Gianni D’Amato dice addio a Reggio Emilia: dopo le 2 stelle Michelin, il terremoto e il covid, lo chef pronto a ricominciare

La chiusura del Caffè Arti e Mestieri nel centro di Reggio Emilia, è solo l’ultimo cerchio che si chiude, dopo i grandi cicli del Rigoletto che ha conquistato le 2 stelle Michelin, e dopo il terremoto del 2012. Ora Gianni D'Amato è pronto a ricominciare.

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La Notizia

“Il nostro è un po’ un ritorno alle origini, tra l’Appennino e il mare…”

Termina così un’emozionante chiacchierata al telefono con Fulvia Salvarani, moglie dello chef Gianni D’Amato e padrona di casa del Caffè Arti e Mestieri di Reggio Emilia, la cui chiusura ha squarciato la rete la scorsa domenica 31 gennaio, e ancora riverbera tra l’incredulità di tutti.

Foto Lido Vannucchi

Al telefono la voce serena di Fulvia però riequilibra gli animi, è una voce di chi ha attraversato tante tempeste e sa come non farsi prendere dallo sconforto. “Sono scelte non facili, ma talvolta inevitabili, siamo al terzo trasferimento, ormai siamo quasi dei nomadi” chiosa quasi sorridendo.

Già, un trasferimento quindi. La chiusura del Caffè Arti e Mestieri nel pieno centro di Reggio Emilia, è solo l’ultimo cerchio che si chiude, dopo i grandi cicli del Rigoletto, dapprima ad Aulla – paese natale dello chef – quindi a Reggiolo dove ha conquistato due stelle Michelin a distanza di due anni l’una dall’altra, e dopo il terremoto del 2012 l’apertura nel centro storico di Reggio. Un’epopea durata otto anni esatti, “Ci siamo resi conto solo adesso che abbiamo aperto il 3 febbraio 2013 e abbiamo chiuso il 31 gennaio 2021, proprio in concomitanza con il ritorno dell’Emilia Romagna in zona gialla. Ma la nostra non è stata una decisione dovuta alla pandemia. È un pensiero che accarezziamo da tempo, quello di andare via da Reggio Emilia, in cerca di nuovi approdi, ma il Covid lo ha accelerato. Sono stati mesi duri, questi, il non poter accogliere gli ospiti e doversi accontentare di fare delivery. Era sconfortante mettere i nostri piatti in una scatolina, ma ci siamo adattati come tutti, anzi, la cosa che ci ha dato più gioia è stato poter andare a casa delle persone a consegnare gli ordini, i loro sorrisi erano la nostra soddisfazione. Senza calcolare che il lavoro di sala si è completamente fermato, ma neanche questa per noi è novità, visto che abbiamo vissuto un’esperienza analoga nel 2012, quando il terremoto ha distrutto il nostro Rigoletto a Reggiolo, e io, pur di non star ferma, ho indossato la giacca da cuoco e ho iniziato a lavorare in cucina”.

Ed è proprio qui che trapela tutta la forza di una famiglia e di un’azienda solida: “Nonostante questo sia un cambiamento doloroso, come ogni cambio di pelle, siamo felici di ricominciare e fare cose nuove. È una sfida, certo, del resto quando siamo arrivati qui a Reggio sapevamo che sarebbe servito un po’ di tempo per adattarci alla città e all’ambiente nuovo. È così ogni volta, restiamo noi stessi, ma con la consapevolezza di dover vestire altri abiti. In questo momento ci sentiamo forti, sull’onda dell’emozione, stiamo ricevendo molto conforto e affetto, e siamo anche un po’ stupiti per tutta l’attenzione mediatica che si è scatenata da domenica. Era da tempo che confidavamo ad amici e clienti più stretti il nostro desiderio di cambiare indirizzo, ma nessuno ci credeva. Forse per indole noi siamo un po’ più dimessi, un po’ periferici rispetto a certa mediaticità, ma davvero non ci aspettavamo tutta questa risonanza. E tutti i messaggi che stiamo ricevendo ci incoraggiano a riprendere il cammino, perché non vogliamo fermarci. Ancora non sappiamo se nostro figlio Federico resterà con noi, è possibile che decida di fare un percorso per conto suo, per poi magari unirsi di nuovo alla famiglia; non sappiamo quale sarà la nostra prossima meta, probabilmente non resteremo in Emilia, ci stiamo guardando intorno con curiosità, e non vediamo l’ora di trovare una nuova casa dove tornare ad accogliere i nostri clienti, questo ci piace e questo vogliamo continuare a fare, al nostro meglio.”

Foto di copertina: Lido Vannucchi