Keith Corbin, da criminale di droga a chef di successo: “Così sono rinato”

Rapine, spaccio e malavita, poi la “redenzione culinaria”. Oggi l’ex criminale di droga Keith Corbin è uno chef affermato che crea interessanti commistioni tra il cibo tradizionale dell'Africa occidentale e la cucina californiana. Qui la sua storia.

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La storia

C’è chi frequenta le più prestigiose accademie di cucina, chi è autodidatta, chi impara dalla mamma o dalla nonna e c’è chi, invece, diventa chef in prigione: questo è il caso di Keith Corbin, oggi uno dei talenti culinari più celebrati Oltreoceano. Il carcere entra a far parte della travagliata vita di Corbin ancor prima di nascere; sua madre, infatti, era una detenuta per questioni di droga, costretta a portare avanti la gravidanza tra le sbarre. La storia del piccolo Keith continua con suo zio che lo “utilizzava” per nascondere la droga nel pannolino quando andava a spacciare, tanto da venire poi affidato alle cure dell’adorata nonna Louella, originaria del profondo sud della Louisiana, che con ingredienti poverissimi cucinava per la comunità del quartiere 10-12 ore al giorno.

Crediti Andrea D’Agosto

Con l’adolescenza, però, Corbin viene travolto dalla malavita ed entra a far parte della gang della sua zona, i Crips di Watts a Los Angeles. Le complicazioni nella sua vita aumentano a livello esponenziale: rapine, spaccio e malavita fino a finire in carcere. Se normalmente la detenzione è una tragedia, per Corbin si rivela, invece, la vera e unica opportunità di cambiare vita e rinascere. In prigione, infatti, i turni in cucina diventano per Corbin la sua scuola e comincia a sperimentare e alimentare la sua indole di cuoco. Non solo: viene a contatto con detenuti di tutti i paesi e con le loro culture culinarie, cimentandosi nei piatti più disparati, dal kimchi coreano ai tamales messicani realizzati con patate sminuzzate.

Gumbo vegetariano- Crediti Katrina Fredrick
Katrina Frederick per The Times

Data la poca disponibilità di ingredienti in carcere, la parola d’ordine per Keith è una: inventare. Nel 2014 finalmente Corbin esce di prigione ed ecco la chance della vita: cucinare per LocoL, il ristorante degli Chef Patterson e Roy Choi che offre cibo economico, ma di qualità, nei quartieri difficili di Los Angeles.  Una grande opportunità, non sempre facile da gestire per un ragazzo che sta ancora cercando di disintossicarsi, ma che con la tenacia e la determinazione ha portato Corbin dove è oggi, quale executive del ristorante Alta Adams. Viene inoltre considerato uno dei talenti emergenti d’America.  Alta Adams è guidato da Corbin e il suo ex maestro Patterson, che dopo l’esperienza di LocoL propongono a Los Angeles la loro interpretazione del soul food tracciando il collegamento tra il cibo tradizionale dell’Africa occidentale e la cucina californiana. Il menu che hanno creato a quattro mani unisce i sapori e i piatti del sud ad un’estetica vibrante e un approccio basato sui prodotti.

Alta Adams- Katrina Frederick per The Times

Nonostante il successo e il libro appena uscito “California Soul: An American Epic of Cooking and Survival”, Corbin ammette che ancora oggi soffre di un disturbo post traumatico quando il passato torna a trovarlo: “Ci sono ancora giorni in cui mentre sto cucinando ricevo un messaggio che dice che un altro amico, un altro mio familiare, è stato ucciso nel mio quartiere. Ogni volta, sento la mia pressione salire, percepisco i sintomi del disturbo da stress post-traumatico. Allora sento d’aver bisogno di uscire a prendere un po’ d’aria, e devo ricordare a me stesso di respirare e tornare con la mente al presente, qui e adesso. È proprio questo che intendo quando dico che sarò sempre di Watts”.

Fonte: la.eater.com

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