Le due facce della ristorazione a Pescara: ecco Nole, il bistrot e ristorante di Daniele D’Alberto

La proposta della ristorazione abruzzese cresce anno dopo anno. Lo chef Daniele D’Alberto arricchisce la sua città con Nole, l’insegna dalla doppia anima.

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La Storia

Pare che questa volta lo chef pescarese Daniele D’Alberto abbia trovato la quadra giusta (e permanente). Sarà il tempo a confermare o smentire ma intanto ha portato energia nuova con il suo Nole, nel pieno centro di Pescara. Un doppio locale in uno, sotto la stessa insegna, a dividerli c’è la cucina. L’idea, ponderata e calibrata durante l’intero 2019, ha visto la luce nel novembre dello scorso anno portando a compimento un ristorante e un adiacente bistrot da vivere per le colazioni del mattino, i pranzi, le merende e gli aperitivi. Il nome Nole nasce dall’unione delle sillabe finali dei nomi dei due titolari, Daniele e Pino Della Valle che, con un passato da cuoco, presiede la sala e dona ai clienti la coccola in più di cui si ha sempre bisogno.

D’Alberto è tornato dunque nella città natale dopo avere calcato, a soli trentatré anni, già diversi campi di tutto rispetto: la sua formazione vede infatti presenze da Gianfranco Vissani, Moreno Cedroni, Sebastiano Lombardi al Pellicano, oltre alle avventure personali abruzzesi tra cui la più importante da ricordare è certamente Br1.

Oggi si ritrova ad essere il capo di se stesso, un padre di famiglia e un cuoco con entusiasmo da vendere, posizioni che rendono grande un uomo, importanti tanto quanto la posizione in cui Nole accoglie la propria clientela. In Viale Regina Margherita, cuore della città più importante d’Abruzzo, soddisfa i tanti che già lo conoscevano ma anche parecchi nuovi viandanti che hanno finora trovato in Nole un valido indirizzo che affianca le altre realtà di una città piuttosto pimpante. Di certo un’offerta del genere, così bivalente, non c’era ancora. Sicuro di sé, fiero di tecnica e gusto, D’Alberto ha la grande occasione di imporsi nella scena abruzzese una volta per tutte. E non servono voli pindarici a tutti i costi, basti vedere il successo che sta riscontrando il bistrot scelto da chi vuole un buon croissant fatto e farcito homemade al mattino, un maritozzo alla panna, una gustosa omelette salata quando il sole comincia ad essere più alto, zuppette, fregole, hamburger e insalata per il pranzo, o chi non può fare a meno del predinner con un buon calice accompagnato dalle tapas che il cuoco, sulla scia delle preparazioni del ristorante, sceglie di servire tra crudi, ostriche, gamberi, tonno, carpacci e i lievitati degni di nota.

Ma a concentrare l’attenzione dei più esigenti è certamente la sala, con ingresso a parte, che ospita circa 25 coperti non tovagliati, dove i clienti cenano (da metà settembre verrà effettuato anche il servizio di pranzo) su tavoli in legno, cucina a vista, sobrietà d’arredamento e grande vetrata che dà sulla strada. Le ricette del giovane chef giocano su colori e consistenze, i piatti che ne derivano seguono il suo gusto e quello dei tempi in corso: al momento nei menù c’è tanto pesce, insieme a freschezza e leggerezza, che D’Alberto compra quotidianamente nel vicino mercato coperto di Pescara. Lo stesso vale per le carni e soprattutto per tutto il rifornimento vegetale.

 

I Piatti

I menù, ne compaiono tre, da 4-6-8 corse, cangianti e mutevoli non solo per ispirazione ma per disponibilità della materia prima, appunto. Tra gli ingressi compare il pomodorino con panna acida, la zuppetta di kiwi e scalogno macerato 4-6 ore arricchito con aceto bianco, il battuto di marchigiana, il crudo di scampi bagnati al lime, salsa di mandorle, gocce di salsa di agrume, olive taggiasche e rucola, corrispondenti agli umori dell’estate e forse fin troppo tenui per una partenza da motore diesel.

Il tortello di melanzane e pomodoro, e lo spaghetto in bianco all’acqua di pomodoro, limone e basilico, dove si lavora solo con la mantecatura della pasta e senza olio, danno una sferzata materica in cui va premiata la lavorazione e la scelta delle materia prima, ancora da calibrare la combinazione degli ingredienti per arrivare all’”effetto wow”

Poi, quando il prodotto è di livello si nota, è il caso della pluma iberica (capocollo del maiale Patanegra) marinata in soia e olio, leggermente scottata in padella, servita con salsa di mais e erbe di campo spadellate (a ripercorrere il corso della dieta del maiale).

Nota di merito per i pani: integrale (36 ore di lievitazione), crackers integrale e alla liquirizia, pane bianco, croccante al peperone di Altino, pregevoli. A disposizione anche alcuni classici che lo chef porta con sé da anni come l’anatra o la quinoa, ma il consiglio è di vivere appieno la novità indiscussa pescarese.

Indirizzo

Nole Ristorante

Indirizzo: Viale Regina Margherita, 86, 65123 Pescara

Tel. +39 0854458925

Mail: info@noleristorante.eu