Reazione a catena: crisi profonda per i piccoli produttori di nicchia che lavorano con ristoranti e hotel

Speck Alto Adige Igp, Asiago Dop, Burrata di Andria Igp, Pomodoro San Marzano Dop: le reazioni e le prospettive dei vari consorzi delle eccellenze geografiche italiane.

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La Notizia

La pandemia covid-19 ha colpito fortemente tutti i settori dell’economia, non tutti, però sono stati toccati con la stessa intensità e così è ed è stato anche per il settore agroalimentare in cui la “virulenza” del coronavirus si è manifestata in maniera diversa tra i vari rami del settore. Come prevedibile chi ha sofferto maggiormente della crisi sono i piccoli produttori e le specialità di nicchia in particolare se legate al mondo della ristorazione e del turismo. La GDO, infatti, si può dire non abbia risentito dell’effetto coronavirus dato che supermercati e negozi di generi alimentari sono sempre rimasti aperti e le persone costrette a stare a casa hanno continuato a fare la spesa. Ad oggi ciò che in prospettiva rischia di pagare lo scotto più alto del covid-19 sembra essere la qualità dei prodotti perché il prevedibile impoverimento dei consumi andrà a privilegiare i prodotti con prezzi più bassi.

“Per questi  mesi stimiamo una perdita del 15% del fatturato che nel 2019 ha raggiunto i 120 milioni, ma c’è chi ha perso anche il 90%, soprattutto chi non lavora con la grande distribuzione, ma è invece legato a ristoranti e hotel. Fondamentale sarà l’esito della stagione estiva, dato che il turismo per noi vale dal 15 al 20% del giro d’affari. Ogni giorno di ritardo nell’apertura delle frontiere con Austria e Germania comporta perdite significative”, ha affermato Matthias Messner, direttore del Consorzio Speck Alto Adige Igp. A consolare i produttori Sudtirolesi, tuttavia, sono arrivati 33 milioni di euro stanziati dalla Provincia Autonoma per la promozione del territorio.

Nonostante le perdite subite dai produttori che lavoravano con il canale horeca, le cose non sembrano andare male per quanto riguarda l’Asiago Dop. ”Chi lavora con l’horeca assieme a chi lavora con l’estero, soprattutto Germania, Svizzera e Usa sono coloro che hanno sofferto di più, ma nel complesso la Dop ha registrato un incremento. Per il pressato il trimestre si chiude con un +3% di vendite, mentre l’aumento delle scorte per il formaggio d’allevo non ci preoccupa particolarmente per via di vendite future già programmate. Tra l’altro non potendo partecipare alle fiere di settore abbiamo spostato una parte del budget sulla pubblicità: a Giugno partirà una campagna nazionale”, spiega Luca Cracco, direttore marketing del Consorzio da oltre 100 milioni annui di valore della produzione.

Malgrado i problemi relativi alla mancanza di lavoratori agricoli le prospettive non sembrano essere del tutto negative nemmeno per i produttori di Pomodoro San Marzano Dop che hanno riscontrato buone vendite nella Gdo. “Abbiamo avuto un’impennata nel retail, al punto che non si riusciva a stare dietro alle richieste per la difficoltà a reperire le latte più piccole, ma sono calati gli ordini dei formati più grandi dedicati al food service, che per noi ha un peso notevole”, sono state le parole di Fabio Grimaldi presidente del Consorzio.

Il punto cruciale sembra essere sempre quello di riuscire a trovare uno sbocco nella Gdo anche per la Burrata Igp. “Dopo la crescita degli ultimi anni, il Covid ha colpito duro, ma non ci ha lasciato completamente a terra. La gravità del danno non dipende tanto dalla dimensione aziendale, ma da quanto i produttori sono stati capaci di diversificare la produzione, spostandosi sulla Gdo. Noi abbiamo avuto grosse difficoltà a livello di trasporti, soprattutto per l’export, perché il nostro formaggio è freschissimo, ma dopo una fase difficile assistiamo a un primo ritorno alla normalità e se su alcuni mercati come Germania, Francia e Spagna rischiamo di pagare cara la crisi, puntiamo crescere in nuove destinazioni come ad esempio Canada e Dubai”, spiega Francesco Mennea, coordinatore del Consorzio della Burrata di Andria Igp.

Durante l’assemblea di OriGin, l’associazione che raggruppa i prodotti a indicazione geografica e mira a valorizzarli e promuoverli, il presidente Cesare Baldrighi ha affermato:  “Oggi la preoccupazione maggiore sembra essere legata al possibile calo dei prezzi. È un problema serio che io però metto al secondo posto: innanzitutto dobbiamo farci trovare pronti al rilancio con le giuste strategie nel momento in cui l’emergenza virus sarà superata. Ad esempio non dobbiamo smettere di investire per consolidarci sul consumo fuori casa. È importante lavorare sul turismo enogastronomico, che per molti prodotti rappresenta una risorsa irrinunciabile e con il Covid deve essere una strada da percorrere con maggiore attenzione. La minor capacità di spesa e la concorrenza di prodotti anonimi è un pericolo, ma la minaccia non arriva dall’interno dei consorzi, che hanno radici forti sul territorio con aziende abituate a lavorare sull’eccellenza, bensì dall’esterno, da player che potrebbero approfittarne per puntare su prodotti di scarsa qualità e dalle imitazioni dell’italian sounding, contro cui si deve sempre tenere alta la guardia. Il progetto Farm to Fork detta le linee guida dello sviluppo agroalimentare e abbiamo la necessità di seguirlo anche in tema di sostenibilità”. Dal Governo, inoltre, sono arrivati alcuni aiuti valutati positivamente da OriGin: 250 milioni stanziati  per il Fondo indigenti che potranno dare una mano a smaltire le scorte e altri 45 milioni destinati al cosiddetto “ammasso privato”, cioè il pagamento delle quote alle aziende per allungare stagionatura e conservazione. “L’attenzione alle indicazioni geografiche sarà garantita anche dal fondo emergenziale a favore delle filiere in crisi, con una dotazione di 500 milioni», ha voluto specificare  la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, sempre durante l’assemblea di OriGin.

A quanto pare per la ripartenza il punto cruciale sembra essere sempre quello di mantenere alto il livello della qualità e di non perdere l’unità tra i piccoli e grandi produttori. “C’è il rischio che la crisi porti a un calo dei consumi di qualità . I consorzi e tutti gli attori della filiera oggi più di prima devono restare uniti per stimolare e incentivare le aziende più in difficoltà a rimanere all’interno di una produzione certificata. Serve l’aiuto di tutti, dalle istituzioni alla Gdo”, sono le parole di Mauro Rosati, direttore della fondazione Qualivita.

Come gli italiani si sono dimostrati responsabili nel rispettare le norme e i protocolli durante la fase di lockdown si spera che anche nella delicata fase della ripartenza si dimostrino orgogliosi del proprio Paese e dei suoi simboli enogastronomici sostenendo le piccole produzioni e, compatibilmente con le proprie tasche, non rinuncino alla qualità.