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Sughero, dalla pianta al tappo: come si lavora e perché è super sostenibile

di:
Marco Colognese
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copertina sughero

Un materiale sostenibile e dalla grande versatilità: amico dell’uomo e del pianeta, il sughero svolge un ruolo decisivo per le economie locali, preservando tradizioni antichissime. Dalla pianta al tappo, tutto quello che c’è da sapere sulla produzione.

Il prodotto

Quando si parla di sughero, il primo (e non così di frequente anche l’unico) oggetto che ci viene in mente è il tappo di una bottiglia di vino, anche perché in effetti quello vinicolo ne rappresenta ancora il mercato principale; si pensi che in Italia l’86% dei consumatori ritiene che il sughero naturale sia di per sé un segno di qualità del vino.


In realtà il sughero, in particolare il tappo, trattandosi di un prodotto 100% naturale, porta con sé un’identità decisamente affascinante e fatta di molteplici sfaccettature che per mezzo del riciclo consente di produrre dagli accessori di moda, ai vestiti e alle scarpe, ai mobili e rivestimenti isolanti nell’edilizia. Non solo, perché c’è un artista di Chicago, Scott Gundersen, il quale con i tappi di bottiglie usati ha creato opere in cui ne sono stati utilizzati quarantamila. Anche per l’Apollo 11, la prima missione di allunaggio, è stato impiegato del sughero per l’isolamento.


La maggior parte della produzione di sughero arriva dal Portogallo (primo produttore con il 63% delle esportazioni), seguono la Spagna e poi gli altri paesi del bacino del mediterraneo occidentale tra cui l’Italia. Le foreste da sughero sono considerate uno dei 36 hotspot della biodiversità mondiale, habitat naturale di moltissime specie animali e vegetali. A livello di numeri si parla di circa 200.000 tonnellate, 1,8 miliardi di euro e del 70% dei mercati mondiali delle chiusure.


Le foreste da sughero coprono circa 2,1 milioni di ettari tra Portogallo, Spagna, Marocco, Algeria, Tunisia, Italia e Francia. Il 90% delle sugherete italiane si trova nel nord della Sardegna in Gallura tra Tempio Pausania e Calangianus dove 250 aziende, tra industrie e artigiane, danno lavoro a un numero prossimo a 6.000 persone. La produzione di sughero in Italia riguarda soprattutto i tappi, con approssimativamente 1,5 miliardi di pezzi ogni anno.



Il sughero ha un ciclo di vita che vale la pena conoscere: la corteccia del QUERCUS SUBER L si utilizza da migliaia di anni, fin dai tempi di egizi e babilonesi. Il sughero rappresenta lo strato più esterno e cresce un anno dopo l’altro in un modo che si può assimilare all’accrescimento degli anelli nel tronco: ne deriva una materia unica, di grande leggerezza, poroso, elastico e molto resistente all’usura. La pianta, che cresce in luoghi aridi e minacciati dalla desertificazione, è un sempreverde che può arrivare a 20 metri di altezza e a più di due secoli di vita. La decortica è un processo che segue un rituale antico, di straordinaria lentezza e non semplice, che preserva l’albero, non danneggiandolo né tanto meno abbattendolo.


La pianta per essere decorticata deve avere almeno 25 anni e deve aver raggiunto una circonferenza di almeno 60 centimetri a 130 centimetri di altezza dal suolo; non possono poi passare meno di nove anni prima della successiva operazione, questo per fare in modo che la rigenerazione avvenga in modo da rispettarne i ritmi naturali. L’albero viene spogliato dalla corteccia con un attrezzo simile a un machete con cui personale esperto la incide senza intaccare i tessuti sotto di essa. Gli estrattori, grazie alla loro esperienza, svolgono quella che è una delle attività agricole più pagate al mondo e va detto che nei paesi produttori di sughero del bacino del Mediterraneo Occidentale (Portogallo, Spagna, Italia, Francia, Marocco, Algeria e Tunisia) sono più di 100.000 le persone che dipendono dal settore in modo diretto o indiretto: si creano quindi le condizioni per un’economia locale più stabile e duratura.


Il processo di estrazione del sughero dal momento che nessun albero viene tagliato, è tra i più sostenibili: per ciascuna tonnellata estratta può essere catturata una quantità di carbonio equivalente a 73 tonnellate di CO2 dell’atmosfera. L’operazione di decortica avviene soltanto durante l’estate, quando nascono le nuove cellule di sughero, la cui parete cellulare è ancora tenera.


Il primo sughero, noto anche come vergine, si utilizza soltanto per la produzione di oggetti decorativi o come isolante nell’edilizia. Dovranno passare altri 9 anni per ottenere il sughero secondario e ancora altri 10 per estrarre la qualità migliore (amadia o sughero da riproduzione), da cui si ricava finalmente il tappo intero.



Da qui in avanti la sughera, durante il suo ciclo vitale, potrà subire il processo in media altre 15 o 16 volte. Il sughero subisce quindi una selezione da parte di operatori specializzati, viene fatto stagionare all’aria aperta per almeno sei mesi. Le lavorazioni successive prevedono la bollitura che pulisce, appiattisce e ne aumenta lo spessore. Dopo la stabilizzazione viene tagliato a strisce larghe, dalle quali, attraverso una perforazione laterale, si ottengono i tappi cilindrici in sughero naturale.


Il materiale residuale viene trasformato in granulato con il quale si realizzeranno quelli in sughero agglomerato. La fase successiva prevede la rettifica e una selezione ulteriore attraverso la quale si definiscono le differenti qualità e vengono eliminati i difetti. Subiscono quindi un ulteriore lavaggio e vengono marchiati con inchiostri alimentari oppure a fuoco prima di essere confezionati in buste di plastica con anidride solforosa che protegge dall’aggressione dei microbi.


Al di là di ogni possibile considerazione sulle alternative, il legame tra sughero e vino si dipana lungo i secoli: elasticità, tenuta nel tempo, evoluzione e conservazione garantiscono al prezioso liquido una protezione ottimale con una notevole tenuta del prodotto nel tempo. Secondo una recente ricerca commissionata per conto di APCOR, Associazione portoghese del sughero, i tappi in sughero continuano a essere il leader di mercato per il segmento dei vini premium negli Stati Uniti.



Per Nielsen tra il 2010 e il 2020 le vendite in casse di vini con chiusure in sughero che si attestano tra i primi 100 marchi premium sono aumentate del 97%, rispetto al valore relativo alle chiusure artificiali che si attesta al +6%. Negli ultimi dieci anni, la quota di mercato dei vini con chiusure in sughero che appartengono al segmento premium è passata dal 47% al 67,6%. Non tutti i tappi di sughero sono uguali, perché ciascuna bottiglia ne richiede uno specifico in termini di diametro e di rapporto tra esso e il collo della bottiglia per garantire una pressione costante lungo la superficie. Poi ci sono il tema della lunghezza, qualità e tipologia. Le tipologie di tappi sono 6: sughero naturale, sughero naturale colmatato, da Champagne (corpo di agglomerato e alcune rondelle sulle estremità e diametro superiore), tecnico, tecnico microgranulato e a capsula.




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