Fare il cuoco è tra i lavori più stressanti del mondo: secondo uno studio genera malattie e dipendenze

Cucinare ti rilassa? prova a farlo in un ristorante in maniera professionale, cambieresti idea

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La Notizia

Care amiche, ve l’ho sempre detto: non sposate uno chef. Sembra una buona idea perché quando l’amore finisce comunque mangerete bene. Non è vero. Ne conosco tanti ma a casa di nessuno di loro ho mangiato bene. Si spengono come il fuoco quando sono in casa. Fatto raro tra l’altro.

È il momento del rilassamento per loro e quindi si dimenticano le padelle sul fuoco, il forno acceso, dove sono gli ingredienti ?!? Il grill che brucia il pane. Ricette abbozzate, cotture dilatate, telefonate continue, bambini che strillano e altre distrazioni.

Il loro, quando sono al ristorante è un mondo difficile direbbe Tonino Carotone, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto. Il fuoco e l’acqua… poi ci sono quelli salutisti che fanno 10 km al giorno di jogging o 50 in bicicletta. Salutisti che si salvano almeno il giro vita dopo aver già passato 10 ore in cucina, ma sono l’eccezione e comunque a quel punto cosa volete vi cucinino in casa? Una pasta scotta?

Altri? Polverine, sigarette, alcol? Chissà, ognuno ha la sua maniera di fare per sopravvivere allo stress. L’ho provato da Maitre Sommelier.  Prima con la sigaretta filosofica con lo chef, dopo un paio di Negroni al bar di fronte, e poi via a tirare avanti la serata con 40 clienti ai tavoli.

Uno studio rivela quanto la professione dello chef danneggi la salute –  Uno studio condotto da un sindacato inglese di impiegati indica che il 69% degli chef che pratica quotidianamente la cucina ha una vita professionale stressante che influenza il loro benessere mentale e fisico. Questo studio potrebbe facilmente rivelare gli stessi risultati in Francia, e non solo nella categoria degli chef, ma sarebbero interessati tutti i team di cucina e pasticceria.

In termini di stress, la professione di chef batte tutti i record, una vita sovraccarica punteggiata da un numero impressionante di ore di lavoro, tempi di riposo molto brevi, una posizione eretta costante, spazi di lavoro confinati e molto caldi, ore servizio sotto pressione, pasti consumati all’angolo di un tavolo in pochi minuti… e spesso freddi, lasciati lì sotto la cappa.

Non sorprende che tali condizioni di lavoro abbiano il loro pedaggio da pagare. Un nuovo sondaggio condotto in Inghilterra dall’unione professionale Unite nel settore della ristorazione tra 265 membri, ha rivelato che le lunghe ore di lavoro degli chef hanno un impatto sulla loro salute.

Secondo Unite, che ha pubblicato i risultati la scorsa settimana, il 44% degli chef inglesi ha dichiarato di lavorare tra le 48 e le 60 ore settimanali e il 14% oltre le 60 ore settimanali. La metà degli addetti alla cucina ha rivelato di essere rimasta diverse ore dopo la fine ufficiale del loro servizio. E quando gli è stato chiesto se pensavano che il loro orario di lavoro avesse un impatto sulla loro salute, il 69% ha detto di sì.

Oltre alle esigenze fisiche di lavorare in cucina, il sindacato ha scoperto che il disagio mentale era comune tra gli chef. Come risultato di queste lunghe ore, il 51% degli chef è depresso e il 78% ha avuto un incidente o è stato assente dal lavoro a causa della fatica. Molti chef hanno riferito di assumere antidolorifici (56%), alcol (27%) e altri stimolanti (41%) per sostenerli nelle loro vite.

Lo stress e l’affaticamento sono fattori aggravanti in molte malattie cardiovascolari, ma anche nel rischio di ictus (incidente cerebrovascolare), c’è anche questa pressione permanente spesso compensata dall’assunzione di bevande alcoliche, dal consumo di sigaretta ma anche narcotico. Le molte ore trascorse al lavoro non consentono agli chef di praticare attività fisiche, questa mancanza di esercizio fisico è anche la causa del problema di salute.

Altri studi hanno dimostrato che i professionisti dell’hotel soffrono di cattiva salute rispetto ad altre professioni. Il funzionario sindacale ha affermato che “spetta ai datori di lavoro creare un clima che promuova un sano equilibrio tra lavoro e vita privata”.

Le indagini si sono svolte a Londra, ma sembrerebbe che il problema sia lo stesso in tutto il paese e non solo nel Regno Unito: “I proprietari e i datori di lavoro di hotel e ristoranti danno per scontato che gli chef trascorreranno lunghe ore perché sono impegnati in questo professione per passione.

Il sindacato rileva che gli chef sono assunti per svolgere una missione culinaria, che generalmente svolgono molte ore di straordinario che non sono retribuite, ma che questa funzione fa parte del loro impegno nel guidare una squadra, per produrre cucina gourmet. Inoltre il sindacato spiega anche che gli operatori di ristoranti agiscono talvolta in malafede quando si presenta un problema di salute per non parlare del fatto che non sanno gestire correttamente l’orario di lavoro.

Alain Chapel
Bernard Loiseau

Ecco, a questo punto non stupisce più ricordare che Alain Chapel (al top della carriera) sia morto di stress nel 1990 a 50 anni o che Bernard Loiseau (anche lui con i massimi riconoscimenti) si sia sparato nel 2003.

*fonte parziale: Food&sens.