Vacanze gastronomiche ai tempi del covid: l’eccezione di Lisbona con i suoi migliori ristoranti da provare

Tutte le opportunità che offre la scena gastronomica attuale, tra conferme, novità e possibilità per tutti i gusti.

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La Notizia

In questa estate complicata, i cui ritmi sono dettati da distanziamento sociale, mascherine, gel sanificanti e timori diffusi, le agognate vacanze risultano certamente dimezzate e aggravate dalla situazione creata dal virus a livello internazionale. Trovare una meta, fuori dai confini nazionali, che possa in qualche modo soddisfare esigenze di svago, relax e divertimento, ma al tempo stesso garantire condizioni di sicurezza, è tutt’altro che facile. Tra le capitali europee c’è però una eccezione significativa, quella di Lisbona, che forse non a caso è stata prontamente scelta come sede delle finali di Champions League, pur giocandosi le partite a porte chiuse. E in effetti la capitale portoghese, che pure nelle passate settimane ha tenuto d’occhio alcuni quartieri periferici istituendo una sorta di semi lockdown, ha sempre mantenuto il centro storico della città e i quartieri più turistici totalmente aperti, senza neanche l’obbligo di indossare le mascherine per strada, ma solo negli spazi chiusi. Nonostante questo, Lisbona ha sofferto, e soffre tuttora, l’assenza del turismo internazionale extra-continentale (quindi americani, brasiliani e orientali, in primis) e molti degli alberghi e ristoranti stanno riaprendo solo ora dopo mesi difficili. Vale la pena dare un’occhiata a quali sono le opportunità che offre la scena gastronomica attuale, tra conferme, novità e possibilità per tutti i gusti. Ma andiamo per ordine.

MiniBar – José Avillez

Il fine dining ha come esponente di spicco riconosciuto José Avillez che, pur avendo ridimensionato in termini numerici i locali a sua firma, rimane, con l’ammiraglia bistellata di Belcanto, un approdo sicuro per capire l’evoluzione della cucina lusitana degli ultimi tre lustri. Avillez nel 2019 ha spostato di qualche metro la sede originaria del ristorante, che oggi occupa gli spazi di Largo, il vecchio locale di Miguel Castro A Silva, e a inizio luglio è ripartito di slancio con nuove idee e nuovi piatti realizzati tutti qunti nel corso dell’ultimo biennio. Dalla sua c’è sempre un approccio in grado di mescolare con sapienza tecnica e tradizione, dai succosi Carabinheiros impreziositi dall’emulsione di Bulhão Pato (dal nome di un celebre poeta portoghese), con aglio e zest di limone e un porridge di mais, allo strepitoso e croccante Maialino da latte con fave, salsa di peperone e pastel de nata di fragoline di bosco e cannella.

L’ambiente è sempre elegante, il servizio impeccabile e la “tensione” dei piatti molto glocal, in linea con le scelte stilistiche più recenti del cuoco. Certo, a causa della pandemia Avillez ha dovuto chiudere diversi suoi locali a Lisbona, ma alcuni di questi li ha raggruppati all’interno del grande Barrio do Avillez, contenitore gastronomico dove oggi si trovano anche la sua Pizzaria e, soprattutto, l’ottimo MiniBar che ha occupato gli spazi del Beco, il cabaret gourmet finito nel tritacarne di chiusure del Covid 19. Il Minibar però funge da perfetto e stiloso riassunto del mondo di Josè Avillez, con una rimarchevole carta dei cocktail e l’idea di una cucina estremamente versatile e capace di pescare a piene mani in gusti internazionali che vanno dall’India al Medio Oriente, dalla Thailandia fino al Perù. Forse non a caso, visto che alcuni dei locali costretti alla chiusura ispezionavano con curiosità la cucina delle ex colonie portoghesi in giro per il Mondo.

 

The Art Gate – Hugo Candeias

Tra le grandi novità di questi mesi invece non si può trascurare l’apertura di The Art Gate in Largo da Trindade al civico 16, e non lasciatevi confondere dall’assenza di un’insegna o di un logo presenti nella via. Qui basta suonare il campanello che conduce al primo piano dell’edificio e si apre come per incanto una porta che da su uno spazio multifunzione al cui interno si trova una galleria d’arte, un piccolo ed esclusivo hotel di cinque stanze con un design moderno e opere d’arte ad arricchire gli ambienti, e un piccolo ristorante formato da un unico tavolo rotondo che riesce a raggruppare fino a una dozzina di persone. Questa esperienza unica, chiamata semplicemente The Restaurant è nata come pop-up in gennaio (ma poi riaperta a luglio) vede il rientro a Lisbona di Hugo Candeias, giovane e talentuoso cuoco cresciuto alla corte di Albert Adrià all’Hoja Santa di Barcellona, che ha subito saputo imbastire un menu degustazione avvincente e centrato su alcune suggestioni luso-messicane.

 

Con scelte non radicali, sia ben chiaro, ma in un percorso soave e delicato dove il Mezcal incontra la ginja portoghese e la pera Nashi, dove i sapori centroamericani ed esotici rimangono in un elegante sottofondo sin dall’inizio del percorso, con la maracuja e il caffè a fare da apripista. Una bella esperienza che gioca le sue carte sul filo della condivisione al tavolo anche tra persone che non si conoscono, chiamate a raccolta per vivere un viaggio di sottili equilibri. Come dimostrano bene la Tempura di baccalà e la Rana pescatrice con una salsa ai pinoli.

