Alta cucina

Brasile: fra i nuovi 3 stelle uno “parla italiano”! Ecco i premiati 2026, da EVVAI a Tuju

di:
Elisa Erriu
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Un continente gastronomico intero cambia coordinate nel giro di una sera, e lo fa sotto i lampadari del Copacabana Palace, dove il 13 aprile si è celebrato qualcosa che fino a ieri sembrava rimandato a un futuro indefinito: l’arrivo delle tre stelle Michelin in America Latina. Non una semplice assegnazione, ma un passaggio simbolico che ridefinisce il peso specifico di un’intera scena culinaria.

Foto di copertina: Tadeu Brunelli

La notizia: ecco i nuovi 3 stelle

L’edizione 2026 della Guida Michelin dedicata a Rio de Janeiro e San Paolo segna infatti un punto di non ritorno: per la prima volta, due ristoranti brasiliani raggiungono il massimo riconoscimento. I nomi sono EVVAI e Tuju, entrambi a San Paolo, entrambi già solidi protagonisti della scena locale, ora proiettati definitivamente in una dimensione globale. Non si tratta soltanto di un traguardo individuale. La sensazione è quella di un sistema che si è progressivamente stratificato, fino a trovare una maturità capace di sostenere un riconoscimento così alto. Gli ispettori -conferma la Guida Michelin- lo raccontano senza ambiguità: il numero complessivo di ristoranti selezionati resta stabile a 149, ma la qualità interna continua a evolvere con un dinamismo evidente, alimentato da nuove aperture, contaminazioni culturali e una crescente consapevolezza tecnica. Dentro questo scenario, EVVAI (che vi avevamo raccontato qui prima del recente upgrade) si distingue per una visione che intreccia radici e traiettorie personali. Luiz Filipe Souza costruisce un percorso che mette in relazione Brasile e Italia con una precisione quasi chirurgica, lavorando su elementi che spesso sfuggono alla narrazione più immediata, come la temperatura, trattata non come parametro accessorio ma come componente strutturale della texture. Il menu degustazione “Oriundi” diventa così una sorta di racconto illustrato, in cui ogni piatto è accompagnato da disegni realizzati dallo stesso chef, un gesto che trasforma l’esperienza in un dialogo visivo oltre che gustativo. “Lo stile è una cosa straordinariamente importante quando si sceglie di essere sé stessi nel mondo; questo Luiz Filipe lo sa bene e il suo ristorante è un caleidoscopio di sapori, colori e significati”, scrive Andrea Febo nella nostra recensione.

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Se EVVAI lavora dunque sull’intreccio culturale, Tuju sviluppa invece un discorso più legato alla percezione dello spazio e del tempo. Il ristorante si articola su tre livelli, ognuno con una funzione precisa: l’accoglienza iniziale tra appetizer e cantina, la cucina a vista che si apre come un teatro al secondo piano, e infine un bar sospeso, pensato per dilatare l’esperienza oltre il pasto. Al centro di questo impianto si muove Ivan Ralston, che guida una brigata in gran parte femminile, portando avanti una cucina che lavora per sottrazione, riducendo gli elementi per amplificare la voce della materia prima. Il menu segue il ritmo delle stagioni brasiliane, traducendo in piatti concetti quasi atmosferici: umidità, pioggia, vento, siccità diventano suggestioni concrete, trasformate attraverso tecniche contemporanee che non cercano di sovrascrivere l’ingrediente ma di accompagnarlo. Il risultato è una cucina che appare essenziale solo in superficie, mentre in profondità si muove con una complessità calibrata, capace di restituire il paesaggio senza didascalie. Attorno a queste due nuove tre stelle si muove un sistema che conferma la propria solidità anche ai livelli immediatamente inferiori.

Luiz Filipe Souza
 

Gli altri premi

D.O.M., Lasai e Oro mantengono le due stelle, consolidando una continuità che diventa riferimento per tutta la scena nazionale. Tre indirizzi diversi per approccio e linguaggio, accomunati da una capacità di mantenere standard elevati nel tempo, trasformando la costanza in una forma di autorevolezza. Il livello dei monostella si arricchisce con un nuovo ingresso, Madame Olympe, che porta a 19 il numero totale di ristoranti in questa categoria. Parallelamente, la categoria Bib Gourmand amplia il proprio raggio d’azione, arrivando a 44 indirizzi complessivi con l’ingresso di sei nuove realtà, tra cui Koral e Jiquitaia. Qui il racconto cambia ritmo: la qualità resta alta, ma il linguaggio si fa più diretto, più accessibile, mantenendo però una forte identità legata agli ingredienti locali. In molti casi, la cucina brasiliana emerge in forma più immediata, mentre altrove si intreccia con influenze internazionali, in particolare italiane e giapponesi, che continuano a esercitare un fascino crescente nelle due città. Un altro elemento che emerge con chiarezza è l’evoluzione del servizio. Le brigate di sala mostrano una preparazione sempre più solida, con un’attenzione che si concentra su tempi, tecnica e capacità di accoglienza. Non si tratta soltanto di accompagnare il cliente, ma di costruire un’esperienza coerente, in cui ogni dettaglio contribuisce a creare una memoria positiva e duratura.

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Un piatto di Tuju

La selezione dei ristoranti raccomandati cresce fino a 81 indirizzi, con nuovi ingressi come Kureiji e Sushi Vaz, segnale di una scena in continua espansione, capace di rinnovarsi senza perdere coerenza. Qui emergono format più liberi, contaminazioni più esplicite, una voglia di sperimentare che trova spazio anche al di fuori delle categorie più codificate. Accanto alle stelle e alle selezioni, i premi speciali raccontano un altro lato della gastronomia, quello delle professionalità che costruiscono l’esperienza nel suo complesso. Il riconoscimento come giovane chef va a Pedro Coronha, di 29 anni, che al ristorante Koral sviluppa una cucina centrata sul pesce, lavorato con tecniche come affumicatura e fuoco vivo. Il premio per la sommellerie premia Robério de Sousa Queiroz, figura che ha costruito un percorso solido partendo da una passione scoperta in adolescenza, mentre il servizio trova la sua espressione in Raphael Zanon, capace di coniugare precisione classica e sensibilità contemporanea. Per la prima volta, viene riconosciuto anche il lavoro dietro al bancone, con Anderson Oliveira premiato per una proposta di cocktail che dialoga direttamente con la cucina.

Nel complesso, l’edizione 2026 restituisce l’immagine di un Brasile gastronomico che ha smesso di inseguire modelli esterni per costruire un proprio linguaggio, articolato e riconoscibile. Le tre stelle a Evvai e Tuju non rappresentano un punto di arrivo, ma piuttosto un’apertura: una nuova possibilità di racconto, in cui il territorio non è più soltanto fonte di ingredienti, ma diventa materia narrativa capace di dialogare con il mondo senza perdere la propria voce.

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