Al nuovo Mercato Centrale di Torino nomi prestigiosi della gastronomia cittadina

Ancora in fase di rodaggio, ma con un gran lavoro in soli 6 mesi, il nuovo mercato torinese impreziosisce Torino.

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Il Mercato

Il giudizio del tutto soggettivo porterebbe a definire Torino la città dove vivere, ricca di movimento e cultura, gastronomicamente attiva, in fermento e con progetti interessanti. Da cronista oggettivo, il parere non si discosta poi tanto nonostante l’approccio dei suoi cittadini che fa comparire Torino ancora una città a tratti “provinciale”. Un esempio a dimostrazione potrebbe essere la recente apertura del nuovo Mercato Centrale che, nonostante sia un valido progetto di riqualificazione di una zona spesso famigerata come Porta Palazzo, non è (ancora) riuscita ad esaltare i torinesi per motivazioni varie. Personalmente, però, ho visitato questo nuovo progetto e ho riscontrato del potenziale.

Sei mesi di lavori e 6 milioni di investimento hanno portato a 26 botteghe tra artigiani del gusto, un mulino, un’area didattica, una piccola torrefazione e un palinsesto di oltre 350 eventi. Dopo Firenze nello storico mercato di San Lorenzo nel 2014 e Roma nel 2016 all’interno della Stazione Termini, il progetto dell’imprenditore della ristorazione Umberto Montano dunque arriva a Torino con la sua inaugurazione fresca datata 13 aprile (nel 2020 è prevista anche l’apertura a Milano).

Così come per Firenze e Roma, anche per Torino la scelta del luogo, il Centro Palatino, mira alla riqualificazione così da (ri)proporre il quartiere di Porta Palazzo come luogo ancor più interessante nel segno della buona enogastronomia.

4.500 mq di un palazzo le cui sorti sarebbero state incerte altrimenti, distribuiti su tre livelli in cui compaiono 26 “punti golosi” tra artigiani, scuola di cucina, birreria, bar e caffetteria, ristorante. Ristorante appunto, ciò che potrebbe confondere a prima visita è che più di un mercato in cui comprare e fare spesa, sia un luogo con numerosi spazi in cui pranzare, cenare, mangiare a tutte le ore. E così è, perchè in molti entrano per assaggiare e trascorrere una cena diversa, ma in realtà l’anima dell’acquisto è (o dovrebbe) il fulcro ed è infatti possibile anche comprare e portar via. Inoltre a destare qualche domanda ci sono i negozi di abbigliamento al primo piano, lì da sempre e che lì resteranno.

Ma sfatato ogni dubbio varcate la soglia e iniziate a curiosare facendo più assaggi, difficile limitarsi: ad accogliere all’ingresso c’è Raffaele D’Errico con il “pane di Porta Palazzo”, panificio che sforna svariati pani e pizze, un mulino affidato a Mattia Giardini e Alberto Iossetti di ViVa La Farina che con i loro prodotti stanno spopolando all’estero e tra le cucine stellate d’Italia, le macellerie di Marco Martini (storica realtà piemontese che segue l’intera filiera produttiva della regina Fassona) e della famiglia Savigni con la carne allevata in Toscana. Poi tre grandi nomi dell’alta cucina sabauda: il genio di Davide Scabin (che propone cotture esclusivamente a carbone proposte per zuppe, uova, verdure. Di altissima godibilità le frittate), Marcello Trentini del Magorabin (linea di cucina vegetariana) e la tradizione della Farmacia del Cambio di Baronetto che è l’unico in cui è possibile riservare il tavolo.

L’aspetto tavoli in cui consumare ciò che si è acquistato non è ancora del tutto chiaro, le botteghe formano il perimetro del mercato e lo spazio in cui sedersi è posizionato prettamente al centro dove quindi tutti confluiscono, rischiando (come è spiacevolmente successo) di occupare anche i tavoli della suddetta Farmacia del Cambio in cui invece è possibile sostare soltanto se consumando al ristorante. Dettagli (che hanno bisogno solo di ulteriore rodaggio) a parte, si continua con l’eccellente pizza napoletana di Marco Fierro, il gelato di Alberto Marchetti, l’hamburger di Chianina di Enrico Lagorio, i formaggi di Beppino Occelli, il tartufo di Luciano Savini abbinati alle idee di Aurelio Barbero. Per chi preferisce qualcosa di più leggero (solo nel concept), a disposizione le leccornie come il trapizzino di Stefano Callegari, i fritti di Martino Bellincampi, la pasta fresca di Egidio Michelis, i formaggi e i salumi selezionati da Beppe Giovale, le specialità siciliane di Carmelo Pannocchietti, il pesce del Mediterraneo di Valerio Lo Russo, il girarrosto con i polli ruspanti di Alessandro Baronti.

Ad innaffiare c’è il vino selezionato da Luca Boccoli o la distilleria di Simone Mari (anche con ingresso direttamente dalla piazza) dove gustare i buoni cocktail. Di più, nel mercato è presente il primo negozio fisico del mercato agricolo online Cortilia e al piano superiore la scuola di cucina Lorenzo de’ Medici guidata da Carla e Fabrizio Guarducci, il laboratorio didattico di formaggi di Beppino Occelli e la torrefazione didattica di Franco Mondi.

A soli due mesi e mezzo dall’apertura il risultato è positivo, il lavoro di messa a regime è ancora in svolgimento ma il risultato non è niente male. Qualcuno lo avrebbe voluto altrove, non nel mezzo di un mercato già esistente, ma è proprio questo a renderlo più interessante, la sua presenza in una storica piazza torinese e in un mercato (di tutt’altra entità evidentemente) tra i più importanti d’Europa; il Mercato Centrale di Torino e quello di Porta Palazzo possono convivere nello stesso luogo ma hanno due anime diverse che mai dovranno essere confuse, probabilmente in qualche modo d’ausilio l’un per l’altra ma che vivono vite separate e non vanno confuse.

Sul fatto che venga percepito come mercato tout court ci sono ancora delle domande, ma la sua “missione” di aggregazione in cui cibo e cultura gastronomica si fondono, coinvolgendo il tessuto urbano (si spera il più possibile), è indubbia.

Indirizzo

Mercato Centrale di Torino

Piazza della Repubblica, 25, 10152 Torino TO

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