Otto Geleng: Roberto Toro in forma smagliante celebra la Sicilia con un menu che conquista al primo assaggio

Dopo quasi un paio di anni siamo tornati a sedere alla tavola dello chef Roberto Toro con una piacevole sorpresa: la cucina e la squadra tutta è in forma smagliante ed è cresciuta molto. Un onore per la Sicilia e per l’intera cucina italiana.

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Il ristorante

Di un ristorante che si è sempre apprezzato non c’è niente di più appagante che constatare la sua crescita qualitativa. L’anno di fermo pandemico ha segnato tutti, nel bene e nel male, e in qualcuno ha dato anche una carica inaspettata. Così è stato per lo chef Roberto Toro che, a sua detta, ne è uscito “migliore”, e stando a ciò che serve dalla riapertura dello stellato Otto Geleng, non si può che confermare. “Mi sono impegnato molto a casa durante questo periodo, ho studiato tanto, letto e soprattutto sono stato vicino alla famiglia, mi è servito da ricarica!”, afferma.

Crediti Ufficio Stampa Timeo

Un cangiante ristorante con stella Michelin, un piccolo scrigno del Grand Hotel Timeo appartenente alla prestigiosa catena internazionale Belmond. Qui tutto è speciale e nulla è lasciato al caso tanto da vantare una delle accoglienze migliori d’Italia. La terrazza che chiacchiera con l’Etna, il cocktail bar, la piscina dove gustare una granita, i giardini, le maestose stanze, i ristoranti affidati allo chef Roberto Toro che già tanto aveva fatto parlare di sé con l’offerta giornaliera nel ristorante sempre aperto per i clienti d’hotel. Ma la concentrazione è tutta per Otto Geleng, il cui nome è omaggio al pittore tedesco che per primo vide in Taormina una meta di alto livello turistico: ospite di casa La Floresta, Geleng convinse la famiglia nel 1873 ad aprire il primo hotel in città, il Timeo.

Crediti Massimo Colombo

Ma arrivando al presente, il ristorante era partito come un’insegna pop up fruibile per 100 giorni esatti dal 7 giugno al 15 settembre, in un luogo esclusivo e accessibile solo a cena. Oggi lavora dal giovedì alla domenica, da maggio a ottobre, mantenendo gli otto tavoli accolti sulla terrazza fiorita di buganvillee che guardano la baia di Naxos e l’imponente Etna. Vi sembrerà di accomodarvi in una villa siciliana d’altri tempi dove perdere la cognizione temporale lasciandovi servire (e riverire) una cena scandita dalle luci riflesse nel mare, i gesti sempre puntuali e mai invasivi della brigata di sala, le note di un lontano piano bar che coccolano i sedici coperti disponibili.

Crediti Ufficio Stampa Timeo

Lo chef Toro vi delizierà con un menù che racconta la sua Sicilia tra tradizione e attualità. Rispetto alla scorsa impostazione con due menù, ora i percorsi (anche diversi per tavolo) sono quattro: carne, pesce, vegetariano, mano libera dalla cucina. Sembra molto lineare ma all’interno di ognuno, i sette “atti” (nell’ultimo nove) raccontano tanto e c’è tanto da ascoltare e da assaggiare. “Mi piace giocare molto sui contrasti con sapori sempre chiari, netti e invoglianti come lo spaghetto Mancini e ostriche, lo scampo glassato o la cernia al miso di soia”.

Crediti Massimo Colombo

I grandi classici che hanno reso celebre Toro non sono presenti, lui preferisce non essere identificato per questa o quella ricetta (vedi Otto di Mare, uno dei piatti piatti più famosi del suo percorso qui) ma stupire e convincere sempre, di volta in volta, all’incirca ogni due mesi in cui cambia i menu. Il suo ingrediente prescelto è il pesce ma altrettanto la sacralità della lavorazione insieme all’utilizzo di umami nei vari accostamenti, tratti ereditati dalle esperienze in Oriente.

I piatti

Dal 2013 Toro è qui l’executive chef, un professionista umile e senza fronzoli ma che conosce bene il fatto suo e sa raccontarlo, ritrovato dopo oltre due anni in forma smagliante, “non ho mai perso il ritmo, è come se non avessi mai lasciato, anche da casa non perdo mai il contatto con la cucina”. E a dimostrazione del vero i piatti assaggiati, in cui nessuna sbavatura o indecisione è stata riscontrata.

Crediti Massimo Colombo

L’amuse-bouche è speciale: bom bom caprino con pistacchio, chips mista di semi, cannolo di farina di ceci con farcia di tartare di scampo, finta ciliegia con foies gras, ciliegia e trito di mandorle, cubo d’anguria con pomodori marinati. Il pane è realizzato con lievito madre e l’antico grano siciliano tumminia, valevole con la selezione d’olio locale.

Amouse Bouche- Massimo Colombo

Dilatate le papille gustative e partite con la ventresca di tonno cotta sottovuoto, crema di lattuga affumicata, salsa di olive nere, polvere di capperi, crumble di mandorle e gel al lime, non siate voraci e godetene in tre bocconi assimilando la combinazione dell’insieme.

Ventresca di tonno cotta sottovuoto, crema di lattuga affumicata, salsa di olive nere, polvere di capperi, crumble di mandorle e gel al lime- Crediti Massimo Colombo

Giunge il gambero, fritto nelle zampe, crudo sul dorso, insieme ad una chips di gambero rosso sulla sua tartare lavorata con ricotta di bufala e lime, ciliegie marinate, infuso di pomodoro e arancia.

Gambero fritto nelle zampe, chips di gambero rosso, ricotta di bufala e lime, ciliegie marinate- Massimo Colombo

Il risotto invecchiato tre anni è da capogiro, pensato e realizzato con ragù e nero di seppia, velo di seppia a coprire come fosse un leggero manto di seta, completato con seppie disidratate e goccioline al lime. Questo è uno degli esempi, come anche per il gambero, in cui chef Toro esalta in tutto e per tutto l’ingrediente protagonista del piatto che è sempre unico insieme alle sue altre personalità; una metafora della vita per i clienti più sensibili e pensanti.

Spaghetto con ostriche, crema di basilico, zafferano e quinoa croccante- Crediti Massimo Colombo

È l’ora dello spaghetto Mancini nella sua nuova versione che con ostriche, crema di basilico, zafferano e quinoa croccante, concede più assaggi progressivi e decisamente appaganti.

Spalla accompagnata da crema di ceci, riduzione di maialino, indivia belga e polvere di lamponi- Crediti Massimo Colombo

Ma di certo non può mancare anche un buon taglio di maiale per ogni onnivoro che si rispetti, in questo caso Toro ha scelto la sua spalla accompagnata da crema di ceci, riduzione di maialino, indivia belga e polvere di lamponi, per un’altissima godibilità.
A chiudere il cremoso di rapa rossa, agrumi, sorbetto alla mandorla e menta.

Cremoso di rapa rossa, agrumi, sorbetto alla mandorla e menta- Crediti Massimo Colombo

Da inizio a fine avrete anche la possibilità di viaggiare insieme alla sommelier Simona Di Goro che vi divertirà con un excursus vinicolo parecchio stimolante attraverso più di 400 etichette di vini. L’Otto Geleng si attesta indubbiamente tra le prime tavole in cui tornare ora che si può.

Indirizzo

Otto Geleng

Indirizzo: Via Teatro Greco 59, 98039 Taormina (ME)

Tel: 0942 6270 200

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