The World’s 50 Best Restaurants, polemiche sulla mancanza di garanzie delle visite e anticipazioni

Si avvicina anche quest’anno la premiazione dei 50 migliori ristoranti del mondo, che si svolgerà a Londra il 1 giugno. Per cominciare, abbiamo chiesto alla coordinatrice italiana Eleonora Cozzella di replicare alle polemiche degli ultimi giorni.

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La Notizia

Arrivano le polemiche su The World’s 50 Best Restaurants

Come replichi alle polemiche degli ultimi giorni riguardanti la mancanza di garanzie che i giurati abbiano visitato i ristoranti?

Non mi stupiscono neanche quest’anno le critiche alla classifica dei World’s 50 Best Restaurants Awards.

In fondo tutto ciò che ha risonanza mediatica è sottoposto a questo. Quanto alle critiche ricorrenti sulla mancanza di garanzie che i giurati abbiano effettivamente visitato i ristoranti per cui votano anche questa è ormai ripetuta. Fuor di polemica, temo che sia qualcosa di molto italiano. Noi coordinatori dei diversi panel (che facciamo tutto questo volontariamente), una volta l’anno nei giorni della premiazione ci riuniamo a Londra per esaminare eventuali criticità nel sistema di voto. Sono stata proprio io qualche anno fa a sollevare il problema che le visite fossero provate. Ma mi è stato risposto che non eravamo noi giurati a dover fornire una prova. Perché chi è chiamato in giuria presumibilmente è conosciuto e stimato per la sua professionalità. E soprattutto i votanti garantiscono di aver fatto la visita ed è loro richiesto di indicare la data della loro visita al ristorante. Da questo punto di vista presupporre la malafede, con la pretesa di una ricevuta fiscale, finisce per assomigliare a un’offesa.

Bisogna considerare che i World’s 50 Best Restaurants sono un sondaggio, non una guida. A oltre 900 panelist viene chiesto di indicare i ristoranti che preferiscono. Ecco perché in classifica ci sono locali diversissimi tra loro. In assenza di criteri prestabiliti per votare si esprimono mere preferenze, un po’ come per il Pallone d’oro (e anche in questo caso sappiamo quante polemiche scateni tra i tifosi di calcio). Quindi non è la Bibbia della gastronomia e alla fine tutti mugugnano, tranne chi vince. Poi c’è il problema che determinate aree esercitano una maggiore attrattiva gourmande, per esempio l’America Latina o il Giappone, che dal punto di vista turistico sono mete sempre più gettonate, quindi tendono a vedere sempre più numerosi ristoranti in lista. Soprattutto adesso che le giurie e la classifica sono sempre più diffuse e rappresentative. Mi spiego: prima il SudAmerica aveva un unico panel: 35 persone per tutta l’America Latina. Ma negli anni le regole sono via via modificate per assecondare la maggiore rappresentatività della lista e adesso l’America Latina ha tre panel: America Centrale, Messico e Caraibi, Sud America, Brasile. Ovvio che triplicando il numero dei votanti (com’è giusto in un territorio così vasto) cambiano gli assetti. Lo stesso si può dire per gli Usa, ugualmente forti di tre panel, e per l’Asia (divisa in 5 aree di voto).

Invece la composizione dei singoli panel, non è molto cambiata dal punto di vista delle professioni: figurano in pari misura ristoratori e chef; food writer, giornalisti e blogger; gourmet, noti per il loro frequente viaggiare. Poi le regole sono in continua evoluzione, perché la classifica è nata un po’ per gioco e nessuno forse si aspettava un simile successo, nemmeno The Restaurant Magazine, che l’ha ideata. Prima per esempio le giurie del Sud America e dell’Asia erano unitarie, mentre adesso vengono considerati i singoli paesi. Una questione di giustizia che va a influire sui risultati, favorendo il ricambio.

 

Sarà l’anno dell’italia con massimo bottura? potresti darci qualche anticipazione sulla classifica?

Come voi, apprenderò i risultati in diretta. Nemmeno un’oretta prima, per poter presenziare e scrivere, come accadeva qualche anno fa in cui, sottoposti a stretto embargo, avevamo accesso alle anticipazioni; ora persino le indiscrezioni sono bandite. Ma, siccome i risultati dal 51 al 100 sono già stati divulgati, presumo e spero comunque che chi non è sceso sia ancora dentro.

Un altro interrogativo riguarda il peso effettivo, oltre che mediatico, della classifica. A tal proposito non esistono studi, ma basta chiedere agli chef per ottenere risposte positive, nel senso che, se le guide italiane, L’Espresso in testa, restano punto di riferimento, a livello internazionale ci si muove molto seguendo la classifica dei 50 Best. Sempre più gli appassionati di gastronomia la tengono come punto di riferimento se organizzano un viaggio all’estero. E poi, gli stessi chef, riconoscono che questi clienti sono incredibilmente aperti e curiosi.

Vorrei anche aggiungere una cosa: ho l’impressione che all’estero si siano resi conto che attraverso questo evento gli chef possono diventare ambasciatori nel mondo della loro cultura; in Italia no. Le istituzioni latitano; a nessun console o ambasciatore è mai venuto in mente di coinvolgere in qualche modo gli chef presenti. Nel giorno della premiazione, sapendo che la stampa internazionale e gli addetti ai lavori sono a Londra, alcuni enti (quello del turismo della Costa Brava e l’ambasciata messicana, solo per fare un paio di esempi) organizzano incontri con gli chef dei loro Paesi per parlare dei loro prodotti, delle tradizioni culinarie, delle novità nella ristorazione. A nessun italiano finora è venuto in mente. In questo senso non riusciamo a fare sistema. In Asia e in Sud America, invece, sono entusiasti dell’evento tanto che sono nati anche due “spin-off” e ogni anno si celebrano anche i Latin America’s 50 Best Restaurants e gli Asia’s 50 Best.

 

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