Barcellona, la chiusura dei ristoranti per 15 giorni e lo sfogo di uno chef: “ci stanno spingendo al fallimento”

In una lunga intervista Albert Raurich, proprietario e chef di Dos Palillos e Dos Pebrots a Barcellona, rivela tutta le sua indignazione per le misure restrittive per bar e ristoranti nella Penisola Iberica

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La Notizia

La scorsa settimana il Governo spagnolo ha deciso di chiudere bar e ristoranti per almeno 15 giorni per scongiurare l’ulteriore diffondersi del covid-19. Le voci dei ristoratori e di tutti gli operatori del settore dell’ospitalità spagnolo non hanno tardato a farsi sentire, una delle più forti e indignate è sicuramente quella di Albert Raurich proprietario di Dos Palillos e Dos Pebrots a Barcellona. “Non comprendo la poca sensibilità mostrata dalle Autorità nell’adottare questi provvedimenti, non siamo noi i colpevoli”, afferma Raurich. “È una misura sproporzionata. Ci stanno vendendo il film che noi siamo i cattivi e non è così. Il ristorante è uno dei luoghi più sicuri, dove vengono prese più misure precauzionali, quindi, questi provvedimenti mi sembrano ingiusti. Chiudere per 15 giorni per molti può essere la morte. Il messaggio che viene inviato è che i ristoranti sono i cattivi nel film. Non è così. Ci stanno spingendo giù dalla scogliera. Ho ascoltato tutto quello che hanno detto e la mia faccia è caduta per la vergogna. Non hanno prove di persone che sono state infettate nei nostri stabilimenti, ma hanno deciso di adottare questa misura come misura preventiva per evitare rapporti sociali. Onestamente, è una risposta vuota, come la misura stessa. Capisco che più incontri sociali possono aver luogo nei bar, ma non nei ristoranti. La maggior parte dei nostri tavoli sono per due, pertanto, è una misura sproporzionata, senza alcuna giustificazione. Non hanno idea di quello che stanno facendo e soprattutto delle sue conseguenze” continua lo chef.

“Ritengo che sarebbe meglio che nel caso di sospetto che le norme sanitarie non siano rispettate nei ristoranti la polizia dovrebbe agire e dare una multa. Dire che il problema sono i ristoranti è non avere idea della realtà. Stanno legiferando per legiferare. Con queste disposizioni ora le persone socializzeranno in altri luoghi meno controllati”. Seppur vero che altri Stati europei hanno adottato misure simili Raurich ritiene che questo non sia un provvedimento adatto a un Paese come la Spagna, “Qui ci saranno persone che continueranno a socializzare perché siamo così, perché siamo mediterranei, quindi non credo che questa sia una misura adeguata. Se socializzi in un ristorante, ti appelli alla responsabilità individuale e a quella del ristoratore, basterebbero più controlli con multe e sarebbe più facile per tutti. Sono sicuro, poi che questo provvedimento non durerà di certo 15 giorni. Se, poi, oltre ai nuovi provvedimenti consideriamo la nostra contabilità e quella della maggior parte degli operatori dell’ospitalità l’unica strada che sembra si possa intraprendere sembra essere quella di liquidare tutto. Ci stanno spingendo a fallire. Ho 50 anni e ho lavorato tutta la mia vita come un matto. Ho investito in Dos Palillos (investimento recentemente recuperato) e in Dos Pebrots (1 milione di euro non ancora recuperato), e ora mi dicono che devo chiedere un altro prestito per sopravvivere. Uno scherzo. La verità è che mi viene voglia di togliermi il grembiule, abbassare le persiane e andare a Cadaqués per allestire un bar di pesce alla griglia e insalate, sarebbe tutto più semplice”.

 “Le misure del Governo sono totalmente senza senso, soprattutto se si considera il controllo igienico che hanno i ristoranti. Personalmente faccio un’ispezione sanitaria ogni anno. Abbiamo misure igieniche incredibili, nonostante ciò mi stanno dicendo che il problema siamo noi e poi volevano aprire le discoteche? O parliamo degli aerei dove passi un’ora con quattro persone intorno mentre nel mio ristorante il più vicino è a due metri di distanza. Perché lo fanno? Per salvare l’aviazione in questo caso. Gli aerei non possono fermarsi, né i trasporti pubblici, ma i ristoranti sì. Se Nissan chiude, si scatena una ribellione perché lasciano 3.000 persone per strada. Se il settore dell’ospitalità deve chiudere saranno almeno 60.000 le aziende che non sopravviveranno a questa pandemia cosa dovremmo fare? Il problema non è il luogo, non sono i bar oi ristoranti; il problema è quello della consapevolezza individuale ”, conclude indignato chef Raurich.

Fonte: 7canibales