Lo street food più antico del mondo è in Italia e ha quasi 2000 anni: eccezionale scoperta a Pompei

Un Thermopolium, bottega alimentare a cui si aggiungeva un raffinato street food, con piatti di ogni tipo è riemerso dai recenti scavi a Pompei.

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La notizia

Pompei, la cui storia ha origine dal IX secolo a.C. per terminare nel 79, quando, a seguito dell’eruzione del Vesuvio, viene ricoperta sotto una coltre di ceneri e lapilli alta circa sei metri.  Proprio così, lo street food più antico del mondo è in Italia ed è riemerso nel suo splendore dai lavori delle ultime settimane. Un intero ambiente riccamente decorato di un Thermopolium, bottega alimentare a cui si aggiungeva un raffinato street food, con piatti di ogni tipo.

Ornato da due anatre appese per i piedi, un gallo che pare dipinto in 3d, e un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem. A stupire è soprattutto il ritrovamento nei recipienti del Termopolio di tracce di alimenti che venivano venduti in strada: era infatti abitudine dei pompeiani quella di consumare all’aperto cibi e bevande calde. Una scoperta che restituisce un’incredibile fotografia del giorno dell’eruzione e apre a nuovi studi su vita, usi e alimentazione dei pompeiani.

Dalle prime analisi è confermato come le pitture sul bancone rappresentino in parte, i cibi e le bevande effettivamente venduti all’interno del termopolio: un frammento osseo di anatra è stato rinvenuto all’interno di uno dei contenitori, insieme a suino, caprovini, pesce e lumache di terra, testimoniando la grande varietà di prodotti di origine animale utilizzati per la preparazione delle pietanze. Anche le prime analisi archeobotaniche hanno permesso di individuare frammenti di quercia caducifoglie, probabilmente pertinente a elementi strutturali del bancone.

Ancora, sul fondo di un dolio identificato come contenitore da vino sulla base della bottiglia per attingere, rinvenuta al suo interno, è stata individuata la presenza di fave, intenzionalmente macinate. Apicio nel De re Coquinaria (I,5) ne fornisce il motivo, asserendo che venivano usate per modificare il gusto e il colore del vino, sbiancandolo.

Lo scavo si trova nella Regio V, all’angolo tra il vicolo dei Balconi e la via della Casa delle Nozze d’Argento, dove sono stati fatti gli ultimi lavori di consolidamento. In quella occasione era stata individuata la presenza del Termopolio ed era stata riportata alla luce una prima parte del bancone con uno splendido dipinto a tema mitologico (Una nereide che cavalca un ippocampo e porta con sé una cetra) oltre al balcone che ornava il piano superiore.

A quanto pare nella città sommersa dalla lava vulcanica, locali come questi erano diffusi, nessuno però così conservato. E soprattutto, spiega il direttore Osanna, gli scavi del passato non sono riusciti a recuperare tutti gli elementi sul cibo emersi in questo progetto, al quale ha lavorato un team multidisciplinare di esperti. Nel locale sono stati trovati anche i resti di due uomini e di un cagnolino. Una delle vittime, un uomo intorno ai 50 anni, era disteso su un letto nel retro del locale e potrebbe essere morto schiacciato dal crollo del solaio. Le ossa dell’altro, forse un fuggiasco entrato alla ricerca di cibo, erano invece in un grande vaso, probabilmente infilate lì da scavatori del XVII secolo.

Fonte: Ansa e Il Fatto quotidiano