Il tramonto di Mollis: lo sfogo amaro di Alex Bond tra eccellenza gastronomica e il peso insostenibile dei costi energetici.
La notizia
Nel vivo della ristorazione britannica, dove l’avanguardia si sposa col rigore tecnico, la notizia della chiusura di Mollis risuona come un rintocco cupo e inaspettato. Alex Bond, l’"alchimista gourmet" già insignito della stella Michelin per il suo celebre Alchemilla a Nottingham, ha annunciato la fine di un esperimento che era riuscito nell'impresa impossibile: nobilitare il pollo fritto attraverso il prisma dell'alta cucina e le vibrazioni della cultura hip hop. Aperto con l'entusiasmo di una campagna di crowdfunding alla fine del 2022, Mollis non era solo un ristorante, ma un manifesto di gastronomia inclusiva. Situato a pochi passi dalla "casa madre" stellata, il locale fondeva sapori audaci e un'atmosfera urbana vibrante. Eppure, neanche il talento cristallino e la popolarità televisiva dello chef, volto noto di Great British Menu, sono bastati a proteggere questa creatura dalle gelide correnti di un'economia che Bond definisce, senza mezzi termini, "truccata". "Il nostro settore contribuisce con miliardi all'economia nazionale ogni anno, ma sembra che, per quanto forte possiamo gridare, nessuno nei palazzi del governo sia disposto ad ascoltarci", ha confessato in recenti dichiarazoni al The Caterer.

Le parole dello chef delineano il ritratto di un settore sotto attacco. Non è la mancanza di visione a fermare le macchine, bensì un cocktail letale di prezzi energetici alle stelle, un'aliquota IVA sproporzionata e l'impennata vertiginosa dei costi delle materie prime. "È la ricetta perfetta per un disastro", confessa Bond, riferendosi a un mercato dove il reddito disponibile delle famiglie ristagna mentre le bollette diventano insostenibili. Sabato 16 maggio si terrà l'ultimo servizio, l'ultima danza tra spezie e cocktail d'autore. Bond si dice orgoglioso del team che ha infuso "anima ed energia" nel progetto, sottolineando come Mollis sia stato molto più di un semplice business: è stato un laboratorio di idee e personalità.


La sua chiusura solleva un interrogativo inquietante per l'intero comparto: se persino l'eccellenza gourmet è costretta alla resa davanti ai costi fissi, quale futuro attende la ristorazione di qualità? Il sipario cala, lasciando un retrogusto amaro. Quello di Alex Bond non è solo uno sfogo, ma un monito: la bellezza della tavola è un patrimonio fragile che l'economia reale rischia di divorare.