Food&wine

“Cani al ristorante? Una risorsa, fanno socializzare i clienti”. Parlano i titolari pet friendly

di:
Sveva Valeria Castegnaro
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copertina cani nei locali

Oltre il pet friendly: quando la presenza dei cani diventa parte integrante dell’esperienza e delle relazioni.

Foto di Big Dog Coffee

Il tema: cani nei locali, sì o no?

Definire un locale “pet friendly”, oggi, suona quasi riduttivo, oltre che un po’ superato. Non si tratta più soltanto di accettare gli animali: sempre più realtà stanno andando oltre questa definizione, con un’attenzione concreta alle esigenze dei cani e al loro benessere, ormai parte integrante dell’esperienza offerta. A raccontarlo sono anche i numeri, come osserva BBC in un interessante speciale sul tema: secondo un’analisi della World Animal Foundation, nel Regno Unito si contano circa 13,5 milioni di cani domestici e il 36% delle famiglie possiede almeno un animale da compagnia. Una diretta conseguenza è il costante aumento di locali, negozi e centri commerciali sempre più propensi ad accogliere i migliori amici dell’uomo, con una sensibilità sempre più sviluppata verso la loro presenza. Ad esempio, Huw Williams (fondatore di Big Dog Coffee e proprietario di una caffetteria a Blackwood, nel Galles meridionale, e un'altra a Merthyr Tydfil, oltre a rifornire di caffè negozi in tutto il Galles) ne è un esempio emblematico. Huw, come molti, nel 2020, in pieno Covid, ha accolto in casa Clyde, il suo labrador color cioccolato, e da quell’esperienza è nata l’idea di aprire un café in cui gli animali sono i benvenuti “senza porsi domande”. Non è mai stata una strategia di marketing per me... ma non avevo idea di quanto avrebbe agevolato la nostra attività. La gente vuole portarli ovunque, presto vorrei portare Clyde in vacanza con me. Un cane è parte della famiglia.

big dog coffee 2
 

Le persone arrivano per un caffè, ma finiscono per socializzare nel locale. Sconosciuti parlano tra loro, e tutto questo è reso possibile dalla presenza dei cani. Abbiamo sempre sottolineato a tutti i proprietari di cani che gli animali devono essere tenuti al guinzaglio e non devono salire sui mobili. Le persone sono ben consapevoli di chi non gradisce la presenza dei cani”, racconta alla BBC. A sostenere questa filosofia è anche Vanessa Ward, 37 anni, esperta di comportamento animale sempre interpellata dalla testata inglese. “L'addestramento si è evoluto ben oltre le basilari regole di comportamento, come sedersi a comando e tenere bene il guinzaglio. C'è un‘enorme aspettativa nei confronti dei proprietari di animali domestici. C'è molta pressione sui cani affinché si comportino bene in in tutti gli ambienti. Mi sentirei a disagio dove Bear, il mio bulldog di 10 anni, non fosse il benvenuto. Ho portato Bear a prendere un tè pomeridiano elegante, ne aveva uno tutto per sé”, dice sorridendo. Agli antipodi si colloca, invece, la testimonianza di Abi Wilson, originaria di Evesham, nel Worcestershire, che soffre di cinofobia da tutta la vita e racconta di non essersi mai sentita “più intrappolata e senza speranza”. “Non esco mai se non sono sicura al 100% che il locale non ammetta cani. Visto che ormai quasi tutti i negozi e le attività commerciali sono aperti ai cani, non ho praticamente più nessun posto dove andare. Non posso entrare in caffè, pub, bar, piccole attività commerciali, negozi... Non riesco nemmeno a uscire di casa per andare in macchina senza sentirmi male e sudare. Sono andata in terapia per combattere la mia fobia fin dall’età di otto anni, ma non c’è stato nulla da fare… Voglio chiarire che non è che non mi piacciano i cani. Non ho niente contro di loro, semplicemente ne sono terrorizzata. Non posso farci niente, eppure ne soffro ogni giorno…la situazione non fa che peggiorare”, spiega sconfortata.  

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Al netto delle fobie reali e spesso invalidanti, che meritano ascolto e rispetto, è difficile ignorare come la presenza dei cani stia contribuendo a trasformare l’esperienza stessa nei luoghi della convivialità. Lo si nota nei gesti più semplici: uno sguardo che si incrocia, un sorriso accennato, una battuta che nasce quasi senza pensarci. Basta lo scodinzolio di un cane per rompere il ghiaccio, creare un pretesto di conversazione, avvicinare perfetti sconosciuti. Intorno a una ciotola d’acqua o a un tavolino condiviso, le distanze si accorciano e il tempo sembra rallentare, lasciando spazio a interazioni più autentiche.

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