Riapertura delle trattorie a Roma: com’è andato il primo giorno? Parla Claudio Gargioli di Armando al Pantheon

Claudio Gargioli ha riaperto la storica insegna capitolina il primo giorno utile, perché “la vita richiama vita”

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La Notizia

La cucina tradizionale romana è da sempre una delle grandi attrazioni della capitale: assaporare la carbonara per ogni turista è fondamentale quanto visitare il Colosseo, scoprire il carciofo alla romana è emozionante quanto l’immagine della scalinata di Piazza di Spagna. Un tipo di cucina che trova la massima espressione nelle trattorie, luoghi di grande convivialità e, proprio per questo motivo, sotto la lente di ingrandimento in una fase caratterizzata dal costante timore di contagio. La persistente paura e i tanti dubbi legati ad un insieme di regole e disposizioni giunto troppo a ridosso del 18 maggio, la data per la riapertura dei locali, ha frenato molti ristoratori ma non una delle insegne iconiche di Roma, quella di Armando al Pantheon.

Sessant’anni di storia non sono stati scalfiti dalla quarantena, e Claudio Gargioli ha scelto di tornare nella sua cucina sin dal primo servizio disponibile, quello di lunedì sera, dopo due mesi difficili sotto ogni punto di vista: “Sono un po’ provato dalla situazione, abbiamo aperto ieri con tante incognite ma con la voglia di iniziare da capo, perché è il modo migliore per vincere la paura portata da questa malattia. Avevano tutti la mascherina, qualcuno dimenticava d’indossarla quando si alzava dal tavolo, ma il cameriere lo invitava a farlo. Non c’era imbarazzo e c’è stata gente che, per telefono prima di prenotare, ci domandava se avevamo il plexiglas perché non lo sopportavano”. Le sue parole riassumono al meglio le motivazioni che hanno portato a optare per una rapida ripartenza, un gesto dalla valenza anche simbolica, per mettersi alle spalle il faticoso bagaglio emotivo vissuto con l’emergenza: “Ci sono state due fasi nel corso della quarantena: prima la voglia di fratellanza, di essere uniti, e un uomo di cucina come me si è voluto cimentare con tante ricette, per condividere la passione con gli altri; nella seconda fase si è un po’ persa la magia, abbiamo iniziato a pensare al domani al lavoro, a ciò che sarebbe accaduto a breve. A quel punto ho iniziato ad avere dei momenti di stress, angoscia, non sapevo cosa sarebbe accaduto con la riapertura. Tanti amici e clienti ci hanno sostenuto invogliandoci ad aprire appena possibile. Ho voluto farlo anche perché con 14 persone coinvolte (i dipendenti del locale) non si poteva far più affidamento sulla cassa integrazione”.

I dubbi legati alla reazione dei clienti, alla loro voglia di tornare nei locali, hanno accompagnato tutto il periodo della quarantena, e la prima serata di lavoro ha già fatto emergere alcune interessanti considerazioni: “C’è ancora tanta paura in giro, anche se abbiamo messo in sicurezza il locale rinunciando ad oltre il 60% dei posti. Dovevamo però fare tutto questo per tutelare sia i clienti sia le persone che lavorano da Armando al Pantheon. Lavorare con mascherina e guanti è difficile ma lo facciamo, perché sono convinto che la vita richiami vita. È stata una giornata interlocutoria, eravamo abituati a ben altre routine, ma è stato comunque un momento significativo. Tutti sanno più o meno cucinare ormai, ma ciò che può darti in più il ristorante equivale alla differenza tra vedere un film al cinema o in televisione: il locale è convivialità, amicizia, socialità, situazioni che gratificano il cuore e l’anima”.

Anche Claudio come tanti altri colleghi si è cimentato e si sta cimentando con il Delivery e il Take away, ma a suo avviso il ristorante per come lo conosciamo non potrà mai essere sostituito in toto da questi servizi. “Riconosco l’importanza del distanziamento in questa fase, ma spero possa sparire quanto prima. La serata della riapertura è stata importante perché può rimettere in moto il passaparola che è sempre utile, ma credo che solo con il vaccino, e quindi tra alcuni mesi, i clienti torneranno ad avere un approccio sereno con la ristorazione”. Nel corso della chiacchierata con Gargioli è emersa anche un’altra evidenza, quella legata all’identificazione dei ristoranti quali luoghi a rischio: “Ma spiace notare come i ristoranti siano stati identificati come luoghi pericolosi, perché invece è proprio nei locali che c’è il maggior numero di accorgimenti per evitare pericoli. Noi ristoratori stiamo pagando a caro prezzo la pandemia: siamo stati tra i primi a chiudere (noi l’abbiamo fatto un giorno prima del lockdown) e veniamo additati come untori, una situazione paradossale. C’è una sorta di antipatia che non capisco, perché la ristorazione, come il turismo, è fondamentale per il paese”.

Lo stallo del turismo, i lunghi tempi di ripresa per la libera circolazione dei cittadini, potranno indubbiare avere un peso anche su uno dei locali più amati, conosciuti e frequentati dagli stranieri: “Armando al Pantheon esiste da 60 anni e può contare su un portafoglio clienti vasto: la clientela straniera, gourmet, è molto grande, alcune persone prendevano il treno da Milano in mattinata per pranzare da noi e tornare a casa. Ci mancherà ora la clientela proveniente da fuori Roma, anche perché essendo collocati in pieno centro abbiamo intorno a noi solo famiglie facoltose o uffici, non il tessuto reale dei romani, e quindi auspichiamo che la Raggi possa aprire varchi e strade per far giungere a noi clienti da tutta la città. Puntiamo anche sugli spazi esterni, ma la grande ripresa ci sarà solo quando sparirà la paura, che in questo momento è molto identificata con i luoghi chiusi e conseguentemente i ristoranti”.

In chiusura è d’obbligo una domanda su Governo, Istituzioni e il lavoro svolto per far fronte all’emergenza e sostenere il paese e le realtà produttive di qualunque tipo: “Sono affranto per gli amici, per i giovani che hanno investito tutti i loro risparmi in un sogno e ora si trovato a dover affrontare tutto questo. Lo Stato dovrebbe capire che se vengono a mancare i soldi che la ristorazione versa per le tasse, se vengono a mancare gli incassi, è un problema per tutti. A volte giro per Roma e ora mi sembra una donna bellissima con le calze smagliate, una immagine che mi rattrista. Io sono tra il Senato e la Camera, conosco tanti personaggi politici, in passato mi proposero anche di entrare in politica ma declinai perché credo di non avere il pelo sullo stomaco per affrontare taluni situazioni. A me Conte è simpatico, l’ho visto impegnarsi nonostante le mille difficoltà: non so cosa accadrà, ma se le promesse verranno mantenute, se gli aiuti arriveranno, credo abbiano fatto il massimo possibile in uno scenario come quello relativo al nostro paese. Credo sia fondamentale però sbloccare i capitali, evitando che vadano in tasca a persone che non ne hanno bisogno, per far ripartire lavori e grandi opere, perché restituendo il lavoro alle persone si ridà loro anche la dignità”.