La Francia fa concorrenza ad Alba: raccolti i primi Tartufi bianchi pregiati da una piantagione Oltralpe

Sono stati raccolti i primi tartufi bianchi coltivati in Francia, una cosa mai successa prima, grazie ad una simbiosi tra un fungo particolare e alberi come querce, salici, carpini e pioppi.

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La Notizia

Dalla Francia arriva una notizia sensazionale per il mondo agricolo che riguarda, in particolare, il pregiatissimo Tartufo Bianco d’Italia, o Tartufo Bianco d’Alba, il cui nome scientifico è Tuber magnatum Pico. Per la prima volta infatti si è assistito alla produzione di questo costoso tubero al di fuori della tradizionale area di produzione spontanea. Un risultato scientifico sensazionale ottenuto da ricercatori francesi, la cui ampia diffusione è stata assicurata dalla pubblicazione degli studi sulla rivista «Mycorrhiza», avvenuta lo scorso 16 febbraio. Dopo 9 anni di ricerca congiunta tra il centro di ricerca francese INRAE ed i vivai ROBIN, i primi tartufi sono stati raccolti nel 2019, quattro anni e mezzo dopo la messa a dimora delle piantine micorrizate. La produzione di corpi fruttiferi di T. magnatum in una piantagione al di fuori della sua area di distribuzione naturale è una prima mondiale ed apre la strada allo sviluppo della coltivazione di questo tartufo in Italia, ma anche altrove nel mondo. 

Questa prima mondiale è stata accolta con entusiasmo da Joël Giraud, segretario di Stato francese per gli affari rurali: «In veste di ex-deputato delle Hautes-Alpes e membro del governo incaricato della difesa dei territori rurali, ci tenevo a complimentarmi per questa prima mondiale. È una perfetta illustrazione della capacità di innovazione delle zone rurali, che il Governo sostiene e incoraggia». I risultati di questo studio aprono la strada alla coltivazione di T. magnatum al di fuori della sua area di distribuzione naturale, a condizione che piante micorrizate di alta qualità vengano messe a dimora in terreni adatti e che venga applicata un’appropriata gestione della piantagione. 

«I risultati ottenuti con questo metodo sperimentale sono ancora pochi, si parla di 7 tartufi bianchi in due anni, quando la clonazione di piante atte a produrre il tartufo nero va avanti da almeno cinquant’anni – dichiara Mauro Carbone, Direttore del Centro di Sperimentazione sugli Studi sul Tartufo -. Non c’è dubbio però che quanto ottenuto da Inrae è molto interessante a medio lungo termine, perché si potranno sostituire le piante malate o quelle danneggiate dai cambiamenti climatici, dallo smog e dall’inquinamento con nuove piante altrettanto produttive, se gli studi manterranno quello che promettono. La cosa insomma è interessante e positiva e non siamo preoccupati di questo pregresso scientifico. Anche perché è più facile clonare una pianta micorizzata piuttosto che un distretto culturale come il nostro che vanta una lunga conoscenza di tecniche e studi sul Tartufo Bianco di Alba». 

Il tartufo bianco d’Alba è il più raro e costoso perché viene raccolto esclusivamente in ambiente boschivo in Italia ed in pochi altri paesi europei in modiche quantità, tanto che l’offerta spesso non riesce a soddisfare l’elevata domanda a livello globale. È il risultato di una delicata simbiosi tra un fungo particolare, il T. magnatum, e alberi come querce, salici, carpini e pioppi. Si raccoglie in Italia, nella penisola balcanica, più raramente in Svizzera e nel sud-est della Francia. I tentativi di coltivare il tubero sono iniziati negli anni ’70 in Italia, dove sono state vendute più di 500.000 piante. La raccolta dei primi tartufi è avvenuta 15/20 anni dopo la realizzazione delle piantagioni, ma solo in una decina di esse, tutte situate in zone nelle quali questo tartufo si trova naturalmente. Non è stato possibile portare tale produzione al di fuori delle zone vocate, mettendo a dimora piante per la produzione di questi tartufi, le cui radici sono entrate in contatto con il fungo, in gergo tecnico micorrizate. 

La coltivazione del tartufo – tartuficoltura – si basa sulla tecnica della micorrizazione controllata, che permette di ottenere in determinate condizioni l’associazione simbiotica tra una giovane pianta, per esempio la quercia, ed il fungo T. magnatum per arrivare alla produzione del tartufo bianco pregiato. Le piante micorrizate con il tartufo nero pregiato (T. melanosporum), chiamate anche piante da tartufo, sono state ottenute in Italia negli anni ’60, ma è in Francia negli anni ‘70 presso l’Istituto INRA (oggi INRAE) di Clermont-Ferrand che il processo è stato sviluppato su larga scala. Attualmente, il 90% della produzione di tartufi neri pregiati raccolti in Francia proviene da piantagioni realizzate grazie alla messa a dimora di piantine micorrizate. Per il tartufo bianco pregiato (T. magnatum) la micorrizazione controllata è stata molto più difficile da sviluppare, per cui fino ad oggi veniva raccolto solo in ambienti boschivi naturali.