Moby, il celebre musicista proprietario di un ristorante vegano, chiude e lascia i dipendenti senza copertura sanitaria durante il coronavirus

Scandalo sui social media per il ristorante vergano di Moby: il Little Pine a Silver Lake. I lavoratori accusano l’artista di essere più sensibile ai diritti degli animali che a quelli degli ex dipendenti, lasciati senza copertura sanitaria.

0
433
La Notizia

La crisi della ristorazione in America si fa sempre più acuta e sta lasciando molti lavoratori senza salario e quel che è peggio senza copertura assicurativa sanitaria. Nessuno è esente da questo tracollo, neanche il re della disco Moby, dj e musicista multimilionario, vincitore di alcuni Grammy, gli oscar della musica statunitensi, che da circa un mese è al centro di numerose polemiche legate alle sue attività di ristorazione. Il suo è un caso significativo di mancanza di empatia nei confronti degli ex dipendenti e anche di incapacità nell’uso corretto della comunicazione social. L’artista è proprietario del Closed LA Vegan Restaurant di Los Angeles e, nel 2015, aveva aperto un altro locale veg a Silver Lake, il Little Pine, chiuso il 15 marzo scorso per l’aggravarsi della pandemia da nuovo coronavirus. Nelle settimane successive, a seguito della chiusura, numerosi dipendenti sui social media si sono lamentati della mancanza di comunicazione, in merito a prestazioni sanitarie e indennità per malattia e ferie eccezionali.

Qualcosa si è smosso solo dopo che il magazine Eater ha accolto le dichiarazioni di diversi ex dipendenti del Little Pine, tutti concordi nel sostenere che l’artista, fervente animalista che in passato avrebbe donato il 100% dei profitti del ristorante alla causa, non ha risposto alle richieste sull’occupazione e sulle prestazioni sanitarie dei lavoratori. Dopo che i dipendenti si sono lamentati di non aver ricevuto le stesse considerazioni finanziarie delle associazioni animaliste, Moby ha contattato con una mail privata gli ex lavoratori del Little Pine e successivamente ha inviato una risposta anche al magazine.

I dipendenti hanno affermato di essere stati informati solo questa settimana – a circa un mese dall’ultimo giorno di servizio nel ristorante – che il locale sarebbe andato in “pausa indefinita”, senza alcun progetto alternativo da offrire ai clienti, e che la copertura sanitaria dei lavoratori è stata cancellata. «Sono senza copertura nel mezzo di una pandemia globaleha detto un ex dipendente –, perché la mia assistenza sanitaria è stata annullata da un miliardario». L’account Instagram di Little Pine ha disattivato i suoi commenti, dopo essere stato bombardato dalle note arrabbiate di molti degli ex dipendenti, che in dichiarazioni pubbliche hanno anche affermato che Moby ha «zero empatia per la nostra situazione» e che «sceglie di non preoccuparsene, perché tanto non è una cosa che lo tocca da vicino».

Moby si è detto sconcertato da quanto emerso sui social media; mentre in un recente post su Instagram di Little Pine, che i dipendenti affermano gestirebbe personalmente l’artista, si legge: «Ultimamente abbiamo ricevuto molti commenti ostili sul modo in cui Little Pine è stato messo in pausa … Abbiamo cercato di fare la cosa giusta, pagato i nostri manager, i nostri dipendenti, i nostri fornitori, la nostra assicurazione, ecc. e siamo, come la maggior parte dei ristoranti, seriamente indebitati. Tutto ciò che volevamo era essere un buon ristorante vegano, servire la nostra comunità e generare denaro per le organizzazioni no profit sui diritti degli animali, che amiamo. E ora non solo siamo stati costretti a chiudere, ma siamo sull’orlo della bancarotta, mentre siamo attaccati ferocemente da innumerevoli estranei».

