Dominique Crenn, l’unica donna chef a 3 stelle Michelin di tutti gli Stati Uniti si racconta

Dominique Crenn parla della sua vita, delle sue esperienze, della poca considerazione dei settore della ristorazione senza, però, mai tralasciare la sua forte sensibilità verso il tema della discriminazione e della sostenibilità.

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La Notizia

L’unica donna tre stelle Michelin di tutti gli Stati Uniti, Dominique Crenn, intervistata da Food & Wine  ha parlato della sua tanto attesa autobiografia “Rebel Chef: In search of What Matters”, pubblicata lo scorso Giugno. Il libro scritto con il supporto di Emma Brockes, perchè come dice la chef  “la mia prima lingua è il francese, non l’inglese”,  racconta la sua vita fino ad ora a partire dalla sua adozione da bambina, alla sua vita vicino a Parigi, al periodo in cui lavorava come chef d’hotel in Indonesia sino al suo trasferimento e ai suoi successi negli Stati Uniti. Da sempre nota per le sue critiche sulla discriminazione di genere nel settore dell’ospitalità  e per le sue battaglie per la sostenibilità e contro il razzismo anche nel libro la Crenn pone l’accento su questo. Un libro iniziato a scrivere nel 2018 e concluso a fine 2019 in cui ha passato ore e ore, giornate su giornate  a chiacchierare e ad essere registrata dalla Brockes con cui ha stretto un bellissimo rapporto. Tra le pagine del libro emerge l’importanza dell’intuizione per arrivare al successo, così  Chef Crenn, afferma: “Quello che voglio dire alla gente è che devi credere nel tuo istinto. Devi trovare le risposte a ciò che ti dice il tuo intestino. Lavoro sempre con intuizione. Alla fine della giornata, hai una vita da vivere. Guardalo come se fosse in una relazione con qualcuno. Siamo sempre intuitivi sul fatto che funzionerà o meno, ma a volte siamo influenzati, mi piace molto questa persona, voglio uscire con lei, ma, in realtà, sapevi fin dall’inizio che non avrebbe mai funzionato”.

A Food & Wine, però, la Crenn non ha voluto parlare solo della sua nuova avventura editoriale, ma si è voluta anche soffermare sulla situazione della ristorazione in questo periodo così critico e difficile a causa del coronavirus. “In questo momento, io e molti dei miei colleghi stiamo lavorando su diversi fronti. Nel nostro settore, siamo sempre considerati usa e getta. Siamo stati esclusi e non abbiamo ricevuto alcun sostegno da parte del Governo. Siamo stati trattati come esercizi di vendita al dettaglio, ma la vendita al dettaglio e i ristoranti sono totalmente diversi, il margine è totalmente diverso. Nel settore della ristorazione, se vai in pareggio, sei fortunato. È davvero difficile, è un affare di sopravvivenza. E noi non vogliamo più solo sopravvivere”. “Non abbiamo una pensione, beh, a meno che non si lavori per un hotel sindacale, ma è diverso. Ne ho parlato ieri con José Andrés , ne parlavo con la mia amica Tanya, sto parlando con un sacco di persone del mio settore per cercare di creare una coalizione in cui le persone, quando vanno in pensione, ottengano veramente una pensione. Paghiamo le tasse, paghiamo per la disoccupazione, ma non abbiamo una pensione. Le piccole imprese  impiegavano quasi 60 milioni di persone prima della pandemia. Abbiamo rappresentato oltre il 4% del PIL americano, nonostante ciò queste persone non sono considerate quando vanno in pensione, questo secondo me è da pazzi”. La chef francese, naturalizzata americana, non nasconde la preoccupazione per il futuro dei suoi ristoranti. Abbiamo tre ristoranti e non sappiamo cosa succederà. Abbiamo riaperto l’Atelier Crenn il 14 luglio e abbiamo ricevuto diverse prenotazioni, il che è stata una soddisfazione. Voglio ringraziare i clienti e le persone che credono in noi. Ma il mio ristorante è molto piccolo; sono solo 24 coperti.

Il Bar Crenn, non lo riapriremo subito, per ora è dedicato ad eventi privati. Anche Petit Crenn non so quando riaprirà, per ora stiamo servendo solo cibo take-away e abbiamo una piccola épicerie, è una nuova avventura davvero interessante, ma non sarà sostenibile per i prossimi sei mesi. Abbiamo l’affitto da pagare, le tasse da pagare. Sto parlando con molti altri miei amici che possiedono ristoranti e molti a San Francisco non riapriranno mai”.

Oltre a questa situazione critica Dominique Crenn ha voluto sottolineare la piaga della discriminazione ancora molto presente nel settore della ristorazione: “Molte persone che possiedono ristoranti hanno una mentalità chiusa. Quando guardi la loro storia dal giorno in cui sono nati ad oggi ti accorgi che non si sono mai aperti ad altre culture. Si può parlare di privilegio bianco, ma non voglio metterla in questi termini. Voglio solo dire: sei stato maturato nel corso del tempo, ti sei sviluppato, penso che sia ora che ti svegli e agisca, perché con il tuo comportamento chiuso hai ferito molte persone, ora, però, hai l’opportunità di essere una persona migliore. Quindi fallo. Fallo per te, per te, per la tua famiglia e per gli altri”.