La vera era dei ristoranti automatici è iniziata? Ecco come funziona Box’d a differenza dai suoi predecessori

Nell’era del covid-19 l’automat restaurant sembra essere la perfetta soluzione per poter garantire il distanziamento sociale, in realtà l’idea dell’imprenditore libanese naturalizzato canadese è nata in periodi non sospetti.

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La Notizia

Durante la crisi inflitta dal coronavirus al mondo della ristorazione abbiamo assistito a chef e ristoratori che si destreggiavano tra nuove idee, creavano nuovi format e cercavano qualsiasi espediente per sopravvivere alla fase di lockdown e, soprattutto, per prepararsi alla riapertura. Box’d, il ristorante automatizzato ideato dall’imprenditore canadese di origini libanese Mohamad Fakih, potrebbe sembrare una risposta all’emergenza Covid-19, in realtà il progetto è nato ben prima. “E’ come se avessi una sfera di cristallo”, ride Fakih a Forbes.com. L’idea, infatti, è nata molto prima che la pandemia prendesse piede e il covid-19 ha semplicemente fatto sì che il progetto venisse modificato in alcune sue funzionalità per adattarsi alle nuove norme igienico-sanitarie e al distanziamento fisico. L’idea dei ristoranti automatizzati è nata in Germania negli anni ‘50 e si è diffusa rapidamente in tutto il mondo rivelandosi, però, ben presto un vero e proprio flop. Fakih sottolinea, infatti, che in un recente viaggio in Europa ha notato che la maggior parte degli automat restaurant non si è mai sviluppata rimanendo legata alla tecnologie e ai design “arcaici” degli anni ‘50. Seguendo la sua idea e cercando di carpire i motivi del flop di chi aveva già intrapreso prima di lui l’esperienza dei ristoranti automatizzati il fondatore di Box’d si è concentrato sui punti di contatto umani che colmano il divario tra ospitalità e tecnologia, un abisso che, in passato, ha causato il fallimento dei ristoranti automatizzati.

Da Box’d, infatti, un concierge saluta i clienti, aiutandoli a destreggiarsi tra i sistemi di ordinazione e  a far rispettare le normative sul distanziamento sociale.  Il cibo è preparato da veri chef, non dalle macchine. Una finestra di vetro in cucina consente ai clienti di guardare gli chef mentre preparano, tagliano e realizzano i piatti. “Da quando abbiamo installato la finestra, tutti quelli che camminano scattano foto. Serve molto bene nel mercato odierno di Instagram”, afferma Fakih. Una volta preparati i pasti, gli chef inseriscono i piatti in cubbies digitalizzati, 18 in totale, in grado di accogliere 18 ordini ogni 3-4 minuti. Schermi in tutto il ristorante indirizzano i clienti ai loro pasti in attesa. I clienti utilizzano i codici QR sui telefoni per aprire i cubbies e le scatole vengono disinfettate dopo ogni utilizzo.

I pasti vengono ordinati tramite un’app o direttamente sul sito web di Box’d. L’interfaccia di Box’d invia gli ordini agli chef dieci minuti prima dell’arrivo dei clienti. In media, i pasti richiedono da sette a otto minuti per la preparazione, lasciando un periodo di buffer di due minuti per garantire che gli ordini in ritardo non causino arretrati o folle.

Il menu comprende la cucina libanese a pranzo. Propone all’hummus (compresi tartufo, barbabietola rossa e berretto scozzese), insieme a opzioni personalizzabili fattoush, tabbouleh e mujadara profumate al tartufo. Mr Fakih sa di competere, in parte con le app di consegna, ma da Box’d il cibo viene consegnato caldo e fresco a differenza di ciò che accade nel caso del delivery che prevede la fase di consegna in cui il cibo può alterarsi. Un’accusa che potrebbe essere mossa ai ristoranti automatizzati è che non favoriscano l’assunzione di personale, ma l’imprenditore canadese non la pensa così. “Con Box’d, stiamo effettivamente assumendo più persone, solo che le assumiamo  in posizioni diverse. In un normale ristorante, si assumono due persone nella parte posteriore e due nella parte anteriore. Noi assumiamo una persona nella parte anteriore e cinque nella parte posteriore. Crediamo che più cuochi in cucina siano una buona cosa”, dice sorridendo Fakih.

Mohamad Fakih non è certo un imprenditore alle prime armi, infatti quando è emigrato dal Libano a Toronto nel 2006 ha subito fondato Paramount Fine Foods: un negozio di falafel che è stato un vero e proprio successo della cucina mediorientale in Nord America. Oggi ci sono 76 franchising di Paramount Fine Foods. Per ora Box’d è un’espansione del marchio principale, man mano però che il clima si farà meno rigido il marchio si espanderà in università, ospedali e arene sportive.

Per Mr Fakih aprire un’attività in questo momento così difficile equivale ad inviare un vero e proprio messaggio d’amore.Quando apri un’attività invii un bellissimo messaggio. E’ come voler dire che tieni alla comunità in cui vivi e che vuoi aiutare  tutti nella ricostruzione. Questo è esattamente ciò che sta accadendo qui. Non c’è nulla di normale in ciò che ci è successo nella nostra vita o nella nostra attività in questo ultimo periodo, ma stiamo cercando di dire che noi come industria possiamo riprenderci”.