Poke House, catena italiana di poke leader in Europa, riceve 20 milioni e aprirà 200 nuovi locali

La catena di poke bowl, leader nel food retail del poke in Europa, ottiene un altro finanziamento e punta lo sbarco all'estero. I fondatori: "Tutto merito del digitale e del nostro super team".

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La Notizia

Un piatto unico, genuino e salutare ma, allo stesso tempo, leggero e nutriente che unisce carboidrati, proteine e vitamine. Potremmo definirla “un’insalatona” a base di riso, pesce – solitamente salmone e tonno – verdure e salse. Indovinato, parliamo della poke bowl. Ed è proprio da questo piatto di origine hawaiana, che si è diffuso capillarmente in Italia negli ultimi anni, che due giovani imprenditori Matteo Pichi, classe ’86, e Vittoria Zanetti, classe ’91, hanno tratto ispirazione per fondare la loro start up: Poke House

Nata nel 2018, e diventata un brand leader nel settore, la società ha totalizzato 30 insegne attive tra Italia, Portogallo e Spagna, con un team composto da 400 dipendenti e un fatturato che, quasi sicuramente, raggiungerà entro il 2021 oltre 40 milioni di euro

Cominciare non è stato facile: Abbiamo creato Poke House per diffondere uno stile di vita sano ed equilibrato, tipico della West Coast californiana. Gestire il pesce crudo è complesso: tutti ci danno atto che sulla qualità del prodotto siamo i più attenti. All’inizio è stato costosissimo, adesso con una dimensione importante è più semplice. Riusciamo a gestire molto bene tutti i processi di approvvigionamento e conservazione”, spiegano i due ragazzi.

Poke house punta, quindi, sulla preparazione al momento con ingredienti freschi e di prima qualità, con infinite combinazioni per poke sempre diversi e mai banali. Un mix di sapori e colori perfetto per chi ha poco tempo in pausa pranzo o per un pasto completo in pochi minuti. Aspetto importante: tutte le bowl firmate Poke House possono essere rese gluten-free su richiesta. 

Il segreto di Vittoria e Matteo, in realtà ben noto a chi conosce la loro realtà, è stato puntare tutto sulle potenzialità del digitale per massimizzare il business. “Ci siamo focalizzati sin dall’inizio sulla differenziazione – ha raccontato Matteo Pichi, co-founder e CEO di Poke House – Siamo un fast casual di qualità e un’azienda giovane che utilizza il meglio della tecnologia in circolazione per migliorare ogni giorno il nostro servizio al consumatore”. A determinare la crescita, anche l’eccellente lavoro di raccolta dati dietro le quinte: “Analizzando in continuazione i dati sui gusti (e quindi le spese) dei clienti, la società riesce a reagire con grande reattività ai trend e cambiare rotta qualora alcune scelte si rivelino di scarso successo”.

Con queste premesse, Poke house ha chiuso un finanziamento da 20 milioni di euro arrivando a quota 100 milioni. Le nuove risorse economiche arrivano da Eulero Capital (fondo di permanent capital nato nel giugno 2020), con il sostegno di due società di investimenti: FG2 Capital e Milano Investment Partners (MIP). Quest’ultima aveva già partecipato al precedente round da 5 milioni. In vista, l’apertura di 200 nuovi locali e una possibile espansione in Francia e nel Regno Unito già prima dell’estate. Inoltre, nel piano di sviluppo, vengono inseriti diversi nuovi format: dai centri commerciali agli angoli “cool” nelle grandi città, dai chioschi all’aperto fino alle dark kitchen per il servizio delivery. Prospettive ottimistiche che devono, però, fare i conti con il problema Coronavirus. 

Pichi e Zanetti mostrano estrema riconoscenza verso i loro collaboratori che li hanno supportati, anche durante il corso della pandemia, senza mai battere ciglio: “Abbiamo un team fortissimo e ambizioso. Grazia alla sua flessibilità, ci siamo adattati alla situazione e abbiamo imparato a fare di più. Quando raggiungi certe valutazioni e vuoi continuare a cresce, molto dipende dalle persone. I nostri valori sono chiari. Puntiamo molto sul welfare, ma soprattutto diamo l’opportunità alle persone di incontrarsi, contaminarsi e crescere: oggi posso dire che in ufficio ci sono 30 persone fenomenali”, aggiunge Picchi. “Abbiamo implementato lo smart working, ma le persone vogliono venire per condividere conoscenze ed esperienze con i colleghi”.

Insomma, a questa foodtech made in Italy – e ai suoi fondatori – la voglia di crescere e l’ambizione certo non mancano: “Possiamo dire di essere leader nel food retail del poke in Europa. Adesso vogliamo diventarlo a livello mondiale. Vogliamo essere la prima catena italiana a diventare davvero internazionale”.

Fonte: forbes.com