«Non sono un estraneo» è stato uno dei commenti di risposta, prima che fosse rimosso. «Ho lavorato a Little Pine sin dalla sua apertura e ho contribuito a costruire il ristorante per quello che era. Moby ci ha lasciato assolutamente soli». Il ristorante, che impiegava meno di 50 lavoratori, legalmente non è obbligato a pagare il congedo per malattia, ai sensi della nuova legge federale sull’emergenza del coronavirus, approvata il mese scorso. «È una grande scappatoia», ha detto un economista al “Los Angeles Times”, dopo l’approvazione della legge.

I dipendenti coinvolti, che hanno parlato con Eater a condizione che i loro nomi non fossero pubblicati, per il timore di essere compromessi finanziariamente, hanno affermato che, data l’immagine pubblica filantropica di Moby e il suo status di celebrità, pagare le spettanze maturate sarebbe stata la cosa più giusta da fare. Vero è che un dirigente del Little Pine ha riferito che le ore di ferie sono state saldate ai dipendenti, anche se la conferma di quei pagamenti ha richiesto settimane è stata la replica piccata.

La risposta del musicista è arrivata solo dopo giorni di violente reazioni e di botta e risposta sui social. «Sto scrivendo per scusarmi – ha detto Moby -. Al momento della chiusura del locale mi stavo occupando di molti problemi personali e mi rendo conto che le mie e-mail non rispondevano alle vostre preoccupazioni, né esprimevano la mia profonda gratitudine per il lavoro che tutti voi avete svolto». Moby ha inoltre aggiunto di essere dispiaciuto che il ristorante non sia stato in grado di fare di più, per mitigare le difficoltà finanziarie avvertite dai dipendenti. «Sono pienamente d’accordo sul fatto che la chiusura poteva essere gestita meglio – prosegue la mail – e per questo mi assumo la responsabilità di quanto avvenuto e mi scuso ancora».

Nell’e-mail infine si legge anche che, data l’attuale crisi finanziaria, Moby non sarebbe più in grado di proseguire l’avventura del Little Pine, non specificando la chiusura definitiva del locale. La crisi finanziaria che circonda le piccole imprese, anche quelle di proprietà di soggetti milionari, è drammatica in questo periodo di covid-19. Molti ristoranti hanno chiuso definitivamente e licenziato il personale. Altri hanno tentato di fare rotazioni per avviare il servizio di delivery, visto che le sale da pranzo sono attualmente chiuse. Uno dei gruppi di ristoranti più prestigiosi d’America, l’Union Square Hospitality Group, in un colpo solo ha licenziato 2.000 dipendenti un mese fa; mentre altri importanti locali come Majordomo e Mozza per il momento hanno chiuso, licenziando personale e, in alcuni casi, annullando anche l’assicurazione sanitaria.

 

Per avere maggiori informazioni intorno alla chiusura di Little Pine, Eater ha contattato i rappresentanti di Moby, che lo scorso 16 aprile ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Come tanti ristoranti in tutto il mondo, il locale è stato costretto a chiudere a seguito della pandemia di coronavirus. Non esiste un modo semplice per chiudere un’attività e so che molti dei nostri ex dipendenti sono comprensibilmente arrabbiati. Ma nel chiudere Little Pine mi sono assicurato di pagare tutti gli stipendi e le indennità dei dipendenti e dei dirigenti, i costi del venditore, le tasse e le utenze. Questa crisi globale non ha precedenti e sono sicuro che avrei potuto gestire meglio la nostra chiusura. Ho così tanto rispetto e apprezzamento per le persone che hanno lavorato a Little Pine e mi scuso davvero per il dolore che questo ha causato».

Quello che potrebbe far cessare le proteste social nei suoi confronti lo ha rivelato un dipendente a Eater: «Vorrei che la mia assicurazione tornasse attiva per alcuni mesi, per avere una certezza in mezzo a questa pandemia. Voglio la retribuzione per malattia che mi spetta. E onestamente, in futuro, non vorrei pensarci mai più».