 

Rossio Gastrobar – Joao Rodrigues

Sul versante dei luoghi open air dove dividersi tra aperitivi e cene di qualità, due sono gli indirizzi cui far riferimento senza esitzioni. In primis il Rossio Gastrobar firmato da Joao Rodrigues (lo stellato del ristorante Feitoria, riaperto solo pochi giorni fa) la cui terrazza all’ultimo piano dell’Altis Avenida raccoglie una clientela attenta e ben selezionata, che qui si ritrova per gustare piattini d’autore creativi e ricercati tra comfort food dove la materia prima è di ineccepibile qualità (Rodrigues è un cuoco che ci tiene a valorizzare i produttori locali) e a vivere un ambiente quasi tropicale grazie anche ai cocktail della simpatica e brillante miscelatrice di origini brasiliane Flavi Andrade. La vista abbraccia l’intera città e il tramonto diventa un momento imperdibile della giornata.

 

Seen by Olivier – Olivier da Costa

La stessa sensazione che si può vivere al Seen by Olivier all’ultimo piano del Tivoli Avenida, con i piatti di Olivier da Costa, cuoco manager che in città mette la sua firma a diversi locali. Il Seen, dice bene il nome, è il luogo dove “osservare e farsi osservare”, quindi non manca un contorno fashion e piuttosto modaiolo tra i clienti, ma poco importa, perché quello che conta qui è l’ottima carta dei cocktail curata da Lucas Jacques e una cucina versatile e ricca, che punta molto sull’esibizionismo gourmet, tra ostriche, sushi, ispirazioni di cucina internazionale (anche italiana), wagyu e caviale. In sottofondo c’è la musica curata da diversi deejay e, all’esterno, gli ammiccanti tavolini per cene al chiaro di luna.

 

Praia no Parque – Lucas Azevedo

Se però siete amanti dal sushi e della cucina giapponese e dintorni, l’esperienza da non perdere a Lisbona è all’interno del ristorante Praia no Parque, nei giardini di piazza Marques de Pombal. Ma bisogna prestare un po’ di attenzione una volta superata la porta d’ingresso. La sala principale infatti è certamente perfetta per i carnivori e per chi è alla ricerca di solide porzioni di bistecche, ma è il banco del bar, quindi con alcuni sgabelli sui quali accomodarsi,  segnare la svolta nipponica. Questo è il regno privato di Lucas Azevedo, con ogni probabilità il sushi master più celebrato in città, che dopo aver lasciato il ristorante Bonsai, situato nel frenetico quartiere del Barrio Alto, e aver dato vita ad alcuni progetti pop-up di breve durata, oggi affonda qui i suoi coltelli tra pesci freschissimi, per dar vita a un sequenza di sashimi, nigiri, usuzukuri e temaki da leccarsi i baffi. La cifra qualitativa dell’esperienza passa attraverso l’attenzione per i dettagli, che ovviamente dettagli non sono. Dalla temperatura di servizio del riso all’utilizzo di rafano freschissimo fino alle marinature delicate e alla salsa ponzu che accompagna il pesce, Lucas Azevedo sa il fatto suo, lascia ottimi ricordi e la voglia di tornare presto a fargli visita.

 

Epur – Vincent Farges e 50 Seconds – Filipe Carvalho

Poi, per chi invece segue l’evolversi delle tavole Michelin, l’ultima annata ha dato soddisfazione a due cucine in particolare. Quella del francese Vincent Farges all’Epur e del portoghese Filipe Carvalho al 50 Seconds. In entrambi i casi è arrivata, meritatamente, la prima stella, con alcuni distinguo stilistici. Nel primo caso si è andati a premiare la solidità di un cuoco che conosce bene l’ambiente portoghese e che qualche soddisfazione se l’era già tolta i tempi della sua permanenza nel ristorante di Fortaleza do Guincho. Oggi Vincent Farges è autore di una cucina francese precisa e dai contorni più light, espressione di modernità che lascia intatti sapori ben definiti senza voler calcare troppo la mano.

Diverso invece è l’approccio di Filipe Carvalho, che nello spettacolare ristorante ospitato in cima alla torre Vasco da Gama, nel quartiere del Parco delle Nazioni, in parte rappresenta la cucina del celebre Martin Berasategui (è lui a firmare il 50 Seconds), ma poi riesce anche a mostrare carattere e personalità quando si tratta di costruire un menù dai contenuti meno iberici, scegliendo una materia prima in buona parte proveniente dal mercato locale.  Un bel connubio che, in città, tra gli addetti ai lavori, ha già fatto circolare l’idea di una seconda stella “veloce” da attribuire prossimamente al 50 Seconds.

Infine un consiglio per chi non si vuole allontanare troppo dal centro cittadino. Nella Piazza del Commercio con vista sul Tago, tra tanti ristoranti acchiappaturisti si può scegliere il Can the Can. Nato qualche anno fa con un concept originale (come dice il nome, venivano presentati piatti realizzati seguendo la tradizione secolare delle conserve in scatola portoghesi, con sardine e sgombri, ad esempio), oggi il ristorante si è mosso con forza verso un’idea di sostenibilità e riduzione sensibile degli sprechi. Come? Con l’utilizzo integrale del pesce, anche di specie meno note. Tra i piatti in carta divertono il foie gras di Rana pescatrice, il burro delle Azzorre con bottarga affumicata, il sugarello e la Muxama di Tonno. Quest’ultima è un filetto di tonno essiccato  e salato, definito non  caso il prosciutto dell’oceano. Una bella proposta, non banale, nel mare magnum di indirizzi ormai destinati al turismo mordi e fuggi. In questo caso, invece, senza esitazioni diciamo Yes, We Can!