Gaggan Anand rivoluziona la sua cucina: “Non solo per chi può permetterselo, ma esperienza raffinata accessibile a tutti”

I nuovi propositi dello chef due stelle Michelin Gaggan Anand per il 2021? Una cucina democratica, aperta a tutti, per salvare il locale e il personale.

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Lo chef due stelle Michelin Gaggan Anand di Bangkok, in Thailandia, ha annunciato che a partire da oggi, martedì 12 gennaio 2021, presenterà una nuova offerta culinaria, mirata ad adattarsi alle nuove restrizioni in corso nel Paese, che deve affrontare una nuova recrudescenza della pandemia da Covid-19. Le misure restrittive, volute dal Governo, andranno a limitare l’apertura di bar e ristoranti, che dovranno chiudere tutti i giorni alle ore 21, limitando di molto l’attività ristorativa con serie ripercussioni economiche. Ad annunciare la svolta è stato lo stesso chef sui social che in lungo post ha anche ripercorso, in sintesi, le tappe della sua carriera di chef. «Una nuova era è all’orizzonte. Faccio parte di questo panorama culinario da quasi 15 anni. Abbiamo avuto proteste, inondazioni, disordini politici, ma insieme ci siamo rialzati sempre, facendo quello che sappiamo fare meglio cucinare». 

Lo chef si è soffermato a ribadire che il Paese in passato si è aperto alle mode e alle tendenze provenienti da fuori. Fino a dieci anni fa, ad esempio, non erano presenti nei menù dei ristoranti gourmet menù degustazione; mentre oggi tutti presentano il loro specifico percorso di degustazione. In questo cambiamento la cucina locale non ha avuto nessun merito, perché i ristoratori sono stati sopraffatti da un movimento internazionale che ha portato nuove tipologie di locali. Oggi, gli chef si impegnano per dare, ognuno con le proprie possibilità, un’interpretazione originale della gastronomia. 

 

Purtroppo, l’arrivo della pandemia ha bloccato la ricerca di una personale poetica in cucina. «Nelle circostanze attuali, non credo che potremo essere di nuovo normali – ha scritto Gaggan Anand -. Non credo che potremo continuare a cucinare come abbiamo fatto fino ad ora con le scorte limitate di prodotti e le regole che paralizzano il lavoro. Sarebbe sbagliato incolpare i nostri connazionali o il Governo per questa situazione. Dobbiamo invece cercare una nuova strada creativa e far evolvere la cucina. Dalla crisi sanitaria di Covid ho capito una cosa: la gastronomia è aperta a tutti». 

 

Una presa di coscienza che si riflette nel modo nuovo di rivolgersi dello chef due stelle Michelin verso il pubblico. La sua è una dichiarazione di intenti inequivocabile, che si avvicina alla svolta che alcuni chef francesi hanno impresso al loro lavoro. La direzione è quella di rendersi più popolari, alla portata di tutti, evitando di rivolgersi ad un pubblico elitario. Anand è esplicito: «Siamo tutti buongustai e in questo non esistono differenze di sesso, razza, religione o background economico. Tutti dovrebbero avere la possibilità di provare la mia cucina, non solo chi se lo può permettere. Deve essere accessibile a tutti. Il dibattito è complesso e in continua evoluzione. Una raffinata esperienza culinaria dovrebbe essere costosa? Preferisco restare fedele alla cucina semplice, rock n ‘roll e contribuire così a una nuova interpretazione dell’offerta culinaria gourmet» 

Il mezzo per diventare più popolare e aprirsi a tutti gli strati della società è quello di creare un menù ibrido, che lo chef definisce divertente e emozionante, con mini degustazioni da servire tutto il giorno e che cambieranno di volta in volta in modo da non rendere ripetibile l’esperienza. In questo modo Anand intende abbassare il costo del servizio per i clienti, senza cambiare le tecniche, le abilità e gli ingredienti che di solito vengono utilizzati nei suoi menù. Uno sforzo lodevole da parte dello chef, che alla fine della sua lunga disamina su Facebook fa outing e conferma che le ragioni della svolta democratica della sua cucina saranno a tempo. «Adotteremo questa formula fino a quando non solo la situazione migliorerà, ma anche fino a quando il Paese non si riaprirà al mondo, poi torneremo a quello che facciamo di solito». 

fonte: foodandsense