Riaperture dei ristoranti, è la luce in fondo al tunnel: in Inghilterra si ricomincia dal 12 aprile ed entro giugno tutto aperto

Come annunciato da Boris Johnson, in Inghilterra le fasi saranno quattro: la riapertura dell’hôtellerie dovrebbe cadere il 12 aprile, insieme alle palestre, senza coprifuoco. Ecco tutti i dettagli.

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La Notizia

La campagna vaccinale incalza, la primavera incombe e con i primi voli di rondine si comincia a parlare di riaperture. Apripista la Gran Bretagna, nazione dei record a due facce, tanto disastrosa nella gestione della pandemia quanto virtuosa nell’accaparrarsi e nel somministrare gli ambiti fluidi salvavita. 

Come annunciato da Boris Johnson, le fasi saranno quattro: la riapertura dell’hôtellerie, se le curve non riserveranno sorprese, dovrebbe cadere nella seconda, a partire dal 12 aprile, insieme alle palestre, senza coprifuoco. Allora pub e ristoranti potranno ricominciare a servire i propri clienti ai tavoli, ma solo all’aperto e osservando protocolli di distanziamento, con tanto di mascherine e contingentamento dei gruppi a sei membri o due nuclei di conviventi, tutti seduti, senza l’obbligo di accompagnare gli alcolici a cibo sostanzioso. Solo nella fase successiva, che dovrebbe scattare dal 18 di maggio, sarebbe possibile sfruttare anche gli spazi interni. Ma l’attesa è tutta per la rimozione di ogni vincolo a partire dal 21 giugno, forse con l’uso di test. Misure comunque graduali, che hanno destato qualche preoccupazione soprattutto per gli esercizi privi di dehors, tanto che lo schema dei ristori dovrebbe essere prorogato. Più cauta la vicina Irlanda, che non prevede allentamenti delle misure in essere prima dell’inizio dell’estate.

La Germania non prenderà decisioni in materia prima del 3 marzo, quando la cancelliera Angela Merkel incontrerà i rappresentanti dei Länder. Qui le fasi dovrebbero essere tre, con lo sport e la ristorazione quali fanalino di coda. Anche in Francia nessuna certezza, anche se si moltiplicano le voci politiche in favore della riapertura dei ristoranti a mezzogiorno e del prolungamento dell’asporto oltre le 18. Misure in vigore da ottobre, che sembra improbabile possano essere mitigate prima di Pasqua.

Il Belgio potrebbe aprire i ristoranti prima dei bar, cominciando dal mese di aprile, come la Svizzera. Mentre l’Austria sta valutando la possibilità di ammettere alla fruizione solo i clienti muniti di un test negativo effettuato nelle 48 ore precedenti, come succede già per i saloni da parrucchiere e i tatuatori.

La Danimarca sta studiando la possibilità di istituire un coronapas, che consenta di viaggiare e muoversi liberamente nel paese, usufruendo di ristorazione, impianti sportivi, cinema, teatri e quant’altro. Una scelta che è stata criticata da molti, perché in mancanza di un accesso universale ai vaccini potrebbe sfociare in pratiche discriminatore. Tuttavia sembra difficile impedire a specifiche strutture di stabilire propri protocolli in materia.

In questo panorama l’Italia, come la Spagna, parte da una chiusura solo parziale. Eppure il settore scalpita e qualcuno inizia a scaldare il motore. Del malessere si è fatta portavoce la FIPE, Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi: ““La riapertura serale, almeno nelle zone gialle, dei pubblici esercizi in grado di garantire il servizio al tavolo non è più rinviabile. È significativo che anche l’Anci, e dunque i sindaci di tutta Italia, si sia detta favorevole a un allentamento delle restrizioni nei confronti di bar e ristoranti. Sta crescendo la consapevolezza che è più facile far rispettare le misure di distanziamento e di sicurezza sanitaria all’interno di un locale, piuttosto che nelle piazze e nelle strade dove le persone finiscono per assembrarsi senza alcuna precauzione. Ci auguriamo che il primo Dpcm del nuovo governo segni un cambio di passo nelle politiche di mitigazione del contagio da covid19, che da troppo tempo stanno penalizzando solo alcune categorie, caricandole di responsabilità che non gli spettano”.

“Da un anno – prosegue la Federazione – portiamo avanti la battaglia a difesa della dignità di centinaia di migliaia di imprese che non possono essere aperte o chiuse con un’ordinanza pubblicata nella notte e valida dalla mattina successiva. Occorre rispetto per il lavoro di oltre un milione di persone e per un’intera filiera che proprio in bar e ristoranti ha un fondamentale punto di riferimento. Chiediamo ai nostri imprenditori di applicare con rigore i protocolli sanitari e chiediamo alle Istituzioni controlli a tappeto perché tutti li rispettino. Tutto questo per consentirci di poter riaprire anche alla sera, fino alle 22, in zona gialla e fino alle 18 in zona arancione. E visto che i contagi si stanno diffondendo a macchia di leopardo sul territorio, con piccoli focolai e città pressoché immuni, chiediamo che le aperture possano essere regolate anche su base locale, di modo che le misure restrittive siano efficaci e selettive”.