Ristoranti aperti fino alle 23 e bar fino alle 21: dalla Sardegna riparte l’Italia della ristorazione con la zona bianca

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La Notizia

È un raggio di sole alla fine del tunnel, la notizia che è filtrata da Roma e poi da Cagliari: l’Italia riparte dalla Sardegna, isola felix dove il covid-19 non fa più paura. Dopo il passaggio in bianco sancito dal ministro Speranza, paradossale vessillo di vittoria, è arrivata l’ordinanza numero 4 del 28 febbraio da parte del governatore Christian Solinas, indispensabile per sbloccare il deconfinamento.

In pratica resta il coprifuoco, che però scatta alle 23 e 30 fino alle 5 del mattino, salvo esigenze imprescindibili certificate attraverso autocertificazione. Ma riaprono gli esercizi di somministrazione anche a cena, nell’osservanza delle misure di distanziamento e igiene, con la mascherina ben fissa sul naso. Nello specifico i bar sono tenuti a chiudere entro le 21, mentre i ristoranti possono servire fino alle 23. I tempi sembrano non essere maturi, invece, per i frequentatori di cinema, teatri, piscine e palestre, costretti a pazientare ancora un po’ (ma la trattativa è rovente). Misure più severe restano in vigore nei comuni di La Maddalena, San Teodoro e Bono e potranno sempre essere adottate su scala locale.

“L’importante è che le persone rispettino le regole, evitando feste e assembramenti. Perché questa è una partita a scacchi fra il virus e la scienza”, commenta Luigi Pomata. “Chi fa ristorazione seria osserva da sempre tanto le regole di igiene quanto il distanziamento. Io ero già aperto a pranzo, lavorando bene per il periodo, almeno cinquanta coperti al giorno sette su sette. In questo modo sono riuscito a far girare i ragazzi, fra lavoro e cassa integrazione, ogni due settimane. Ma già da stasera ho 40 prenotati, tutti al ristorante principale, che porta il mio nome, mentre restano chiusi i locali di Carloforte, il Bistrot e il Next qui a Cagliari. Per quelli aspetto di vedere come butta, soprattutto cosa succede per Pasqua. Non nascondo la mia emozione, dopo mesi di chiusura: a cena gli ospiti sono più rilassati, magari ordinano il menu lungo e la bottiglia di vino, perché poi non devono rientrare in ufficio”. 

Anche Pierluigi Fais di Josto è rimasto aperto a pranzo, quando consentito, non senza soddisfazioni. “Ma da stasera ci siamo anche a cena. Eravamo indecisi, poi sono fioccate le prenotazioni, soprattutto coppie. Ed è stata anche una questione di coerenza. Certo riorganizzare il personale, più che gli ordini, non è semplice. Nei prossimi giorni pensiamo di riaprire a cena anche il punto di ristoro della macelleria e la pizzeria. Siamo fiducioso ma navighiamo a vista, sapendo che la zona bianca per ora dura solo due settimane”.