cosa ne verrebbe fuori?”

La prima pizza che preparò era letteralmente carbonizzata. Pochi giorni dopo, però, ripeté la procedura con maggiore attenzione, adagiando sull’impasto gli stessi ingredienti che utilizza ancora oggi: salsa di pomodoro, formaggio abbondante e carne speziata. Dopo 10 minuti, una uscì completamente bruciata, ma le altre due erano venute bene: crosta dorata, formaggio filante, gusto saporito. “Quando le ho mangiate ho pensato: ‘Wow! Quello che ho tra le mani è oro!”, ricorda.

In seguito, lo chef ha ufficialmente avviato un’attività in cima al vulcano Pacaya: si reca lì quasi ogni giorno, indossando indumenti protettivi, stivali in stile militare e uno zaino contenente circa 60 libbre di attrezzature e ingredienti con cui cuoce la pizza per i clienti che hanno prenotato. Dalla fine dello scorso aprile, quando la lava ha iniziato a fuoriuscire da una fessura nel terreno, cucina direttamente sulle rocce liquefatte. “Quando torno a casa a fine giornata, devo mettere i piedi in acqua salata. Il calore è troppo forte!“, confida. Ad ogni modo, Garcìa non è la prima persona che ha avuto l’idea di cucinare sulla lava vulcanica. Arrostire i cibi lì sopra (dall’espresso alle uova fritte!) è quasi “un rito di passaggio tra i vulcanologi“, afferma il professor Shamloo della Oregon State University. García, però, è stato tra i primi a tradurre questo hobby in un’attività redditizia. “Arriva un giorno per ogni cuoco in cui vuoi sentirti realizzato con te stesso, vuoi davvero che il commensale dica: ‘Wow, è impressionante!’. Per me questo accade con Pizza Pacaya”, dice lo chef.

Fonte: altaobscura.com

Foto: Crediti David Garcìa (official page)