Factory Food Feast, la rivoluzione delle feste del cibo

Un vero e proprio rave gastronomico iniziato nel pomeriggio e terminato all’alba del giorno dopo, che ha mescolato arte, musica, bevande e buon cibo. Un evento straordinario che ha unito chef, produttori, editori e giornalisti del mondo del food.

0
11
L'Evento

Tutti al Factory Food Feast

Un evento più unico che raro, effimero e irreale come un’ombra cinese, solido e concreto come una scultura di bronzo, durante il quale i confini tra spettacolo e spettatori e tra estetica e sostanza erano difficili da individuare.

Anna Morelli e Andrea Salvetti, artefici del Factory Food Feast, hanno saputo mescolare musica, arte e gastronomia – colori primari nella scala cromatica della vita – creando un aristotelico tutto di gran lunga maggiore della somma delle sue parti. Ad accomunarli, la capacità di andare oltre e di essere sempre un passo avanti: lei ha rivoluzionato il modo di guardare agli chef e di concepire la carta stampata, lui quello di guardare al design e di generare scultura. Domenica 10 maggio, un insieme di vecchi magazzini industriali hanno ripreso a pulsare energicamente, dando vita a una festa senza precedenti, iniziata nel tardo pomeriggio e finita a notte fonda. Con maestria di alchimisti Anna e Andrea hanno saputo fondere il calore rassicurante di una domenica in famiglia, la spensierata leggerezza di un aperitivo tra amici, l’estasi profonda della contemplazione artistica, l’edonistico piacere della gola e la follia trasgressiva di un rave party, in un elemento tanto nuovo e straordinario, quanto naturale ed essenziale. Un evento complesso, multisensoriale e caleidoscopico, anarchico nel suo lasciare tanto agli attori quanto agli spettatori della serata, la possibilità di esprimersi liberamente e, al contempo, organizzato ed orchestrato alla perfezione, in un amalgama perfettamente omogeneo di persone ed emozioni.

 

La lista degli invitati contava nomi rilevanti, ma per i presenti l’unica cosa importante era divertirsi. La cornice, il laboratorio di Andrea, era di per sé unica e spettacolare. Dopo aver attraversato un garage e un suggestivo corridoio che pareva sussurrare “Lasciate ogni preconcetto voi che entrate”, si arrivava in una prima sala in cui Dj Tupa era già all’opera, mentre al suo fianco le birre scorrevano e un palco aspettava silenzioso di essere calpestato. Da lì si passava nello spazio principale dell’atelier, dove l’universo di Andrea era invaso da quello di Anna e tra una scultura e l’altra, il cibo, dalla sua forma primordiale a quella più evoluta sembrava aver trovato un nuovo stimolante habitat. Al centro della sala svettava una mezzena di bovino appesa a un gancio, dalla quale Dario Cecchini si approvvigionava per creare la sua tartare, che serviva con le mani, e con le mani andava mangiata, per un’esperienza gustativa la cui gestualità ed essenzialità facevano risuonare echi primordiali. Un rituale simbolico, un passaggio iniziatico quasi necessario per essere ammessi alla festa.

 

Vini naturali, biodinamici e birre artigianali disseminate un po’ per tutto il locale, e sui tavoli in legno costruiti appositamente per la serata, trovavano posto formaggi e salumi di pregevole fattura, tra cui un eccellente prosciutto di Andrea Bertucci dell’Osteria Vecchio Mulino, ricavato da maiali allevati in casa e nutriti con grande attenzione – perché, se l’uomo è quel che mangia, il prosciutto è quel che mangia il maiale.

La festa continuava nel giardino del laboratorio, dove, sotto gli ultimi raggi di sole di un pomeriggio che già profumava d’estate, Cristiano Tomei dell ’Imbuto di Lucca, uomo di poche parole e gesti misurati, grigliava il pesce per mescolarlo a della mozzarella allo zafferano e a freschissime verdure primaverili. Poco distante, Paolo Parisi, risottava nel “Pentolo”, con una salsa di pomodoro, una pasta disegnata e prodotta appositamente per l’evento.

Dopo il tramonto, nell’atelier, Fabrizio Mantovani del ristorante FM di Faenza, compiaceva i presenti con piccoli assaggi dai sapori ben giostrati, come gli involtini di bietola scottata con cipolla marinata nella salsa di soia, lattuga, sale di Maldon e fiore di aglio, mentre colore e gusto si incontravano nel risotto con bietola, piselli e cefalo, rilevato da una polvere di bergamotto.

L’atmosfera era magica, grazie ai produttori che presentavano i loro assaggi e agli chef che si alternavano ai fornelli senza mettere in mostra loro stessi, ma mostrando piuttosto il loro affetto verso i due anfitrioni e la loro voglia di mettersi in gioco. Tanti gli chef presenti, da Oliver Piras a Gianluca Gorini, Paolo Lopriore, Igles Corelli, Valeria Piccini, Aurora Mazzucchelli e Stefania Corrado, Angelo Torcigliani, Lorenzo Lunghi, Lorenzo Stefanini, Maurizio Marsili, Valentino Cassanelli e altri ancora. Diversi anche i musicisti e gli artisti presenti che si sono alternati con diverse performances durante tutto l’evento.

Al calare della notte, le fiamme si sono alzate. In giardino, una brace filosofale, trasformava in oro le carni di Massimo Varrone e Michelangelo Masoni. Damiano Donati del Punto di Lucca, coordinatore dell’evento, giocava con il fuoco di un particolarissimo forno, concepito e costruito da lui e Andrea, ricavato da un antico attrezzo per la selezione dei cereali e da una sorta di pentolone in cui bruciavano vivaci e scoppiettanti fiamme, di cui Damiano si serviva per trasformare delle semplici cosce di pollo in bocconi dalla pelle croccante e speziata. A folla ormai diradata, il girone dei golosi superstiti assisteva al sacrificio di un agnello, disossato da Donati in poche e rapide mosse. L’innocenza dell’animale non è bastata a preservarlo dal suo destino e le sue parti hanno bruciato nell’inferno buono donatino-salvettiano.

Davide Scabin, chef notoriamente eretico, con lo sguardo infuocato di un Lucifero gourmet, trasportato dal fervore della passione creativa, davanti agli occhi stupiti dei presenti, ha gettato delle braci ardenti direttamente nella salsa della bagna cauda, creando un geyser tanto spettacolare quanto gustoso.

Focosa anche la performance della guest band Bones, capace di caricare il pubblico con una sferzata di energia pura e di riempire gli occhi di Anna, mamma rock della chitarrista Carmen, di meritato orgoglio. Le ombre cinesi hanno regalato un istante di impalpabile poesia, divertendo e facendo sognare. Ma questi non sono che pochi dei tanti intensi momenti della lunga notte del Factory Food Feast, e delle molte persone che, con il loro lavoro e i loro prodotti, lo hanno reso possibile.

Con questo evento si è avuta la palese conferma di quanto Lucca sia in fermento ma, soprattutto, meglio di tante parole, si sono raccontati Anna e Andrea, spiegando chi sono e come la pensano. Il Factory Food Feast ha segnato un punto di rottura con il passato e ha aperto la strada a un nuovo modo di concepire le esperienze gastronomiche e artistiche, puntando una luce completamente nuova su quelli che sono i preziosissimi tesori di questo Paese. Spente le luci, rimane la speranza che la loro voglia di raccontarsi resti viva e la consapevolezza di essere in tanti a voler ascoltarli ancora e a volere che le cose si muovano in questa nuova entusiasmante direzione.

Tutte le fotografie sono di Lido Vannucchi

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here