La Silicon Valley punta sulla ristorazione: i pizzaioli robot di Zume Inc. valgono 4 miliardi di dollari

Zume Inc. è una nuova startup della Silicon Valley, ma gli investitori stanno ugualmente pompando nelle sue casse milioni di dollari. Il giro della pizza a domicilio in Usa vale miliardi.

0
525
pizza robot startup
La Notizia

Sapere che una startup della Silicon Valley, che produce robot che fanno la pizza, vale intorno ai 2 miliardi di dollari può lasciare spaesati, confusi e anche abbastanza interdetti. La pizza per noi italiani va fatta dai pizzaioli, non da robot. Ma venire a sapere che, un anno dopo essere stata valutata così tanto, potrebbe raddoppiare la propria quotazione di mercato, è cosa da non credere. E comunque fa saltare tutte le categorie che uno può essersi fatto in proposito. I mean, sulla pizza, le startup, la Silicon Valley e il valore del denaro. Ma l’America è l’America e le opportunità apparentemente sono dietro l’angolo.

Più precisamente Recode, sito di notizie tecnologiche incentrato sul business della Silicon Valley e fondato da Walt Mossberg e Kara Swisher nel gennaio 2014, ha rivelato che Zume Inc. avrebbe avviato una serie di colloqui con gli investitori, nel tentativo di raccogliere nuovi capitali con l’obiettivo di raggiungere una valutazione intorno ai 4 miliardi di dollari. E questo ad appena 12 mesi dalla precedente raccolta fondi. Secondo i bene informati giornalisti del settore, questa sarebbe al momento solo una suggestione e ipotizzano anche che siano voci di corridoio utili ad accrescere l’attenzione intorno alla società dei robot pizza. Di certo, c’è che il principale investitore della startup è SoftBank, la stessa società di investimenti che sta dietro a Uber e WeWork, non certo splendidi esempi di solidità industriale applicata al settore del digitale. Altro dato certo è che solo lo scorso anno SoftBank ha pompato 375 milioni di dollari di investimenti nelle casse di Zume Inc. Ci si aspetta quindi che dietro la startup della pizza automatizzata ci sia ancora la banca, anche se l’impressione degli analisti è che stavolta non guidi la cordata, ma cerchi piuttosto di attrarre nuovi investimenti.

Anche perché, far preparare dai robot delle pizze e consegnarle ai residenti ipertecnologizzati della Silicon Valley non è più l’attività principale di Zume Inc. La società da quattro anni è orientata verso un nuovo innovativo settore della ristorazione: locali che non hanno negozi e preparano il loro cibo in cucine centralizzate condivise, dette anche “cloud kitchen”, cucine a nuvola, appoggiandosi poi ai fornitori locali di servizi di consegna, come DoorDash e Postmates, per farle arrivare direttamente nelle case dei consumatori. Un mercato che vale miliardi, come insegnano Pizza Huts e Domino, ma che è anche complesso da gestire. Inoltre Zume Inc sta guardando a nuovi modelli, sempre legati al mondo della pizza, che in effetti resta il suo core business. Una catena di pizzerie con sede a Washington DC attualmente sta usando i camion di Zume Inc., per cucinare e consegnare le proprie pizze agli americani.

La cosa potrebbe avere dei risvolti interessanti e imprevedibili sul mercato statunitense e aprire nuove strade anche in Europa. «Oggi costa centinaia di migliaia di dollari e ci vuole un anno, a volte di più, per aprire un negozio di mattoni e malta, ma sfruttando la nostra infrastruttura, chi vuole può aprire un nuovo mercato nel giro di poche settimane – e possono farlo con un modello finanziario flessibile», ha dichiarato Alex Garden, il fondatore di Zume Inc. Forse però affittare un locale per avviare una pizzeria a domicilio (e non costruirlo ex novo dalle fondamenta) potrebbe ancora essere un’alternativa meno drammatica di come la pone Garden. L’ultimo dato che emerge dal lavoro di Recode è che, secondo fonti vicine all’azienda e al di là dei tanti suoi progetti in corso di attuazione, Zume Inc. perde circa 50 milioni di dollari all’anno. A questo servirebbe il tentativo di ricapitalizzare la società da parte di SoftBank, anche se i maligni della Silicon Valley dicono che Zume abbia ancora in cassa la maggior parte dei $ 375 milioni raccolti nel 2018.