La miglior porchetta d’Italia non si fa nel Lazio, ma in Sicilia: il New York Times premia lo chef messinese Giuseppe Oriti

La porchetta della famiglia Oriti, proprietaria di una trattoria nel messinese, è stata inserita nella top 5 dei migliori prodotti gastronomici selezionati dal New York Times per il 2021, scalzando il primato della celebre “cugina” romana.

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La notizia

Dopo numerosi riconoscimenti ricevuti nel corso degli anni, quest’anno la porchetta prodotta da Giuseppe Oriti, proprietario della trattoria Il Vecchio Carro vicino a Messina, è stata ufficialmente incoronata miglior porchetta d’Italia dal New York Times che l’ha inserita nella Top 5 delle migliori eccellenze gastronomiche a livello mondiale. Una tradizione tramandata di generazione in generazione nella famiglia Oriti, che ha visto Giuseppe affinare senza sosta la tecnica di produzione della porchetta.

Mio padre Benedetto e mio nonno Cirino erano allevatori generici, cioè allevavano tutti gli animali. Io, nel 1998, all’età di 19 anni, invece, ho deciso di aprire l’agriturismo Il vecchio carro a Caronia, in provincia di Messina, e automaticamente ho maturato l’esigenza di proporre ai clienti delle carni di qualità. Ciò mi ha spinto a creare la filiera del maialino nero di queste zone, seguendo tutte le fasi produttive, dall’allevamento alla preparazione”. L’attività di Oriti è anche della moglie Eliana Carroccetto, chef del ristorante. Per la famiglia di Giuseppe la pandemia non è stata un deterrente, anzi, ha continuato a credere nelle proprie capacità artigianali e imprenditoriali. La struttura ricettiva nata e situata accanto all’agriturismo è sempre aperta ai turisti e inoltre, grazie ai lavori di ampliamento, l’intera attività verrà trasformata in Agri-Resort: il pernottamento, infatti, è accompagnato da una squisita cucina tradizionale, dove il fiore all’occhiello dell’azienda resta la porchetta.

Giuseppe spiega che, dopo la disossatura, la carne si fa prima insaporire con spezie raccolte nell’azienda come rosmarino, finocchietto selvatico, cannella, timo, salvia; poi viene marinata e massaggiata con sale marino siciliano il tempo necessario a farle assorbire i liquidi, fino all’arrivo in cucina, dove viene infornata per dodici ore a bassa temperatura (72 gradi centigradi). Uscita dal forno la porchetta viene abbattuta velocemente e confezionata sottovuoto, con una durata di tre mesi. È un prodotto di nicchia che l’azienda di Oriti vende a pochi utenti e con cui partecipa a fiere ed eventi con un ghiotto panino da streed food.

Un circuito gourmet che trova il suo plus nel metodo di allevamento allo stato semibrado, naturale, senza utilizzare mangimi antibiotici, così l’animale è sottoposto ad uno sviluppo lento-normale e libero. La qualità del prodotto deriva dal cibo con cui lo stesso bestiame viene nutrito, quindi cereali per ottenere un percorso naturale della crescita.

Il momento ideale per la produzione della porchetta è quando il maiale è giovane e attorno ai 15 chili di peso; dopo questa età e il superamento del peso limite, si produce altro: salumi, carne e così via. La cura della lavorazione di Oriti mostra la pazienza di un uomo che ha colto la peculiarità del suo talento. La porchetta più buona nella Penisola adesso è alle porte della Sicilia.

Fonte: balarm.it

Foto: Pagina Facebook Giuseppe Oriti